Luoghi
Il campanile di Curon Venosta
Fonte: Passo di Resia
Il campanile di Curon Vecchia
È il soggetto più scattato di tutta la Val Venosta. Costruito intorno alla fine del 1300 separato dalla chiesa è rimasto a ricordo di quanto avvenuto negli anni 1949/50 ed è sotto la tutela dei monumenti.
PERCHE IL campanile è nel lago?
Premessa
L'alta Val Venosta era già nel secolo scorso, con i suoi tre laghi naturali, meta privilegiata per i turisti. La nuova storia di questo campanile, risalente al 14° secolo, è iniziata quando, l'ingegnere Josef Duile di Curon, alla metà dello secolo scorso attuò il suo progetto, di abbassare il livello del "Mittersee" (anche noto come Lago di Curon) sanando lo sbocco del Rio Carlino, e contemporaneamente ricavando del nuovo terreno agricolo.
Questo progetto fu poi sospeso a causa di una catastrofe naturale avvenuta nel 1855 quando con il crollo della cateratta del "Mittersee" furono devastati i paesi di Burgusio, Clusio, Laudes e Glorenza. Il progetto poté essere ripreso e realizzato solamente nel 1858.
La storia contemporanea
Tutto però si sviluppò in modo completamente diverso.
Un bacino artificiale per la produzione di energia elettrica era il progetto successivo, sviluppato quando ancora questo territorio era parte dell'impero austro - ungarico. Il governo italiano (dopo la prima guerra mondiale, nel 1919, il Tirolo fu diviso con il Trattato di St. Germain, e il Sud Tirolo, cioè l'Alto Adige, annesso dall'Italia) nel 1920 riprese il progetto per un innalzamento del livello dell'acqua del lago di circa 5 metri. La dimensione di questo progetto non era tanto preoccupante perché non aveva un immediato impatto sui paesi Curon e Resia.
Ma nel 1939 lo Stato concesse al consorzio "Montecatini" la costruzione di una diga alla riva sud del "Mittersee", la quale doveva permettere un innalzamento dell'invazo fino a 22 metri. La popolazione dei paesi di Curon e Resia che avrebbero sofferto la loro scomparsa a causa di tale progetto, non venne minimamente consultata. Con l'inizio della seconda guerra mondiale il progetto fu temporaneamente abbandonato. Gli abitanti dell'alta Val Venosta credettero che il progetto del bacino artificiale fosse sepolto per sempre. Nel 1947 peró, sbalordendo le popolazioni dei due paesi, la "Montecatini" annunció l'immediato proseguimento della costruzione del lago artificiale.
La popolazione di Curon e Resia, in testa il parroco Alfred Rieper, cercarono di azionare tutte le leve politiche possibili per impedire una prosecuzione dei lavori. Persino un colloquio col Santo Padre in Roma, per ottenere un ripensamento del governo italiano rimase al pari senza esito, come lo fu la rivolta davanti all'ufficio della "Montecatini" a Resia. Disperatamente la popolazione dovette assistere alla cacciata senza riguardi della loro terra, dalle loro case e fattorie.
La fine giunse nell'estate del 1950. Le cateratte vennero chiuse e l'acqua del lago salì giorno dopo giorno fino a sommergere 677 ettari di terra. 150 famiglie circa vennero così private della loro esistenza;la metà diqueste furono costrette a emigrare. I risarcimenti per questo danno furano molto modesti. Gli abitanti di Curon furono provvisoriamente alloggiati in baracche all'uscita della Vallelunga. Il successivo inverno portò ancora più tristezza e dolore e anche odio verso i responsabili; si ricordi che la gente fu privata della base della propria esistenza. Non meno di 411 ettari di terreno fertile furono sommersi solo a Curon. A Resia vennero costruite velocemente delle case, prima dell'arrivo dell'inverno, dove anche alcune famiglie di Curon trovarono rifugio.
