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Parco naturale Paneveggio - Pale di S. Martino

Civetta capogrosso - Foto di Maurizio Paladin
Civetta capogrosso - Foto di Maurizio Paladin

Fauna

Val Vanoi

Nelle zone prative e nelle radure del bosco, in primavera non è difficile avvistare il capriolo (Capreolus capreolus). Un animale legato all'esistenza di prati falciati è la lepre comune (Lepus europaeus) la cui presenza, nel Parco,è circoscritta alla Val Canali e alle pendici delle Pale. A quote superiori ai 1300 metri vive, diffusamente in tutto il Parco la lepre (Lepus timidus).
Tra i carnivori, il più diffuso è sicuramente la volpe (Vulpes vulpes), animale opportunista per eccellenza, riesce a sfruttare le più disparate risorse alimentari a seconda della disponibilità.
Il tasso (Meles meles) è il mustelide che si trova più frequentemente nel territorio del Parco. Interessante è la presenza del genere Martes con le specie faina (Martes foina) e martora (Martes martes). Negli ambienti detritici e nei boschi d'alta quota dei basamenti dolomitici si può incontrare facilmente la salamandra nera o alpina (Salamandra atra), rara fino a qualche anno fa.
Negli ambienti d'alta quota è padrone incontrastato il camoscio (Rupicapra rupicapra). Sono luoghi amati anche dall' aquila (Aquila chrysaetos),il rapace predatore che nidifica negli anfratti rocciosi delle Pale e del Lagorai.
Il simbolo della fauna del Vanoi è certamente la lince (Lynx lynx), la cui presenza è stata ripetutamente segnalata. La specie si era estinta in queste zone alla fine dell'ottocento, a causa della caccia incondizionata e delle modificazioni dell'ambiente operate dall'uomo sul territorio.
Ai margini delle zone prative si trova l'habitat adatto al francolino di monte (Bonasa bonasia),il tetraonide forestale per eccellenza, che nidifica mimetizzandosi sul terreno. Alla vita agropastorale è legata la coturnice (Alectoris graeca), un fasianide che ha conosciuto negli ultimi decenni un forte calo, dovuto principalmente all'abbandono della montagna da parte dell'uomo, con la conseguente scomparsa della maggior parte delle sue zone di svernamento.
A quote superiori, in aree appartate della Valsorda e della Valzanca, nidificano anche il gallo cedrone e il fagiano di monte (Tetrao tetrix). I boschi e le radure del Vanoi sono anche terreno di caccia di parecchi predatori alati. Tra gli Accipitridi menzioniamo la poiana (Buteo buteo) e il falco pecchiaiolo (Pernis apivorus). Un osservatore poco attento può facilmente confonderli per la somiglianza di forme e colori; frequentano entrambi il Parco soprattutto nel periodo primaverile ed estivo.
L'astore (Accipiter gentilis) e lo sparviere (Accipiter nisus) sono due rapaci che per la loro conformazione fisica riescono a cacciare anche nel fitto del bosco.
L'unico rappresentante dei Falconidi è il gheppio (Falco tinnunculus), che si nutre di insetti e microroditori, perlustrando il territorio con la caratteristica postura denominata dello “spirito santo”, durante la quale l'uccello riesce a mantenersi in volo in modo stazionario.
Il gufo reale (Bubo bubo), assieme all'aquila reale, è l'unico superpredatore alato presente nel Parco. Nella dieta di questo grosso rapace notturno rientrano le più disparate specie animali. Di dimensioni nettamente inferiori troviamo l'allocco (Strix aluco) e il gufo comune (Asio otus). Il primo è sostanzialmente forestale; il secondo arriva qui esclusivamente per riprodursi, mentre in inverno migra verso aree con temperature più clementi.
Sono presenti anche la civetta capogrosso (Aegolius funereus), così denominata per le proporzioni testa-corpo, e la civetta nana (Glaucidium passerinum), la più piccola e meno notturna di questi rapaci, che spesso fa sentire il proprio richiamo alle prime luci del giorno. Presso i muretti a secco non è difficile trovare rettili innocui come il colubro liscio (Coronella austriaca), mentre tipicamente legata agli ambienti umidi è la natrice (Natrix natrix). Attenzione comunque anche ai rettili velenosi: la vipera comune (Vipera aspis) si trova in zone soleggiate e sotto i 1200 metri di quota, mentre ad altitudini superiori si trova il marasso (Vipera berus), spesso in livrea melanica.
Tutta la fascia boschiva del Vanoi e dell'intero Parco è popolata anche da microroditori. Da una ricerca condotta all'interno del Parco sulle popolazioni di micromammiferi arboricoli e terragni è stata accertata la presenza di ben 13 specie di roditori e 6 di insettivori. Lo scoiattolo (Sciurus vulgaris) è presente in tutte le zone boscate e lo vediamo saltare da un albero all'altro con estrema agilità per sfuggire ai predatori. Il ghiro (Glis glis) in condizioni particolari può danneggiare in modo sensibile i boschi di conifere a causa della sua propensione ad alimentarsi della corteccia delle cime degli alberi nel periodo primaverile. Sono presenti pure il moscardino (Muscardinus avellanarius), il driomio (Dryomys nitedula) e il topo quercino (Elyomis quercinus). Caratteristica è la presenza in queste specie di una lunga e più o meno folta coda. A parte lo scoiattolo, hanno perlopiù abitudini notturne e nella cattiva stagione cadono in un profondo letargo per sfuggire ai rigori invernali. Possiamo ricordare anche l'arvicola delle nevi (Microtus nivalis) e l'arvicola rossastra (Clethrionomys glareolus). Tra gli insettivori: la talpa (Talpa europaea), il toporagno alpino (Sorex alpinus) e il toporagno acquaiolo di Miller (Neomys anomalus), specie ancora poco conosciuta, che, al contrario di quanto può far pensare il nome, si può trovare anche lontano dall'acqua.
Tra i Corvidi si possono osservare il corvo imperiale (Corvus corax), il gracchio alpino (Pyrrhocorax graculus), la cornacchia (Corvus corone) con entrambe le sottospecie: cornacchia nera (Corvus corone corone) e cornacchia grigia (Corvus corone cornix).

