Vallese
Punta di Terra Rossa
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Alphubel
L’Alphubel è un 4000 dagli imponenti versanti ghiacciati e dalla caratteristica forma trapezioidale situato subito a sud del roccioso Taschhorn. La salita è abbastanza frequentata e, se ben allenati ed acclimatati, si può effettuare in giornata sia tornando dalla parte della salita che compiendo la traversata avvalendosi dei comodi impianti di risalita. Per raggiungere la cresta sud, che inizia dall’ Alphubeljoch, si percorre la prima parte della normale all’Allalinhorn continuando poi su un divertente tratto di cresta rocciosa; dall’ Alphubeljoch, dove arriva anche la traccia che sale dalla Taschhütte, la cresta si fa sottile e a tratti aerea con un pendio finale, a volte di ghiaccio vivo, su pendenza accentuata. Alcuni punti della discesa dalla via normale verso la Langflue risultano un po’ delicati per l’attraversamenti di molti crepacci, alcuni anche di grandi proporzioni. Volendo spezzare in due la salita pernottando in quota si può andare dal Felskinn alla Britanniahütte (1h20’ con un centinaio di metri di dislivello) ed il mattino ritornare alla stazione per prendere la prima corsa del Mittel Allalin.
Descrizione
Dal Mittel Allalin ci si incammina sulla pista da sci che contorna un pendio roccioso indirizzandosi verso uno skilift; lo si supera per arrivare a ridosso di un grande seracco sul pendio ghiacciato alla sinistra dove si abbandona la pista. Si continua la salita a mezzacosta sulla traccia quasi sempre presente verso alcuni piccoli crepacci che si passano facilmente per tagliare un pendio poco inclinato sostenuto da un grande seracco sospeso. Oltrepassato questo punto si è ormai in vista del Feejoch (3807) che si trova appena al di sopra e quindi, abbandonata la traccia sulla sinistra, ci si indirizza verso le puntine rocciose raggiungendo preferibilmente la stretta insellatura tra la prima e la seconda; superata la terminale quasi sempre abbastanza chiusa nel suo punto migliore si arriva infine al colletto da cui inizia la cresta. Dall’intaglio si attacca il primo spuntone che facilmente si supera sulla sinistra su cenge e roccette un po’ mobili per scendere di pochi metri e raggiungere una selletta nevosa un po’ esposta alla base del secondo risalto. Questo si passa alla sinistra su rocce gradinate e poi, più direttamente,lo si risale sul filo sino alla sommità; ora si scende all’intaglio e, su traccia di terriccio, si arriva alla base del terzo e più alto spuntone roccioso che, all’inizio, si sale contornandolo per un breve tratto alla destra per poi passare sull’altro versante e, dopo essere saliti su rocce ben gradinate, si continua per un evidente breve camino (II) sino al suo termine dove si trova un fittone metallico per l’assicurazione (3923 m). Da questo punto si prosegue sulla breve ma esposta cresta di roccette che conduce sul ghiacciaio da cui si perde un po’ di dislivello camminando verso il largo colle alla base della cresta da risalire. Raggiunto l’Alphubeljoch (3784 m) si attacca la cresta sul fianco sinistro rimanendo dapprima un po’ sotto il filo che poi si raggiunge al termine della prima gobba nevosa. Ora la pendenza diminuisce sensibilmente e si prosegue seguendo fedelmente il filo di cresta che diventa esposto ed a tratti anche un po’ aereo; in seguito si cammina un po’ al di sotto a destra di esso per evitare qualche cornice indirizzandosi verso il pendio finale. Si inizia a risalirlo, su una pendenza che si impenna improvvisamente, con qualche zigzag rimanendo alla sinistra dei grossi seracchi passando, in stagione avanzata, da alcune roccette; ora si sale per qualche decina di metri sul pendio che diviene ripido (45 °) affrontandolo più direttamente stando attenti all’eventuale presenza di ghiaccio vivo. Quando la pendenza diminuisce si arriva in vista del piccolo seracco terminale che si raggiunge per continuare, ora in piano, per la comoda cresta che conduce in breve alla croce di vetta.
