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Autore: René Desmaison Titolo originale: 342 heures dans les Grandes Jorasses Anno di pubblicazione: 1973 Recensione di: |
11 febbraio 1971: René Desmaison e Serge Gousseault intraprendono la direttissima
della Punta Walker (4208 m) sulle Grandes Jorasses, nel massiccio del Monte
Bianco. E' una prima assoluta, per di più invernale.
René Desmaison è un uomo maturo, un mito dell'alpinismo: la sua vita è divisa
tra il mestiere di guida a Chamonix e quello di conferenziere in tutta la
Francia. Serge Gousseault ha solo 23 anni, ma vanta già un considerevole palmarès
di scalate tecnicamente impegnative: gli manca solo una grande invernale.
La scelta della meta è dovuta al fato: giunti alla base delle Grandi Jorasses
si accorgono che lo Sperone Centrale è già occupato da un'altra cordata partita
con un giorno di anticipo; non resta che la Walker, 1200 metri di granito
e ghiaccio lisci ed insidiosi, strapiombanti ed animati da continue scariche
di neve e sassi!
La salita è dura, tecnicamente difficilissima, le condizioni ambientali estreme,
anche se prevale quasi sempre il bel tempo. Pensavano di procedere più spediti,
ma ad un bivacco ne sussegue un altro, sempre meno confortevole. Salendo recuperano
i chiodi, ma ciò non sempre è possibile. A valle cresce l'agitazione dei familiari
anche perché si interrompono i contatti radio ed il tempo cambia.
17 febbraio: Serge tradisce i primi sintomi di cedimento. Sono a circa 200
metri dalla vetta, i viveri scarseggiano, i chiodi pure, una corda è spezzata:
è l'inizio della fine in un crescendo di emozione che inchioda il lettore
alla poltrona fino alla conclusione della vicenda grazie all'intervento dell'elicottero
di Alain Frébault.
In parete si muore, fa parte del gioco, ma la pagina nera dell'alpinismo è
stata scritta a terra grazie ad un vortice di malintesi, rivalità, ripicche,
formalismi assurdi e forse anche incompetenza nel ricoprire posti di grande
responsabilità. Una pagina triste che ha tardato molto ad essere voltata e
che, probabilmente, per taluni protagonisti restò per sempre aperta. Di certo
non l'ha letta o scritta Serge Gousseault perché il 22 febbraio 1971 è morto
di sfinimento ad ottanta metri dalla vetta, dopo undici giorni in parete.
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