Foresta di Paneveggio

La nostra attenzione è sovente attratta dal rumore caratteristico del picchio. Vi sono nelle foreste del Parco cinque specie di Picidi accertate; ricordiamo il raro picchio tridattilo (Picoides tridactylus), del quale si è scoperta la presenza da pochi anni, e il picchio nero (Dryocopus martius), più frequente abitatore delle peccete. Ma fra la ricca avifauna possiamo ricordare anche varie specie di Silvidi come il regolo (Regulus regulus) e la capinera (Sylvia atricapilla); di Paridi quali le cince (Parus); di Turdidi come la cesena (Turdus pilaris), la tordela (Turdus viscivorus); inoltre il merlo acquaiolo (Cinclus cinclus), assiduo frequentatore dei corsi d'acqua e il rampichino alpestre (Certhia familiaris), caratteristico per la capacità di arrampicarsi sui tronchi eseguendo una linea elicoidale.
Non è difficile, tra l'enorme varietà d'insetti, riconoscere i grossi nidi, fatti di ramoscelli e aghi di conifera, della formica rufa (Formica rufa), che è presente in tutte le peccete del Parco. È questa una specie ritenuta di grande importanza nei sistemi boschivi per la sua attività di “spazzino” e di predatrice d'insetti.
L'incontro con il cervo (Cervus elaphus) è immediato per chi entra nel territorio del Parco dalla Val Travignolo. Ne ammiriamo un gruppo, in un grande recinto nei prati di Paneveggio, non lontano dal Centro visitatori.
Solo da poco più di trent'anni il cervo popola di nuovo la foresta di Paneveggio; da decenni era ormai estinto nel Trentino orientale. Nel 1957 un nucleo di tre cervi (un maschio - a cui era stato dato il nome di Marco - e due femmine, provenienti dall'alta Val di Sole e dal Feltrino) fu ospitato in un primo recinto allestito presso la cantoniera di Paneveggio dall'amministrazione delle foreste demaniali. Da questo gruppo si originò un nucleo che nel 1963 contava una dozzina di capi.
Da quel “rilascio” fortuito ha avuto origine la popolazione di cervi di Paneveggio e dell'alta Val Travignolo, diffusasi recentemente in buona parte del Trentino orientale: oggi si contano oltre 500 esemplari nel Parco (anche nel Vanoi e nella valle del Cismon). Dal recinto di Paneveggio, ampliato a circa 6 ettari, ogni anno vengono prelevati esemplari che servono per il ripopolamento di altre zone protette; nella foresta, invece, non sono stati più rimessi in libertà altri capi.
Non è facile vedere questi animali fuori dal recinto; si tratta infatti di una specie molto elusiva, in grado di far perdere le proprie tracce per quasi tutto l'anno. Nel periodo degli amori, però, i maschi fanno sentire la loro presenza con l'emissione di versi caratteristici - i bramiti - che riempiono il silenzio del bosco nelle fredde notti autunnali.

I porfidi del Lagorai e di Cima Bocche

Fra le pendici del Dossaccio e Malga Lusia una suggestiva porzione della foresta è eletta a Riserva speciale del gallo cedrone (Tetrao urogallus). Scomparso dalla maggior parte delle foreste delle Alpi, questo tetraonide vive con densità discrete in Trentino-Alto Adige, dove sembra che trovi condizioni idonee per la propria sopravvivenza.
I laghetti ospitano il tritone alpino (Truturus alpestris), che nel periodo degli amori assume una livrea molto appariscente, con colorazione bluastra nella parte superiore e arancione sul ventre.

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