Per la discesa vi sono due possibilità di cui la prima un po’ più lunga ma più sicura e con meno dislivello e la seconda più delicata per il passaggio da zone crepacciate ma senz’altro alpinisticamente più completa perchè, esplorandone vari versanti, si compie una bella traversata:
1) si scende per un breve tratto sulla via normale sino ad arrivare, dopo un tratto ripido, sotto i primi seracchi e poi si devia decisamente a destra passando sotto la vetta per ritornare verso l’Alphubeljoch e da questo arrivare alla parte rocciosa della cresta salita all’andata; scenderle con semplice disarrampicata sino al Feejoch e da questo al Mittel Allalin.
2) scesi sotto i primi seracchi invece di deviare sulla destra continuare la discesa sulla via normale per il ripido ghiacciaio che in breve consente di perdere rapidamente quota stando però attenti al superamento di grandi crepacci; al di sotto di questa zona, dove la pendenza diminuisce, ci si tiene un po’ a sinistra e, saltando i numerosi tagli che si trovano sul percorso, si arriva alla parte del ghiacciaio che, diminuendo lo strato di neve, presenta ghiaccio più vivo soprattutto in stagione avanzata. In questa zona i crepacci si vedono bene ma, essendo veramente numerosi, la discesa si fa più tortuosa e costringe a volte a numerosi giri alla ricerca del passaggio migliore. Arrivati, sempre sul ghiacciaio, in vista della stazione degli impianti di risalita la si punta cercando l’itinerario più comodo camminando ora sul ghiaccio vivo della lingua inferiore di esso; giunti infine sulle morene al termine di esso se ne attraversano un paio raggiungendo così la pista da sci che porta in breve alla stazione di Langflue (2884 m). Se questa fosse chiusa si scende in una mezz'ora per sentiero alla sottostante stazione di Spilboden.
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Weissmies
La salita a questo 4000 è molto frequentata e si svolge interamente su ghiaccio per l’imponente versante nord-ovest la cui prima parte è abbastanza delicata dapprima per l’attraversamento di un plateau esposto alla caduta di incombenti seracchi e poi, più sopra, il passaggio variabile di stagione in stagione tra seracchi e larghi crepacci tramite salti o ponti di neve che, soprattutto in presenza del sole, va percorso velocemente (per esempio si vede una scala metallica utilizzata sino allo scorso anno per l’attraversamento di una larga fenditura ed ora parte integrante di un seracco); la seconda parte, invece, si svolge su ghiacciaio più sicuro e molto panoramico che, pur dovendo superare qualche grosso crepaccio ben visibile, compie un percorso elegante seguendo in alto le sinuosità della cresta che va percorsa però a debita distanza per la presenza di grandi cornici. Il panorama mozzafiato spazia a 360° sui numerosi 4000 che lo circondano da quelli più vicini di Saas Fee e Zermatt sino ai più lontani dell’Oberland, senza trascurare l’infinito tappeto delle altre vallate e cime minori. Fatto non trascurabile è anche il fatto che, se si è abbastanza veloci, l’ascensione si può effettuare in giornata prendendo le prime cabine della funivia che ci portano sino a 3150 m di quota.
Descrizione
Dall’arrivo della funivia si passa alla destra del vicino rifugio Hohsaas e si scende sulla stradina sterrata sino a raggiungere un piccolo slargo; alla sinistra si individua una traccia che, tra sassi mobili e terriccio, risale, costeggiando la fiancata rocciosa, sino alla parte inferiore del ghiacciaio Trift (3120 m circa). Una volta messo piede sul ghiacciaio si superano piccoli crepacci e, spostandosi leggermente sulla destra, si arriva al plateau di poco superiore; questo si attraversa deviando decisamente a destra e, rimanendo a debita distanza dagli incombenti seracchi che lo sovrastano, si compie un largo semicerchio da destra a sinistra portandosi sotto il ripido pendio del ghiacciaio. Qui la salita si fa più ripida e delicata avvicinandosi ai seracchi della parete che presentano larghe fenditure e crepacci da superare con attenzione e velocità per una lunghezza di un centinaio di metri o poco più; passata questa zona si risale un pendio che raggiunge un’ampia dorsale dalla quale ci si dirige verso un grosso panettone alla sommità del quale si trova una specie di punta con delle roccette (3600 m). Il percorso continua raggiungendo la cresta e, seguendone le sinuosità dal lato sinistro, si avvicina alla ormai visibile vetta con percorso a tratti ripido; seguendo la sempre ben marcata traccia ci si allontana un po’ dalla cresta in prossimità di un’anticima per riprenderla subito dopo arrivando, dove la pendenza diminuisce un po’, sotto il ripido pendio finale che, faticosamente risalito, porta sulla calotta sommitale.
