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Le forme incerte

Le forme incerte - © 2002 Pubblinova Edizioni Negri

Autore: Vitantonio Dell'Orto

Anno della prima pubblicazione: 2001

Editore: Pubblinova Edizioni Negri, Gallarate

Collezione: Fotografi per natura

Caratteristiche: edizione rilegata, f.to 24.3 x 22.2, 45 foto a col., pp. 80

Prezzo: 20.14 €

Recensione di: Maurizio Bergamini

Paradossalmente: cosa c'è di più incerto della realtà? Già nell'antica Grecia il filosofo Eraclito aveva sottolineato come tutto scorre, tutto si muove, tutto cambia forma, sia pure con tempi e modalità diverse.
Nel XXI secolo ciò potrebbe costituire un vero problema per chi ha scelto il mestiere di fotografo: fermare per sempre un attimo di realtà o fingere che esista una sua immutabilità di fondo da rappresentare? «La fotografia permette di congelare l'istante, di evidenziare le cose invisibili celate nel visibile, nell'azione repentina e fuggente, frazionando il tempo e bloccando attimi altrimenti così veloci da essere inafferrabili per l'occhio umano». Ma per ridare piena vitalità ad un'immagine occorre qualcosa di più: il movimento.
Vitantonio Dell'Orto apre il suo libro di fotografia naturalistica (campo in cui - ricordiamo - è apprezzato e premiato professionista) proprio con delle foto di movimento e di grande suggestione: «Il mosso evidenzia sfumature e strutture che la visione diretta non è in grado di apprezzare». Di che colore sono i larici in autunno riflessi in un torrente svizzero? Che forme assumono gli aghi di ghiaccio che al disgelo increspano l'acqua dei laghi norvegesi? Com'è l'attimo fuggente in cui scorgiamo due lupi giocare nei boschi della Baviera? Sono tutte forme che esistono per un attimo e poi mutano e scompaiono: non meritano la beffa di essere colte con gli artifizi tecnologici misurati in centesimi di secondo. Se guardiamo queste fotografie volutamente "mosse" con gli occhi del cuore potremo non solo scoprire la forza di certe immagini, ma anche "sentirne" i rumori, gli odori... Sono degli istanti forzatamente immobili perchè sulla carta, ma che noi possiamo riaccendere e rigodere nel nostro intimo, non con la passività tipica della cinematografia, ma con la partecipazione attiva dei nostri sensi e della nostra fantasia.

Naturalmente non tutto il libro è dedicato alla fotografia di movimento. Molte stupende immagini concettualmente più tradizionali sottolineano quello che è il percorso interiore dell'autore, che, pur dichiarandosi non credente in una delle religioni "istituzionali", non può non inchinarsi allo spettacolo della Natura. «Quello che so per certo è che io come altri, pur non credente, posso ancor oggi vivere la profonda spiritualità dei luoghi, delle atmosfere, delle montagne come ventri sacri e dei boschi come chiese».
La Natura tocca le corde della sensibilità e commuove il suo spettatore con la sua semplicità e maestosità riunite: una tela di ragno imperlata di rugiada come una preziosa collana o una foresta a stento perforata dai raggi del sole.
«Se definiamo "fede" l'amore e la fiducia incondizionati, allora è la fede nella Natura la via per essere nel giusto rapporto con essa, l'abbandono alle sue leggi e il rispetto a priori per ogni cosa che ne discenda».
Chi scrive questa recensione è invece credente, ma non può che rallegrarsi di fronte a certe riflessioni che inducono ad una parziale unione di anime. Resta, per me, da compiere il grande balzo: salire sulla personale montagna spirituale più alta, contemplare quella Natura che tanto ci muove il cuore e rispondere alla fatidica domanda: "chi ha creato tutto ciò?". (Poi bisognerà anche domandarsi il perchè, ma questa è ancora un'altra questione...)
L'autore ha fermato i passi di lillipuziani alpinisti su un ghiacciaio norvegese e li ha accostati alle impronte sulla sabbia e sulla neve lasciate da timidi volatili. Prima che la sabbia o la neve cancellino sia le impronte che chi le ha lasciate, sarebbe un bene per ognuno di noi il prendersi il tempo di osservare e meditare le "forme incerte" che ci circondano.

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