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Anno della prima pubblicazione: 2000 Autore: Andrea Gherzi Editore: Centro Documentazione Alpina Caratteristiche: 215 pagine, Lire 19.000 Euro 9,81 Recensione di: |
Il sottotitolo "Musicisti e alpinisti tra vette e pentagrammi" ben racchiude il contenuto
di questo libro, pubblicato dal pianista e compositore Andrea Gherzi: la montagna è
il filo conduttore di tutte le 215 pagine, ma è il pentagramma il vero terreno di confronto
su cui si sono misurate generazioni di autori, alcuni anche alpinisti.
Per ben apprezzare questo vasto lavoro, sarebbe preferibile avere una qualche
dimestichezza con il linguaggio musicale ed avere una netta predilezione per la
musica classica. Ciò non significa che si tratti di un'opera per iniziati, ma di certo non
è un qualcosa che si possa affrontare senza essere ben motivati. Se da un lato, come dice
l'autore stesso: "qualche termine (riguardante l'analisi musicale o l'orchestrazione) compare,
specie durante l'esame di alcune partiture", dall'altro sono innumerevoli gli spunti
interessanti anche per il comune lettore, che coltivi un suo personale interesse al mondo
dei suoni ed alle curiosità storiche riguardanti i grandi compositori del passato
(per la verità il volume è tanto vasto da raggiungere con il suo excursus anche il movimento New Age).
Il percorso coperto dall'autore è enorme: si parte dal Ranz des vaches, l'antica melodia
popolare del Vallese (che vedremo poi ritornare in numerosi autori) e dall'Alpenhorn, il simpatico
corno svizzero (quello lungo lungo delle cartoline o delle pubblicità un po' stucchevoli),
per analizzare in seguito la produzione sul tema montano dei più grandi autori dell'Ottocento:
Beethoven, Mendelsson, Schumann° e via via tanti altri musicisti, noti e meno noti al grande pubblico,
alcuni dei quali si scoprono essere stati dei veri amanti della montagna (più raramente degli
alpinisti). « Quando, sulla strada verso la sua casa, il mio sguardo si posò sulle Hollengebirge,
le cui immobili pareti rocciose facevano da sfondo ad un paesaggio altrimenti così
leggiadro, Mahler disse: "Non ha proprio bisogno di guardare, ho già messo tutto in musica" ».
Particolarmente significativa ed esplicativa è anche la citazione che il Gherzi fa de La mia vita
di Julius Kugy, concertista ed alpinista triestino vissuto a cavallo tra il XIX ed il XX
secolo: « che cosa ha inciso più profondamente nella mia vita, la musica o la montagna?
Credo che senza starci a riflettere dovrei rispondere: la montagna (°) direi quasi che
soltanto sui monti cominciò la mia vera comprensione per la musica ».
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