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Weissmies
Con questa ascensione si effettua una bella traversata di un altrettanto bel 4000 salendo per la rocciosa cresta sud-sud-est e scendendo per il grande ghiacciaio del versante nord-ovest quindi, per la logistica del recupero dell’auto al ritorno, si consiglia di fare come scritto nell’avvicinamento in modo da essere già pronti alla macchina appena scesi dalla funivia; ovviamente se si preferisce si può fare al contrario lasciando l’auto a Saas Almagell e tornandola a prendere col bus postale il giorno successivo. La salita al rifugio si effettua per un sentiero che, all’inizio, offre divertenti passaggi su una ferrata e poi prosegue in un selvaggio vallone; il giorno successivo si percorre una bella traccia sino al Zwischerbergenpass e poi si salgono pietraie sino a raggiungere la bella e facile cresta il tutto in un ambiente assolutamente “wilderness”. La cresta, per brevi tratti camminabile, non offre mai passaggi difficili ma tutti da intuire seguendo, oltre le consuete tracce di passaggio sul terriccio, anche i segni dei ramponi sulle rocce; qualche passaggio un po’ più atletico offre una divertente e mai noiosa salita che comunque propone panorami stupendi da entrambi i versanti. La discesa dall’altro versante per la via normale si svolge interamente su ghiacciaio e risulta un po’ delicata per l’attraversamento di alcuni grandi seracchi che, per un centinaio di metri di lunghezza, richiedono attenzione e soprattutto velocità. Il panorama mozzafiato spazia a 360° sui numerosi 4000 che lo circondano da quelli più vicini di Saas Fee e Zermatt sino ai più lontani dell’Oberland, senza trascurare l’infinito tappeto delle altre vallate e cime minori.
Descrizione
Dall’arrivo della seggiovia (1811 m) ci si dirige verso le case arrivando ad incrociare una strada che si percorre per poco sino a trovare ad un bivio, in prossimità di una curva, le paline indicative dell’itinerario (1939 m). Percorso un breve tratto di sentiero inizia la ferrata che sale sul fianco di una bastionata rocciosa contornandola per poi, diminuendo di pendenza, spostarsi verso un largo canalone che si attraversa su un lungo ponte sospeso; il sentiero attraversa poi un largo colatoio e poi supera un primo canalone su di una passerella metallica e, poco dopo, un secondo canalone con un secondo ponte sospeso più corto del precedente. Al termine del tratto attrezzato si continua su bel sentiero rimanendo a destra ad un primo bivio (2051 m) e poi, attraversato un ponticello in legno, anche ad un secondo (2067 m) che si incontra dopo pochi minuti; ora il tracciato risale sulla sua destra orografica la lunga vallata passando al di sotto di una stalla diroccata oltre la quale, a poco distanza sorge il rifugio Almagelleralp (2202 m). Si oltrepassa il rifugio continuando, sempre su buon sentiero, ad addentrarsi nel vallone dirigendosi verso la sua testata sino ad un bivio (2385 m) al quale si devia a sinistra e si inizia a risalire una larga dorsale compiendo numerosi tornanti e trascurando alcuni sentieri che si diramano sia a destra che a sinistra; dopo l’ultimo bivio (2785 m) il percorso diventa pressoché rettilineo salendo più decisamente il pendio di erba e pietre arrivando a vedere più sopra la meta della nostra gita. Ancora pochi minuti e, attraversato il torrentello, si raggiunge la panoramica costruzione dell’ Almagellerhütte(2894 m). Dal rifugio si prende il sentiero che sale con dolce pendenza verso nord-est in direzione di una morena che si risale con un tratto più ripido spostandosi poi sulla sinistra per continuare su una lunga pietra liscia; il percorso ben segnato continua a piegare sulla sinistra e raggiunge un