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Autore: Vitantonio Dell'Orto Anno della prima pubblicazione: 2001 Editore: Pubblinova Edizioni Negri, Gallarate Collezione: Fotografi per natura Caratteristiche: edizione rilegata, f.to 24.3 x 22.2, 45 foto a col., pp. 80 Prezzo: 20.14 € Recensione di: Maurizio Bergamini |
Paradossalmente: cosa c'è di più incerto della realtà?
Già nell'antica Grecia il filosofo Eraclito aveva sottolineato come
tutto scorre, tutto si muove, tutto cambia forma, sia pure con tempi e modalità
diverse.
Nel XXI secolo ciò potrebbe costituire un vero problema per chi ha
scelto il mestiere di fotografo: fermare per sempre un attimo di realtà
o fingere che esista una sua immutabilità di fondo da rappresentare?
«La fotografia permette di congelare l'istante, di evidenziare le
cose invisibili celate nel visibile, nell'azione repentina e fuggente, frazionando
il tempo e bloccando attimi altrimenti così veloci da essere inafferrabili
per l'occhio umano». Ma per ridare piena vitalità ad un'immagine
occorre qualcosa di più: il movimento.
Vitantonio Dell'Orto apre il suo libro di fotografia naturalistica (campo
in cui - ricordiamo - è apprezzato e premiato professionista) proprio
con delle foto di movimento e di grande suggestione: «Il mosso evidenzia
sfumature e strutture che la visione diretta non è in grado di apprezzare».
Di che colore sono i larici in autunno riflessi in un torrente svizzero? Che
forme assumono gli aghi di ghiaccio che al disgelo increspano l'acqua dei
laghi norvegesi? Com'è l'attimo fuggente in cui scorgiamo due lupi
giocare nei boschi della Baviera? Sono tutte forme che esistono per un attimo
e poi mutano e scompaiono: non meritano la beffa di essere colte con gli artifizi
tecnologici misurati in centesimi di secondo. Se guardiamo queste fotografie
volutamente "mosse" con gli occhi del cuore potremo non solo scoprire
la forza di certe immagini, ma anche "sentirne" i rumori, gli odori...
Sono degli istanti forzatamente immobili perchè sulla carta, ma che
noi possiamo riaccendere e rigodere nel nostro intimo, non con la passività
tipica della cinematografia, ma con la partecipazione attiva dei nostri sensi
e della nostra fantasia.
Naturalmente non tutto il libro è dedicato alla fotografia di movimento.
Molte stupende immagini concettualmente più tradizionali sottolineano
quello che è il percorso interiore dell'autore, che, pur dichiarandosi
non credente in una delle religioni "istituzionali", non può
non inchinarsi allo spettacolo della Natura. «Quello che so per
certo è che io come altri, pur non credente, posso ancor oggi vivere
la profonda spiritualità dei luoghi, delle atmosfere, delle montagne
come ventri sacri e dei boschi come chiese».
La Natura tocca le corde della sensibilità e commuove il suo spettatore
con la sua semplicità e maestosità riunite: una tela di ragno
imperlata di rugiada come una preziosa collana o una foresta a stento perforata
dai raggi del sole.
«Se definiamo "fede" l'amore e la fiducia incondizionati,
allora è la fede nella Natura la via per essere nel giusto rapporto
con essa, l'abbandono alle sue leggi e il rispetto a priori per ogni cosa
che ne discenda».
Chi scrive questa recensione è invece credente, ma non può che
rallegrarsi di fronte a certe riflessioni che inducono ad una parziale unione
di anime. Resta, per me, da compiere il grande balzo: salire sulla personale
montagna spirituale più alta, contemplare quella Natura che tanto ci
muove il cuore e rispondere alla fatidica domanda: "chi ha creato tutto
ciò?". (Poi bisognerà anche domandarsi il perchè,
ma questa è ancora un'altra questione...)
L'autore ha fermato i passi di lillipuziani alpinisti su un ghiacciaio norvegese
e li ha accostati alle impronte sulla sabbia e sulla neve lasciate da timidi
volatili. Prima che la sabbia o la neve cancellino sia le impronte che chi
le ha lasciate, sarebbe un bene per ognuno di noi il prendersi il tempo di
osservare e meditare le "forme incerte" che ci circondano.
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