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| Cultura / Recensioni |
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Autore: Marco Aime Anno della prima pubblicazione: 2005 Editore: Bollati Boringhieri, Torino Pagine: 181 Formato: Legatura: Brossura Prezzo: 16,00 € Argomento: Guide Recensione di: |
Al momento di stendere queste brevi riflessioni l'estate, almeno qui in montagna, sembra volgere al termine. Ecco dunque che il pensiero va a quanti hanno come di consueto passato un periodo di vacanza in un luogo diverso rispetto a quello di residenza abituale, a quanti, cioè, hanno fatto i turisti.
L'incontro mancato proposto dall'antropologo Marco Aime è proprio tra i turisti e gli altri, dove per "altri" il più delle volte si intende la popolazione "indigena", a prescindere che questa appartenga o meno a paesi considerati esotici. Ci si domanda dunque che cosa cerca il turista in quel suo muoversi altrove. E la risposta è che quasi sempre il turista cerca ciò che è già sicuro che gli verrà propinato e che quindi corrisponde all'immagine preconfezionata che si è costruito in mente grazie alle letture personali ed ai cataloghi dei tour operator. Il turista in genere è colui che in Africa si gode le danze tribali disinteressato al fatto che esse siano svolte invece da studenti universitari che cercano così di "arrotondare" e che hanno appositamente compendiato una coreografia completamente slegata dalle circostanze rituali vere e proprie, con tempistiche concentrate adatte al mordi e fuggi. Ma anche nelle nostre città d'arte il turista è un'entità avulsa: basta vederlo viaggiare con guida e cartina, sempre in ansia per riuscire "a vedere" qualche cosa. Ma tra un punto ed un altro della cartina che cosa c'è? Per il turista nulla; per i residenti la casa, il lavoro, la vita. E se manca un punto da raggiungere sulla cartina? Se "non c'è nulla da vedere"?
E poi le guide... Sono veramente dei mediatori culturali o non sono forse loro a creare l'esotico a tutti i costi? «L'immagine della guida come ponte tra due culture è un'immagine idealizzata. In realtà la guida vende immagini, informazioni, contatti, souvenir, accesso, autenticità, ideologia e talvolta anche se stessa».
Ma l'esotico esiste anche da noi: quanti turisti cercano sulle nostre montagne il perduto idilliaco rapporto uomo-natura? La vita contadina di un tempo è diventata bene culturale e congelata nei musei etnografici: il turista cerca le tracce di un certo passato, indipendentemente da quale presente abbia intorno. «A creare molti di questi musei, come abbiamo potuto rilevare nel corso di un'indagine svolta sull'arco alpino occidentale, sono in genere persone originarie del posto che, per lavoro o per studio, hanno abbandonato il paese recandosi temporaneamente o definitivamente in città, e che tentano di rivitalizzare l'identità locale riproponendo, tramite i musei, la vita del passato. Si avverte in queste iniziative un disagio nostalgico e un desiderio di ricuperare le proprie presunte radici recise al momento dell'esodo. (...) Non sono i contadini ad allestire i musei contadini; i contadini non devono ricostruire o riaffermare la propria identità: i contadini "sono" contadini».
In questa riflessione a 360° sul viaggio e sul viaggiare c'è posto anche per il "turismo responsabile", quello simile al commercio equo-solidale, e che necessita di una maggiore conoscenza delle problematiche locali e sovente di un certo spirito di adattamento. Sicuramente è un approccio migliore che non il tutto compreso ben inquadrato alla giapponese, ma «occorre riconoscere che i destinatari della ricaduta di questo percorso siamo noi, più che i nativi che andiamo a visitare. Si tratta di un percorso proposto e seguito da noi, insomma: un'altra idea del Nord per il Nord».
Fare il turista è dunque un esercizio difficile. La lettura di questo libro non ci libererà di tutti i nostri pregiudizi nè ci garantirà un futuro di superiorità intellettuale rispetto alle masse, ma di certo ci può far riflettere su molti atteggiamenti mentali sbagliati, nei quali siamo cascati tutti, anche l'autore, ma che si possono correggere o semplicemente accettare con coscienza grazie alla capacità che ognuno di noi ha nello studiare la realtà che ha intorno.
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