colletto (3248 m) da dove si continua sulla dorsale a sinistra e si raggiunge in breve il Zwischbergenpass (3273 m). Dal passo non si prende subito la cresta ma, traversando in discesa un po’ sulla destra, si raggiunge un basso dosso morenico che si percorre dapprima sulla fiancata e poi lo si risale camminando su pietre mobili e terriccio friabile seguendo qualche traccia di passaggio e qualche ometto di pietre. Si continua la salita sfruttando magari qualche lingua di neve sempre sulla stessa tipologia di terreno avvicinandosi gradatamente, sulla sinistra, alla cresta rocciosa che si può raggiungere comodamente in più punti ma comunque intorno ai 3500 m di quota. Dalla cresta si rimane dapprima prevalentemente o sul filo o sulla sua destra intuendo i passaggi migliori ma mai difficili, col procedere si percorre un tratto sulla sinistra della cresta avvicinandosi alla parte terminale un po’ più ripida; questa si percorre scostandosi un po’ dal filo sia a destra che a sinistra e, con qualche breve passaggio di poco più impegnativo, si arriva ad un punto in cui la pendenza diminuisce giungendo alla fine delle rocce (3953 m circa). Qui inizia la parte nevosa della cresta e si cammina risalendo un piccolo dosso arrivando ad una cresta un po’aerea che raggiunge un’anticima; percorsa la breve cresta si raggiungono le rocce rotte dell’anticima che si passano facilmente arrivando alla cresta che arriva alla vetta. Questa, un po’ più esposta della precedente, si presenta dapprima orizzontale e poi, con un ultimo strappo un po’ più ripido, conduce alla calotta ghiacciata della vetta.
In discesa si prendono le sempre presenti tracce della via normale e si inizia la discesa sul ghiacciaio all’inizio un po’ ripido e poi, con ampi ed estetici tornanti sulla dorsale, con pendii più dolci si arriva ad alcune roccette; da qui la traccia volge a destra scendendo verso il tratto più delicato del percorso in quanto si devono attraversare grandi seracchi e crepacci con salti e ponti di neve da valutare sul posto anche perché, se si è lenti durante la salita, si rischia di arrivare a questo punto con la presenza del sole che rende la neve più instabile. Passato questo tratto, lungo un po’ più di un centinaio di metri, si attraversa un plateau sotto grandi ed incombenti seracchi arrivando nella parte bassa del ghiacciaio del quale si passano i crepacci dapprima con leggera deviazione a sinistra per poi scendere più decisamente, sempre a sinistra, verso la fiancata rocciosa che si trova sulla destra; raggiunte le pietre alla sua base si trova un piccolo slargo dal quale sale una corta stradina sopra la quale si trova il rifugio Hohsaas e la stazione della funivia che si deve prendere arrivando al piazzale dove si è lasciata l’auto il giorno precedente.
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Almagellerhütte
Per l’itinerario a questo bel rifugio c’è da fare una premessa e cioè che la salita effettuata è stata fatta appositamente per percorrere la ferrata mentre, se si vuole salire con meno difficoltà, si può prendere il sentiero che parte dall’inizio della frazione. La salita dunque si divide in due parti: .la prima su una divertente ferrata con i soliti corrimano e gradini metallici ma anche con due ponti sospesi, e dondolanti, che attraversano altrettanti canaloni e la seconda che percorre un lungo e bel vallone passando anche da un altro rifugio turistico. La difficoltà si trova evidentemente nella parte iniziale del tratto attrezzato mentre successivamente la progressione diventa piacevole e mai troppo faticosa; l’ambiente selvaggio ed il panorama che, col salire di quota, diventa sempre più ampio e suggestivo completano le caratteristiche di questa escursione.
