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Autore: Davide Longo Anno di pubblicazione: 2004 Editore: Marcos Y Marcos, Milano Pagine: 205 Prezzo: 13,50 € Recensione di: |
Dicono che l'autore di questo libro sia in qualche modo legato al celebre scrittore Alessandro Baricco ed alla sua “scuola di scrittura creativa”. Non so se la cosa corrisponda a realtà, ma di certo è plausibile: ritroviamo in queste pagine la stessa prosa smozzicata, gli stessi periodi volutamente elementari, che caratterizzano spesso lo stile dell'arcinoto scrittore torinese. Ne hanno forse dettato in parte il successo, ma non per questo il pubblico dei lettori è unanimemente costituito da suoi estimatori (stilisticamente parlando).
Di una cosa possiamo invece essere certi: chi ha scritto questo romanzo conosce bene i ritmi ed i meccanismi della vita di un paesino di montagna, nonché il territorio in cui si svolge l'azione. Ed in questo caso il “terreno” ha la sua valenza, che sia esso reale o immaginato come tale.
La storia, una sorta di noir, per quanto non tocchi nessun estremo orrore criminale, è comunque sordida, in netto contrasto con l'immagine idilliaca che molti turisti nutrono nei confronti dei villaggi di montagna (salvo poi ritrovarne qualcuno sulle prime pagine dei giornali per vicende di “ordinaria follia”). Le collettività dipinte da Longo sono in pieno disfacimento sociale e morale. Paesi abitati da persone che non si parlano per abitudine e/o per vecchi rancori, famiglie disgregate con figli privi di veri valori, mentre su tutto e tutti, invece del quieto e positivo silenzio della riservatezza piemontese, si stende un velo di lugubre omertà. Un paio di improbabili intermezzi dedicati al sesso, secondo il più trito dei cliché editoriali e la trama è fatta...
“Un bel disastro!” verrebbe da pensare leggendo quanto sopra. In parte è proprio così, ma da un altro punto di vista il libro ha un considerevole pregio: quello di portare alla ribalta della narrativa un territorio che finora non ha goduto della giusta considerazione, quasi vi fosse ben poco da dire. La montagna ed i suoi abitanti sono stati i protagonisti di generi letterari che li coinvolgevano loro malgrado, in modo particolare i cosiddetti récits d'ascention , ovvero le cronache degli scalatori, tutte in qualche modo celebrative, dai toni più o meno epici, mentre le storie della quotidianità hanno spesso interessato solo gli etnografi.
Se non esiste una letteratura alpina, come scrive Enrico Camanni su L'Alpe n° , esiste comunque una realtà montanara fatta di luoghi e di persone. Ognuno è libero di leggerla e raccontarla a modo suo. L'importante è strapparla all'abbinamento con gli acquerelli di Turner e far sapere al mondo che essa ancora resiste, pur soffrendo di mille problemi: infatti lotta anche contro se stessa per non essere travolta da una pseudo-modernità che cerca di “spianare” tutto: gusti, sentimenti, interessi, culture.
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