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Dialogo con la montagna

di Marco Andreis

Autore:

La montagna - © 2007 Massimo Martini
La montagna - © 2007 Massimo Martini

L’uomo sale lungo il sentiero nel bosco; sale adagio, osserva, ascolta, ogni tanto si ferma, immobile, si guarda intorno e poi riprende il cammino.
Poco alla volta, il bosco, prima misto, diventa un bosco di castagni, poi di faggi, poi di larici e di abeti, poi ancora gli alberi lasciano il posto ad ampi pascoli, prati disseminati di massi dove solo più qualche pino cembro resiste alle intemperie.
La pendenza del sentiero diminuisce, davanti all’uomo si allarga un pianoro, al cospetto della montagna: magri declivi erbosi, balze rocciose, forre, precipizi, cascate e laghetti incastonati come pietre preziose, sfasciumi, pietraie, e poi, più su, neve e ghiaccio e oltre, soltanto il cielo.
L’uomo fa qualche passo, si avvicina ad un masso, si siede, guarda lontano, respira profondamente, chiude un attimo gli occhi, rilassa le sue membra, svuota la mente ed ascolta.
Ascolta la voce del silenzio, quella voce che dà un senso di ronzio nelle orecchie.
Poi, pian piano, dalle balze rocciose, scende un sibilo leggero, quasi un alito di vento, che però vento non è.
E’ la voce della montagna.

Lo so! Però in certe situazioni, in certi posti, le parole sono inutili. Bisogna lasciare parlare quello che ci circonda, ascoltare il silenzio e le cose che ha da dirci, ascoltare le voci che vengono dal profondo di noi stessi e che troppo spesso tacitiamo, ascoltare i suoni della natura, ascoltare le voci che sono nel vento; e poi lo sai, come ha detto Goethe: "I monti sono maestri muti e formano allievi taciturni"

L’uomo si alza, si sente bene, si sente un po’ rinato, volge ancora lo sguardo tutto intorno e cerca ancora la voce della montagna.
Una curiosa, leggera nebbiolina sale lungo i canaloni, come spinta da un alito di vento, che però vento non è! La montagna sta ritornando a se stessa; forse, chissà, tornerà a parlargli; o forse si è trattato della sua immaginazione.
No.
Non era solo immaginazione; ma non lo racconterà; non è sicuro che verrebbe capito!
Adesso scende; lungo ampi pascoli, prati disseminati di massi dove solo qualche pino cembro resiste alle intemperie, poi nel bosco; scende adagio, osserva, ascolta, ogni tanto si ferma, immobile, si guarda intorno e poi riprende il cammino.
Poco alla volta, il bosco, prima di larici e abeti, diventa un bosco di faggi, poi di castagni, poi ancora un bosco misto, poi la pendenza del sentiero diminuisce, fino al piano.
L’uomo si sente diverso; ora sa che quello che sente dentro è vero, reale, ora sa che la montagna esiste dentro di se, nel più fondo della sua interiorità.
Lui deve solo ascoltarla!



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