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| Cultura / Recensioni |
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Autori: Sandro Lovari e Antonio Rolando Anno della prima pubblicazione: 2004 Editore: Bollati Boringhieri, Torino Prezzo: 30,00 € Recensione di: Maurizio Bergamini |
Molti di noi saranno rientrati dalle vacanze (che io mi auguro trascorse in montagna) con nella mente e nella fotocamera alcuni ricordi indelebili riguardanti degli incontri con dei protagonisti della vita sul nostro pianeta non appartenenti alla nostra specie. Alcuni dei lettori avranno anche cullato l'idea di approfondire questa conoscenza occasionale e, specie se giovani in età scolare, si saranno domandati quali competenze e quali attrezzature siano necessarie per dedicarsi allo studio sul campo di taluna o talaltra specie animale, nella prospettiva di un futuro da scienziato della natura.
Ora è disponibile un manuale completo, scritto da due docenti universitari, che spalanca una finestra su di un orizzonte sterminato: impossibile infatti esaurire l'argomento in un solo libro. Si spazia dalla storia dell'etologia alla strumentazione tecnica, dall'etica della ricerca alla etoecologia alimentare, senza dimenticare le nozioni di raccolta ed analisi dei dati. Lo studente e/o l'appassionato potranno trovarvi gli stimoli giusti per approfondire le loro conoscenze grazie anche ad una bibliografia di 250 titoli. Trattandosi di un manuale scientifico a tutti gli effetti, questa G uida allo studio degli animali in natura , si indirizza in modo particolare all'universo studentesco almeno di livello liceale ed agli appassionati di pari formazione.
Non credo che vi sia possibiltà di restare deluso: ognuno potrà concentrarsi sui capitoli che più lo interessano. Si comincia dall'uomo delle caverne, che osservava gli ungulati per ricavarne le migliori strategie di caccia, e che seppe trasmettere ai posteri le sue conoscenze tramite le pitture murarie. «Lo studio in natura delle società animali dimostra che territori di gruppo, cooperazione fra individui, combattimenti fra gruppi rivali, autoritarismo, limitazione delle nascite, omosessualità ed egoismo non sono invenzioni del solo genere umano. Naturalmente occorre molta cautela nell'estendere alla società umana le conclusioni raggiunte per altre specie non umane, ma queste possono esserci utilissime per comprendere quella».
«La corretta gestione del patrimonio naturale è inoltre una necessità di primaria importanza per la salvaguardia dell'ambiente in cui viviamo». E, io mi auguro, il numero delle persone che identificano il problema ambientale come uno dei principali a cui la nostra società deve saper dare una risposta nel più breve lasso di tempo possibile, è in costante aumento.
Gli autori dunque non si sottraggono alle loro responsabilità di cittadini del pianeta Terra e dedicano più di un capitolo alla necessità di un corretto approccio intellettuale da parte dello studioso alla "materia" Natura. In primo luogo l'etica della ricerca, che in pratica rientra nella più grande famiglia della bioetica, che «cerca di indentificare quei valori e quelle norme che dovrebbero guidare l'agire umano, controllando così l'intervento della scienza e della tecnologia sulla vita e sulla biosfera».
I concetti e le eventualità prospettate e velocemente discusse sono diversi: dal "furto" di idee e metodologie tra gli scienziati stessi, fino alla necessità della cattura di alcuni animali, che in determinati ed estremi casi verrebbero "sacrificati", cioè uccisi. E' facile intuire come a fronte di certe tematiche il dibattito potrebbe accendersi in modo piuttosto vigorso, così come è successo anche in materia di introduzione di specie non autoctone, cosa che sovente ha procurato guai seri, costringendo poi gli studiosi a valutare la successiva eticità dell'eradicazione della specie intrusa, che è tale non per colpa sua, ma per quella dell'uomo.
L'ultimo capitolo è quello che ci proietta nel futuro della scienza in ambito naturalistico: la conservazione e la gestione della fauna, o , più in generale, della natura stessa.
«Una delle sfide più impegnative che l'umanità dovrà affrontare nel nuovo millennio è probabilmente quella di conservare il massimo della biodiversità o, più correttamente, della diversità biologica (...) attraverso modalità compatibili con il mantenimento delle attività umane».
Ancora una volta si possono aprire le cataratte della discussione: gestione faunistica e/o del territorio, prelievo venatorio, aree protette, tutela degli ecosistemi locali, sostenibilità economica e ricadute sulle popolazioni. Ognuno sceglierà il proprio filone di interesse ed approndirà l'argomento secondo le proprie inclinazioni e capacità. Ma almeno prima avrà ricavato da questa Guida allo studio degli animali in natura una prospettiva a 360° sulla problematica dello studio del cosiddetto “regno animale”, un minimo di nozioni di base perchè per una volta il proprio angolo visuale non risulti “ottuso”, secondo una definizione letteraria, piuttosto che geometrica.
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