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Il monaco inglese

Il Monaco Inglese - Valeria Montaldi - © 2005 Rizzoli Editore

Autore: Valeria Montaldi

Anno della prima pubblicazione: 2006

Editore: Rizzoli, Milano

Pagine: 460

Formato:

Legatura: Brossura

Prezzo: 18,50 €

Argomento: Narrativa

Recensione di:

L'autrice di questo intrigante romanzo storico, la milanese Valeria Montaldi, è certamente un'amica di Inalto: uscita infatti la sua nuova fatica, si è immediatamente prodigata per farcela conoscere. E noi, per tutto ringraziamento ci siamo golosamente lanciati nella lettura.

Come per il suo primo romanzo, Il mercante di lana, di cui Inalto ha parlato ben cinque anni fa, la prima impressione che si ricava è quella di uno studio attento dell'ambientazione storica, che si traduce nel calare la vicenda non tanto nel medioevo degli eroi della letteratura cavalleresca, quanto in quello della quotidianità, popolato in prevalenza di povera gente, quella che doveva far quadrare la propria esistenza confrontandosi con la malnutrizione, la scarsità di igiene, l'inefficacia della scienza medica, la violenza ed i soprusi delle classi privilegiate, i pregiudizi di ogni tipo. E' però la gente che ha popolato un'epoca, ha combattuto le guerre, ha edificato pezzo per pezzo le grandi opere giunte fino a noi, ha tramandato il sapere quotidiano sul come procurarsi di che vivere, anche se è il popolo di cui oggigiorno ignoriamo praticamente tutto.

In quest'ottica possiamo dire che la vicenda narrata è al tempo stesso antica e moderna: vecchia come il mondo perchè narra dell'umanità e delle sue passioni, nobili o miserabili che siano, equamente divise tra i protagonisti a prescindere da loro status sociale; moderna per la sua costante attenzione alla realtà più intima e meno ostentata, quella che "solo Dio saprà giudicare" e che invece gli uomini non sanno (o sovente non vogliono) vedere. Intrighi e violenze, amore e compassione si mescolano ed al lettore non resta che rincorrere il finale, o meglio, i vari finali che legano o separano i vari personaggi.

Frate Matthew, Aimone il castellano di Graines, l'abate Arnolfo, il mercante Birago, la mamma Petra... loro come tanti altri vedono le loro vite svoltare, talvolta radicalmente, nel corso della narrazione. Ma lo sconvolgimento generale segue un filo logico, infatti, apposta per noi che viviamo otto secoli dopo, l'autrice ha saputo far aleggiare un refolo di modernità: «Che i tuoi superiori capiscano o meno la tua scelta non è poi così importante: nessuno può costringerti a proseguire su una strada che ti è stata imposta tanti anni fa quando, poco più che un ragazzo, non avevi alcuna possibilità di rifiutarla». Non so quanti "notabili" medievali avrebbero potuto pronunciare simili parole, dopo che erano nati e cresciuti in un mondo che faceva della fedeltà ad una gerarchia precostituita (risalente fino a Dio stesso) il fondamento di ogni rapporto sociale ed interpersonale, anche se i sempre più numerosi studi storiografici sulle vicende di vita comune ci dimostrano che un certo pragmatismo non è un atteggiamento esclusivamente contemporaneo.

Nel nostro caso, però, siamo di fronte ad un'opera letteraria, non ad un saggio di critica del costume, perciò, tenuto conto che alcuni nomi presenti nel racconto provengono effettivamente dalle cronache del XIII secolo, possiamo legittimamente lasciare che la fantasia inglobi anche tutti gli altri protagonisti, li rimescoli per bene e ci conduca assieme a loro in un mondo talmente reale da sembrare fantastico.

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