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Titolo originale: Sky Burial Autore: Xinran Anno della prima pubblicazione: 2004 Editore: Sperling & Kupfer, Milano Collana: Diritti e Rovesci Pagine: 218 Formato: Legatura: Pinzato Prezzo: 20,00 € Argomento: Narrativa Recensione di: |
L'autrice di questo romanzo, Xinran, è ormai una scrittrice cinese di successo, trapiantata a Londra, e, anche alla luce del suo precedente lavoro, La metà dimenticata, è considerata dai media internazionali come un'interlocutrice autorevole nel caso si debba parlare della condizione femminile nel gigante dell'Estremo Oriente.
In questo racconto, che si vuole autenticamente accaduto (e non c'è motivo di dubitarne), la “cinesissima” Xinran si scontra contro una realtà che non immaginava nemmeno esistere all'interno della propria nazione: il Tibet e la sua identità.
Attraverso le avventure della protagonista Shu Wen è prima di tutto la scrittrice stessa e poi il lettore, che si accostano ad un mondo sconosciuto, non solo per la sua imponenza naturalistica, quanto per l'inaspettata pregnanza della spiritualità nella vita quotidiana tibetana. Era il tempo in cui l'esercito della Repubblica Popolare Cinese avanzava nel Tibet per “liberarlo”, forte della propria superiorità tecnica e della voluta totale ignoranza della propria opinione pubblica su cause, ragioni ed effetti di ciò che stava accadendo. I soldati di Pechino pagavano un pesante tributo di sangue senza capire perchè coloro che dovevano essere liberati si ostinavano ad opporre una tenace resistenza, amplificata in patria da miti e leggende orribili.
Una giovane coppia di medici cinesi viene separata dalla guerra. Lui parte al fronte e viene dichiarato morto con una di quelle laconiche comunicazioni che solo la burocrazia riesce a rendere così crudeli e vuote. Lei non si rassegna, si arruola e parte per il Tibet con in testa solo la propaganda del regime e nel cuore un amore infinito per il suo neo marito scomparso.
E' l'inizio di una ricerca trentennale, che trasformerà inevitabilmente la persona di Shu Wen, come solo il tempo e la meditazione interiore sanno fare. Dopo averla incontrata anche Xinran non è più la stessa: «Shu Wen tacque, ma io non riuscivo a smettere di arrovellarmi il cervello mentre tentavo di comprendere sia la sua trasformazione da ventiseienne cinese a sessantenne buddista, sia il rapporto fra natura e spiritualità e l'influenza dei grandi spazi aperti e silenziosi. Mi chiedevo quanto lei avesse perso e quanto guadagnato dall'esperienza, e non potevo che ammirare la sua determinazione, la sua forza e il suo amore».
Probabilmente il Tibet oggigiorno non è più quello descritto nel romanzo, o almeno non lo sono più le città ed i principali agglomerati, ma per gli amanti della montagna e dei grandi spazi quanto possibile incontaminati questa terra è pur sempre mitica. Anche la nostra percezione dei fatti bellici è praticamente univoca: la simpatia per un popolo oppresso, conquistato dallo straniero e non difeso dalla comunità internazionale è generale. Perchè dunque rigirare il coltello nella ferita? Per la lezione che la protagonista Shu Wen ci offre: ascoltare e comprendere (o almeno provare a farlo individualmente), prima di andare troppo “in là”, prima che l'incontro diventi scontro e che gli interessi di parte schiaccino ciò che veramente conta: l'uomo e la sua identità.
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