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Le Alpi

Le Alpi - Werner Bätzing - © 2005 Bollati Boringhieri

Autore: Werner Bätzing

Anno della prima pubblicazione: 2005

Editore: Bollati Boringhieri, Torino

Pagine: 485

Formato:

Legatura: Brossura

Prezzo: 70,00 €

Argomento: Guide

Recensione di:

Un tale argomento, affrontato da uno stimatisimo geografo, nonchè, probabilmente, il maggior esperto a livello mondialedi tutte le problematiche legate al territorio montano per antonomasia, almeno per gli appassionati della storia del rapporto tra l'uomo e questa particolare espressione della natura, non poteva non necessitare di un'edizione di pregio anche nella sua forma. Il volume di Bätzing si presenta prima di tutto ricco già nell'aspetto tipografico e nel corredo fotografico e cartografico: l'ideale per incoraggiare il lettore ad approfondire questa summa sul rapporto uomo-natura.

I problemi affrontati sono diversi e sono presentati secondo un'analisi interdisciplinare, adottando la geografia come "scienza guida". Per questo la prima scienza chiamata ad accorrere in supporto è la disciplina sorella della geografia: la storia, con tutto il suo bagaglio di divisioni politiche determinate altrove che non sulle/tra le Alpi, che, al contrario, si sono ritrovate frammentate da frontiere fittizie, utili solo ai diversi "centri". Gli stessi modelli culturali di ispirazione germanica (a nord) e latina (a sud) si sono intrecciati con i fattori climatici ed hanno determinato diverse forme di sviluppo dell'agricoltura e della vita sociale.

Alpi come zona culturalmente ed economicamente depressa per secoli? Sembra proprio di no, perchè il prof. Bätzing sottolinea come non esistessero solo zone rurali prive di agglomerati urbani. E poi, seguendo la logica dei detrattori, risulterebbe retrograda e sottosviluppata la quasi totalità dell'Europa, che ha sempre avanzato a passo lento rispetto a certe enclavi dal grande ed anomalo dinamismo.

Arriva quindi il tempo dell'industria e del turismo, cui l'autore dedica un modello archetipo all'Italia: «Il settore immobiliare svolge spesso un ruolo guida, con l'obiettivo di ottenere utili non dall'attività turistica, ma dalla vendita di appartamenti in grandi complessi immobiliari. Poichè lo stato italiano non è praticamente in grado di guidare questo processo attraverso una pianificazione territoriale o regionale, esso si sviluppa in modo piuttosto caotico e "selvaggio". (...) Nella maggior parte dei casi il potenziale naturale e ambientale delle Alpi italiane viene perciò sfruttato male, e i grandi centri turistici sono spesso corpi estranei, dal punto di vista economico e culturale, all'interno dello spazio alpino e non possono - o non vogliono - impedire l'emigrazione dei residenti».

Non ci resta che incassare e meditare...

Non essendo questa la sede per un riassunto (peraltro non richiesto) del libro Le Alpi , mi posso permettere di saltare alle conclusioni, lasciando al lettore il piacere di scoprire perchè il turismo non sia un settore dominante malgrado la sua importanza evidente, o quale sia il rapporto delle Alpi con una risorsa come l'acqua o con una necessità come i trasporti.

Come diceva scherzosamente un comico di alcuni anni fa: "la domanda nasce spontanea" ed anche l'Autore se la pone. «Quale futuro per le Alpi?». Sicuramente esso non prescinde dalla parola "sostenibile", salvo poi accordarsi su cosa essa implichi «poichè non è affatto scontato che l'uomo possa utilizzare l'ambiente alpino a lungo termine e che in esso possa vivere durevolmente».

Come si può facilmente inferire dalle poche riche citate a proposito della via italiana allo sfruttamento turistico, il pensiero dell'Autore è chiaramente orientato verso un'inversione di rotta rispetto ai guasti del passato: «senza un cambiamento fondamentale del rapporto con l'ambiente, del fare economia e dei valori culturali - come le Alpi dimostrano con grande chiarezza - non si può dunque realizzare uno sviluppo sostenibile. Ma con altrettanta chiarezza le Alpi ci fanno capire che senza un simile cambiamento il nostro attuale sistema economico e sociale non ha futuro e distrugge per sempre le proprie basi materiali e immateriali».

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