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| Cultura / Recensioni |
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Autore: Enrico Camanni Anno della prima pubblicazione: 2003 Editore: CDA&VIVALDA, Torino Collana: I Licheni Pagine: 168 Prezzo: 12,00 € Recensioni di: |
Un piacevole romanzo da leggere tutto d'un fiato che ruota attorno alle esperienze
ed ai ricordi di una giornalista di nome Chiara. Ambientato principalmente
nella piccola città di Ivrea, il romanzo ci riporta, attraverso le
vicessitudini della protagonista, all'epoca della contestazione studentesca
ed operaia ed al conseguente conflitto interiore che subentrerà in
lei con il passare del tempo e dell'età.
Nel libro la montagna non è al centro della narrazione, ma nonostante
questo, riesce ad essere sempre presente ed a rappresentare un “tassello”
importante nella vita di Chiara. Sarà proprio lei (che non sembra essere
amante delle escursioni in montagna), a cimentarsi, anni più tardi,
nell'ascesa del Cervino. Questa esperienza, diventerà un ricordo indelebile
che, per motivi differenti, la farà sentire più vicina ai due
uomini della sua vita...
Camanni ha saputo descrivere in maniera talmente efficace i sentimenti di
tormento e passione della protagonista da indurmi a pensare (anche per la
meticolosità nella descrizione dei luoghi) che il romanzo fosse autobiografico.
Sembra che l'autore racconti un'epoca e degli eventi che ha vissuto e che
l'hanno segnato per tutta la vita, invece, non è così, dato
che la protagonista è una donna ed è nata prima dell'autore.
Per tutte le persone che conoscono il Canavese e la Valle d'Aosta sarà
piacevole ripercorrere con la mente i luoghi che li accomunano con la protagonista,
mentre coloro che non conoscono questa realtà alpina, dopo la lettura
avranno sicuramente voglia di scoprirla.
s.b.
La notte del Cervino è un romanzo d'amore, anzi, di molti amori. Ognuno di noi ha i suoi. Anche Chiara, la protagonista e narratrice del romanzo, ha i suoi e li condivide con noi lungo un percorso di vita che copre un arco di diversi molti anni. Lo sfondo però resta sempre lo stesso: Torino, Ivrea e le montagne che le circondano, dall'austera Serra fino all'imponenza del Monte Rosa. E poi, più lontane, le altre cime della Valle d'Aosta e, a seguire verso sud-ovest, tutto il cerchio delle Alpi Cozie.
Chiara è una giornalista con un passato burrascoso di studente/attivista politico nella sinistra, come si diceva un tempo, “extraparlamentare”. La vita e quel particolare fenomeno chiamato “riflusso” ne hanno fatto una cronista di provincia, impiegata in un tipico giornale locale, solitamente più interessato al pettegolezzo che all'approfondimento dell'informazione. Perciò le è rimasta addosso una sensazione di incompiutezza relativamente alla propria esistenza: voleva la rivoluzione e la sua generazione non ha potuto realizzarla; avrebbe voluto amare il padre, ma il destino glielo ha tolto troppo presto (o forse sufficientemente presto perché lei potesse rendersi conto di quanto lo amava); avrebbe voluto amare Francesco, il suo direttore, ma non ha avuto il coraggio di liberarsi del passato e del suo carico di conflittualità e, perchè no, di odio. Ci domandiamo dunque “chi” Chiara sappia veramente amare e se esso/egli esista nella realtà. La risposta alla sensibilità del lettore.
Posso però anticiparvi la mia: Chiara mi appare come il prodotto di una cultura falsamente alternativa all'individualismo piccolo borghese ante '68. «Mi hai detto che ti sentivi in colpa perché stavi con tuo padre invece che con gli operai, e tradivi la rivoluzione. Hai detto anche che non ci sono alibi che tengano, perché tutti hanno un padre malato, o una nonna demente, o un amico impasticcato, e così va a finire che si tradisce sempre». Ma davvero la politica e la rivoluzione devono annullare l'individuo? Non sarà che come in tutte le cose si deve trovare un equilibrio fisico e mentale per non farsi travolgere, perché questa è la nostra sola vita ed abbiamo il diritto di viverla? Certe rivoluzioni non hanno al centro la società e la sua positiva evoluzione, ma il rivoluzionario e le sue alchimie mentali.
Chiara infatti vorrebbe vivere i suoi amori, ma non ci riesce appieno, perché non sa abbattere l'egoismo che la mette al centro di ogni situazione: non sa rinunciare a qualcosa di suo in favore dell'altro/i, facendo un mezzo passo in direzione del prossimo per poterlo sommare all'altro mezzo passo che le viene fatto incontro. Ognuno per sé, specchio della nostra società formata sempre più di “single”, incapaci di comunicare con sincerità e chiusi nel proprio universo, come quegli pseudo-rivoluzionari che, dagli anni Settanta ad oggi, si arrogano la pretesa di lottare per un popolo che di loro non sa nulla e nemmeno li vuole fra i piedi.
Cosa c'entrano le montagne in tutto ciò? Semplicemente fanno da sfondo in qualche modo “attivo”. La passione per l'alpinismo riunisce alcuni protagonisti e, come spesso abbiamo sperimentato nella nostra vita reale, lassù in alto molte volte gli esseri umani si tolgono la maschera e rivelano qualcosa di veramente intimo. La montagna è un luogo senza tempo, dove i sentimenti trovano cuori disposti ad ascoltarli, se non a secondarli. Forse perché l'andare a piedi per i monti ci mette “nudi” di fronte alla Natura ed il silenzio circostante deve in qualche modo essere rimpiazzato da altre voci, inevitabilmente interiori.
m.b.
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