martedì, 14 febbraio 2012
Login

Il Gran Zebru ... senza la meringa

Scheda
Foto: 
Il Gran Zebru ... senza la meringa
Autore: 
Giovanni Consigli
0
0

L'impressionante "cicatrice" testimonianza di quello che era "la meringa" pochi giorni dopo il distacco avvenuto nella notte del 5 giugno 2001. Proprio sulla verticale del canale che scende dalla cicatrice si scorge, in ombra, la sagoma del Rifugio Coston (Hinterergrathutte). Ecco qui il commento di Franco Brevini apparso il 12 giugno 2001 sul Corriere della Sera:

«Il Gran Zebrù senza «Meringa» SOLDA (Bolzano) - Blocchi di ghiaccio grandi come auto o di più, come case. E' quello che resta della «Meringa», l' immensa cornice di ghiaccio crollata la settimana scorsa dalla vetta del Gran Zebrù. Sembra impossibile che questa discarica, che si allunga come una zampata sulla Vedretta di Solda, fosse il candido cappuccio divenuto l' emblema della più bella montagna dell' Ortles-Cevedale. «E' accaduto di notte - dice Olaf Reinstadler, il capo delle guide alpine di Solda -. Chi si è svegliato, dice che è stato come un tuono. E al mattino, lassù sulla vetta, al posto della Meringa, c' era quella macchia nerastra». Il Gran Zebrù incombe immenso sulla valle. Alto 3.859 metri, da qualsiasi lato lo si guardi appare come una piramide rivestita di ghiacci. A 3.300 metri, poco più di cinquecento dalla vetta, l' azione devastante del crollo appare ancora più spaventosa. Sembra che una gigantesca fresa abbia scavato la più maestosa parete del Gran Zebrù. La Meringa ha spazzato tutto quello che ha incontrato sulla sua traiettoria. Ora un solco di ghiaccio nerastro e di rocce sbriciolate si allunga fino al ghiacciaio. In alto è rimasto solo un frammento di una cinquantina di metri, che sporge adunco nel cielo quasi nero. «La Meringa crolla ogni quaranta-cinquant' anni - spiega Reinstadler -, l' ultima volta accadde negli anni Sessanta. Ma allora fu solo una metà a venire giù. D' altronde è inevitabile. La Meringa è formata dal vento di sud, che fa ricadere la neve sulla parete. Quando il peso dell' edificio nevoso si fa eccessivo, la cornice si stacca». A scalare per primo il Gran Zebrù fu, nel 1854 uno studente di teologia. Si chiamava Stefan Steinberger, partì dallo Stelvio nella notte, realizzando un' impresa ancora oggi degna di rispetto. Ma alcuni hanno sollevato dei dubbi e ritengono che la prima vera ascensione sia stata condotta a termine dieci anni più tardi dagli inglesi Buxton e Tuckett con due guide. Anche il nome di questa leggendaria piramide, che si innalza nel cuore del Parco Nazionale dello Stelvio, è controverso. Sembra derivi da una voce celtica, che significherebbe pressappoco «roccaforte degli spiriti». In tedesco la vetta si chiama però Königsspitze, «cima del re», ma sembra che le sue forme maestose c' entrino poco. A causa di una miniera esistente sulle sue pendici, i ladini chiamavano la montagna «Mont dal cunicl». E quel «cunicolo» a orecchie germaniche evocò könig, «il re». Invece, la prima scalata della «Meringa» fu realizzata nel 1956 dal salisburghese Kurt Diemberger. Ci vollero due tentativi, volò anche nel vuoto rimanendo appeso ai chiodi, ma alla fine riuscì a risolvere l' ultimo problema alpinistico dell' Ortles-Cevedale. «Quella crollata l' altro giorno era una Meringa immensa e meravigliosa - ricorda Reinstadler -. Un castello pensile lungo cento metri e alto altrettanto. Peccato. Potremo rivederla uguale solo quando saremo vecchi».

Autore