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Autore: Stephen Alter Anno della prima pubblicazione: 2002 Editore: Ponte alle Grazie, Milano Pagine: 336 Prezzo: 16,00 € Recensione di: |
“L’induismo è spesso descritto come la religione che considera
sacra ogni forma di vita, ma è anche una fede ispirata al pragmatismo,
con tante eccezioni quante sono le regole”: così recita, quasi
al termine del viaggio, il pellegrino che narra in prima persona il suo camminare
lungo le strade che costeggiano la nascita del Gange, il grande fiume sacro
dell’India.
Stephen Alter è figlio di missionari, nato e cresciuto in India, e
la sua scrittura immerge subito in un mondo in cui il tempo cammina con un
passo diverso dalla frenesia tecnologica. Il cammino in cui ci avventuriamo
insieme all’autore è l’antica strada dei pellegrini, risalendo
la corrente del Gange per raggiungerne le quattro sorgenti principali, un
viaggio noto come Char Dham Yatra.
Senza orologio, il pellegrino moderno si giova però di tessuti tecnici,
scarpe solide, spirito aperto, e ci trascina nella continua scoperta di piccole
realtà che, attraversando le regioni del Garhwal e dell’Uttarakhand,
fanno rivivere gli antichi miti affiancati dall’inesorabile avanzare
della modernità.
Nella piccola quotidianità del viaggio, che Alter decide di percorrere
a piedi, si incontrano persone e tipi che, di volta in volta, rispecchiano
un diverso aspetto della multiforme popolazione indiana. I sacerdoti di guardia
presso un tempio in rovina chiedono un’offerta per sé, oltre
all’obolo lasciato alla divinità: due donne, fermatesi a sedere
pochi minuti sulla strada verso casa, consigliano il viaggiatore sul percorso
da seguire; gli escursionisti che frequentano Dodi Tal; i venditori di tè
nei chioschi lungo la strada, la lotta di Vimla e Sunderlal Bahugana che protestano
contro la nuova diga di Teri… Tutto si succede lungo la strada asfaltata
che comincia a raggiungere i villaggi più antichi, modificandone le
abitudini e le tradizioni con l’arrivo di auto, autocarri e turisti.
Alter spesso scova, coraggiosamente, il sentiero nascosto o franato degli
antichi pellegrini: quelli moderni ormai si lasciano trasportare dagli autobus
oppure si affidano ad agenzie di viaggio. Qualche vecchio dal passo lentissimo
o sostenuto da giovani parenti spezza la monotonia.
Non mancano le voci dei cervi abbaianti o delle scimmie che popolano questi
bassi monti che a malapena raggiungono i mille metri, nani ai piedi dell’Himalaya.
Stephen Alter intitola in modo suggestivo i suoi quattri viaggi alle sorgenti
del Gange, effettuati tra l’agosto 1999 e il giugno 2000: “La
ricerca”, “Esperienze”, “Riflessione”, fino
a “Trascendenza”, in cui si narra dell’ombelico di Shiva
e del regno di Vishnu. Il pellegrinaggio si svolge su più piani: nel
cammino del viaggiatore, attraverso le persone incontrate, nell’unione
con la natura che in certi punti si rivela come il vero regno delle divinità,
gelosamente conservate in templi antichissimi. Il patrimonio spirituale dell’India
si svolge come una stoffa preziosa, passo dopo passo, “alla ricerca
dei legami sottili e misteriosi tra l’esperienza umana, le narrazioni
mitologiche e la storia naturale” e con un buon glossario essenziale
in fondo al libro.
Al termine del lungo pellegrinaggio, presso il tempio di Badri Vishal, sulla
riva occidentale della Vishnu Ganga, il lettore, insieme all’io narrante,
vorrebbe essere trasportato dritto in cielo, eppure i piedi restano ben piantati
in terra: allora ci si rende conto che la meta ha meno importanza del viaggio
in sé, che la narrazione e le storie di uomini e dèe ci hanno
conquistati più della curiosità di arrivare in fondo al libro.
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