Descrizione
Dall’arrivo della seggiovia (1811 m) ci si dirige verso le case arrivando ad incrociare una strada che si percorre per poco sino a trovare ad un bivio, in prossimità di una curva, le paline indicative dell’itinerario (1939 m). Percorso un breve tratto di sentiero inizia la ferrata che sale sul fianco di una bastionata rocciosa contornandola per poi, diminuendo di pendenza, spostarsi verso un largo canalone che si attraversa su un lungo ponte sospeso; il sentiero attraversa poi un largo colatoio e poi supera un primo canalone su di una passerella metallica e, poco dopo, un secondo canalone con un secondo ponte sospeso più corto del precedente. Al termine del tratto attrezzato si continua su bel sentiero rimanendo a destra ad un primo bivio (2051 m) e poi, attraversato un ponticello in legno, anche ad un secondo (2067 m) che si incontra dopo pochi minuti; ora il tracciato risale sulla sua destra orografica la lunga vallata passando al di sotto di una stalla diroccata oltre la quale, a poco distanza sorge il rifugio Almagelleralp (2202 m). Si oltrepassa il rifugio continuando, sempre su buon sentiero, ad addentrarsi nel vallone dirigendosi verso la sua testata sino ad un bivio (2385 m) al quale si devia a sinistra e si inizia a risalire una larga dorsale compiendo numerosi tornanti e trascurando alcuni sentieri che si diramano sia a destra che a sinistra; dopo l’ultimo bivio (2785 m) il percorso diventa pressoché rettilineo salendo più decisamente il pendio di erba e pietre arrivando a vedere più sopra la meta della nostra gita. Ancora pochi minuti e, attraversato il torrentello, si raggiunge la panoramica costruzione.
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Dom de Mischabel
Con questa lunga e faticosa ascensione si raggiunge la più alta vetta situata interamente in territorio Svizzero per suo grandioso versante ghiacciato settentrionale. Non essendoci impianti di risalita bisogna necessariamente partire dal fondovalle ed ogni metro di dislivello si può ben definire sudato sia per le pendenze sempre sostenute sia per lo sviluppo dell’intero itinerario di 23 km circa. Pur essendo, come detto, lunga e faticosa questa salita è abbastanza frequentata con la traccia sulla parte alta del ghiacciaio quasi sempre presente e comunque con itinerario logico ed intuitivo mentre, nella prima parte oltre le grandi morene sopra il rifugio, bisogna affrontare di notte la prima parte di esso che si presenta con molti crepacci ed il cui attraversamento può comportare alcuni zigzag ed attraversamenti su ponti nevosi e dove, in generale, in ogni caso bisogna prestare molta attenzione. Sulle rocce, mobili e su terreno instabile, che si devono risalire per raggiungere il Festijoch si trovano alcune soste su spit che in salita facilitano gli eventuali ancoraggi mentre per la discesa, disponendo di due corde da 50m, si può effettuare un’unica calata in doppia che evita di ripercorrere in discesa questo tratto infido. Dalla vetta il panorama è semplicemente stellare e comprende un giro d’orizzonte eccezionale sulla catena alpina con decine di 4000 che la circondano con bellissime viste ravvicinate su quelli delle vicine valli di Zermatt e Saas Fee; il rifugio Domhütte si trova anch’esso in posizione molto panoramica e si raggiunge da Randa con un lungo e ripido sentiero, in parte attrezzato. Per l’itinerario completo bisogna calcolare almeno 11 ore di salita di cui circa 6 per la parte dal rifugio alla cima mentre per il ritorno si deve mettere in conto che, dopo i 1600 m di dislivello del mattino, bisogna affrontare gli oltre 3100 della discesa.
Descrizione
Usciti dal parcheggio si svolta a sinistra e si sale alla strada che entra nell’abitato trovando subito le paline indicative dell’itinerario; si continua dunque sulla destra e subito al primo bivio si devia a sinistra passando tra le case sino ad arrivare ad una stradina che sale a destra col cartello di divieto di transito e con le indicazioni ben visibili. Imboccata la strada ci si alza tra le ben curate abitazioni del villaggio arrivando davanti ad una grande baita in legno da dove, sulla sinistra, continua il sentiero indicato da un’indicazione in legno; usciti nei pascoli superiori si continua in traverso e ci si avvicina all’alveo del torrente che si attraversa su un ponte di legno (1545 m) oltre il quale, in prossimità di un altro bivio con paline, si continua sulla destra entrando nel bosco. Il sentiero prosegue con buona pendenza guadagnando quota rapidamente lasciando a sinistra il bivio per Gere (1618 