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Le Mont Cervin

Autore: Guido Rey

Titolo originale: Il Cervino

Anno di prima pubblicazione: 1904

Recensione di:

E' un volume storico, sotto ogni punto di vista, che, anche nell'edizione svizzera degli anni quaranta con versione francese della traduttrice di Dante, signora Espinasse-Mongenet, conserva tutte le sue caratteristiche. Innanzi tutto è stato scritto da un innamorato del Cervino, un alpinista che ha profuso energie e mezzi su quelle rocce a picco e che, divenuto troppo vecchio per "frequentarlo", ha deciso di farsi costruire una villa al Breuil, onde seguire dal basso, con il cannocchiale, le imprese delle nuove generazioni di arrampicatori. Come scrisse lo storico ed alpinista francese Frison-Roche: "un libro di cui non si sa se ammirare maggiormente la forma letteraria, la profonda sensibilità o il rigore delle indicazioni". (Storia dell'Alpinismo, Milano 1996, p. 67).
Possiamo dividere i sei capitoli che compongono il volume in due parti: la storia vera e propria della conquista della vetta e il Cervino "personale" dell'autore. Ovviamente ciò che più colpisce la nostra attenzione è la prima metà del libro: Guido Rey ha potuto consultare documenti originali, conoscere dei protagonisti, raccogliere testimonianze, se non dirette, almeno assai prossime agli eventi raccontati. Il quadro che ne esce è estremamente interessante per chi conosce un po' il territorio della alta Valtournenche. Vi è proprio tutto: l'arrivo dei primi "esploratori", le condizioni di vita della comunità, la nascita del mestiere di guida (soprattutto in rapporto al transito del colle di Saint-Théodule), l'era dei Tyndall, Whymper e Carrel, il perfezionamento delle vie ed il sorgere dei primi rifugi in quota.
Ma anche il Cervino di Guido Rey non è privo di interesse: soprattutto perché scopriamo il rapporto che poteva avere un alpinista di fine Ottocento con l'oggetto del suo desiderio. Il periodo del romanticismo letterario era finito, ma probabilmente la traccia da esso lasciata nell'animo di certi intellettuali non era svanita. Il linguaggio roboante e retorico dell'epoca si scatena allorché deve trasferire sulla carta le sensazioni che ogni alpinista ben conosce e che sono tuttora provate quando si aspira ad una vetta, se ne affrontano le asperità, si patiscono freddo, paura e talvolta scoramento.
I capitoli autobiografici sono anche uno spaccato di storia del costume. In essi si legge di un rapporto guida-cliente ben diverso da quello attuale, che ci ricorda un po' quello tra l'illustre alpinista occidentale e l'umile sherpa nepalese, sempre pronto a fare il lavoro sporco ed a passare in secondo piano al momento di raccogliere gli onori. Va però ricordato che il Rey ebbe sempre un profondo rispetto per le sue guide, una vera ammirazione, cosa, all'epoca, piuttosto rara.
Infine, per gli appassionati della storia dell'apertura delle diverse vie sul Cervino, da non perdere è il capitolo dedicato ai vari tentativi di salita per la cresta del Furggen, autentica ossessione dello scrittore. L'impresa fu concepita secondo la logica del tempo: le guide Antoine e Aimé Maquignaz ed il loro cliente (Guido Rey) dovevano risalire la cresta vera e propria; una seconda squadra, al comando di Daniel Maquignaz aveva il compito di salire in vetta per la via normale e ridiscendere incontro ai primi finché la cosa fosse possibile, quindi gettare loro una lunghissima corda per facilitarne la scalata. Fu tutto inutile ed il Rey ordinò la ritirata a dieci metri dal successo. Pochi giorni dopo anche quest'ultimo tratto fu simbolicamente superato grazie ad una scala di corda: Rey ed i suoi si calarono dall'alto e risalirono il tratto che era loro mancato nel corso del tentativo precedente. Era la fine di agosto del 1899. Bisogna comunque sottolineare come, da uomo di nobili sentimenti e valori, conscio di aver usato dei mezzi poco ortodossi, il Rey mai si vantò di aver compiuto una prima ascensione. Per la cronaca annotiamo che la vera e propria prima della cresta del Furggen è datata 4 settembre 1911, ad opera delle guide di Valtournenche Jean-Joseph Carrel e Joseph Gaspard, con loro l'alpinista Mario Piacenza.

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