Un aspetto terribile, per la gente del posto, che dovette assistere alla distruzione delle proprie case, delle chiese, dei beni culturali, fu che ciò che la guerra non aveva distrutto, venne travolto dai voleri di un gruppetto di personaggi avidi, i quali, senza alcuno scrupolo, maltrattarono una minoranza in modo brutale. La ripresa della vita fu molto dura per la gente di Curon e Resia.
Oggi il campanile è qua,in mezzo al lago, come un accusatore muto, un monumento per dei dolori causati ingiustamente.
L'unico pezzo rimasto in vita, per ricordare il pittoresco paesino di Curon. Il campanile è stato messo sotto la protezione delle belle arti ed è divenuto il simbolo della gente di Curon.
Un piccolo "restauro" ambientale è stato fatto solamente 25 anni dopo il fatto grazie a un piano di risanamento delle rive e la conseguente riconquista di alcuni ettari di terreno agricolo.
Oggi a più di 50 anni di distanza, ci sono ancora delle ferite non pienamente guarite, anche se l'alta Val Venosta è ritornata a essere un centro turistico. Appena, in piena estate, la piena d'acqua copre le cicatrici del bacino, per i turisti si presenta un ambiente pittoresco. I campi pieni di fiori, il clima fresco dell'estate attira tuttora, come una volta, una massa di turisti. In inverno, data la sicurezza della neve e le piste ben preparate, l'alta Val Venosta è sempre più una meta per le ferie.
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Il villaggio di Chevrère in Valsavarenche
Questa minuscola frazione del Comune di Introd si trova aggrappata sul versante orientale di Valsavarenche, in corrispondenza della strettoia iniziale di questa valle, un paio di chilometri oltre la frazione di Buillet.
Sino alla fine degli anni '50 del secolo scorso la strada di Valsavarenche percorreva questo versante, partiva da Villeneuve e, attraverso le frazioni Champlong prendeva quota e poi effettuava un lungo traverso orizzontale fino a Chevrére da cui poi, saliva a Molere. (nella guida del Gran Paradiso CAI-TCI di F. Chabod, edizione 1963 questa strada è ancora descritta come percorribile, oggi è solo una pista carreggiabile: "Da Villeneuve m. 685 la vecchia strada parte dalla cospicua piazza in cui si trovano Chiesa parrocchiale e monumento ai Caduti, e sale sul fianco destro della valle con numerose giravolte, attraversando la frazione di Tsanlon desò (Champlong Dessolus=Campolungo sottano) e Tsanlon d'amon (Champlong Dessus=Campolungo soprano), poi s'inoltra quasi pianeggiante nella stretta di Pereia, a grande altezza sopra il torrente. Sempre in piano giunge alla squallida frazione di, km. 6, Chevrère m. 1120, poi sale, km. 7,8 a Molère. Questa strada è ormai praticvamente abbandonata per l'apertura della nuova strfada carrozzabile che, passando per Introd e Buillet risale la spoda sinistra orografica della valle fin sotto Molère dove, con un buon ponte in muratura, ritorna sulla sponda destra"...). La strada attuale fu aperta intorno al 1960; per raggiungere Chevrère ci si stacca da essa con una breve ripida e stretta diramazione che scende ad attraversare il torrente e termina in uno spiazzo davanti alle poche case della frazione.
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Stamattina in Pugnalt
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Macina da estrarre
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Madesimo (SO)
Già che eravamo in zona, siamo stati a vedere la cascata a Madesimo, che si trova appena all'inizio del paese ai primi parcheggi e percorrendo la vecchia strada, ora in disuso, per circa 750 metri, come indicato dalla segnaletica. La raccomando per chi va a Madesimo.
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Montespluga (SO)
Prima gita del 2011, purtroppo per vari problemi non abbiamo potuto iniziare prima, ci rifaremo. Queste immagini sono state fatte per far vedere le bellezze dell'alta Valchiavenna in provincia di Sondrio.
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Monsuffietto (Canavese, Provincia di Torino, Piemonte)
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