m) e poi, oltrepassata una piccola baita, si giunge ad un altro bivio in località Lärchberg (1855 m ) dove si prosegue diritto seguendo la palina con l’indicazione per l’Europahütte. Ora si continua per un lungo tratto nel bosco salendo con pendenza costante e, dopo aver lasciato alla destra un sentiero in prossimità di una palina, si arriva ad una diramazione chiusa da un cancelletto in legno (2174 m) oltre la quale, compiuti alcuni tornanti, c’è l’ultimo bivio al quale si tiene la destra seguendo la paline di colore blu per la Domhütte (2244 m). Dopo qualche decina di minuti si lascia a sinistra il sentiero per l’Europahütte per chi proviene dall’alto e ci si avvicina ad una bastionata rocciosa che si aggira alla base e, con pendenza più accentuata, la si risale sulla ripida fiancata erbosa alla destra; ci si avvicina poi, risalendo alcune roccette esposte, ad una piccolo colatoio che si attraversa a sinistra arrivando ad un promontorio erboso e si continua per poco verso una piccolo cresta rocciosa dove inizia il tratto attrezzato (2446 m). Si risale la cresta per qualche decina di metri aiutati da funi metalliche su rocce esposte per poi traversare a sinistra su placche un po’ lisce e andare a prendere un’altra cresta dove, anche qui aiutati dalle funi e da qualche gradino in ferro, si arriva nella sua parte superiore ad una scala metallica abbastanza alta oltre la quale si arriva in breve ad un grande ometto di pietre. Qui finisce il tratto attrezzato dopo il quale ci si immette in una vasta e ripida pietraia che si rimonta su buona traccia rimanendo un po’ spostati verso destra ed arrivati ad un poco pronunciato sperone la pendenza si attenua dopo di che, deviando sulla destra, si arriva a scorgere il rifugio Domhütte che si raggiunge facilmente in pochi minuti (2946 m). Dal rifugio si risale su evidente traccia la corta ma ripida morena alle sue spalle e si prosegue poi in leggera pendenza sulla sua fiancata seguendo qualche ometto di pietre per mettere piede sulla parte bassa del crepacciato ghiacciaio di Festi a circa 3200 m di quota. Da qui si sale con poca pendenza ma bisogna prestare molta attenzione ai numerosi crepacci, anche larghi, che tagliano in perpendicolare il senso di marcia; arrivati ad una zona per così dire più tranquilla la pendenza aumenta e ci si dirige verso il fondo della conca glaciale con la pendenza che aumenta gradatamente e, spostandosi a sinistra, si raggiunge la base delle roccette della cresta sotto il suo punto più basso (3700 m circa). Si risalgono per una cinquantina di metri le rocce, mobili e su terreno friabile, con la possibilità di effettuare qualche sosta sugli spit che si trovano in loco giungendo così al Festijoch (3749 m); da qui si deve scendere il ripido pendio, perdendo una settantina di metri di dislivello, per raggiungere il grande ghiacciaio Hobar e proseguire, passando sotto a grossi seracchi, in lieve pendenza per poi deviare sulla destra risalendo il pendio ghiacciato. Si superano su ponti di neve alcuni grossi crepacci aggirando sulla sinistra una grande seracco e proseguendo, con la pendenza che aumenta gradatamente, si punta verso il fondo della conca glaciale; arrivati poco prima del colle alla sua testata (Lenzjoch) a circa 3950 m si devia decisamente a destra sul pendio che da ora inizia a farsi più ripido e, più o meno direttamente, lo si rimonta su terreno poco crepacciato. Arrivati ad un largo ponte di neve su un grosso crepaccio (4100 m circa) la pendenza diminuisce temporaneamente quindi, con un traverso in leggera pendenza sulla destra, ci si avvicina al successivo pendio ghiacciato; questo, risalito con alcuni larghi tornanti per superare pochi grandi crepacci, conduce ad un colletto dove c’è l’uscita della Festigrat (4430 m circa). Ora si deve affrontare il ripido pendio finale che si percorre pochi metri al di sotto del filo di cresta arrivando in breve alla poco spaziosa vetta dove si trova una croce metallica.
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Domhütte
Questa bella gita è consigliata ad escursionisti esperti in quanto si svolge per circa metà percorso su normale sentiero e per il resto su un tracciato molto esposto e ripido ma ben attrezzato, con cavi d’acciaio, scalette, e gradini in ferro, e sempre ben marcato; iniziando dai pascoli e dai boschi di conifere del fondovalle si arrivano a superare, nella parte più impegnativa, alti e verticali speroni rocciosi che arrivano ad una grande pietraia adducente al piccolo ma accogliente rifugio. Il panorama già dalla partenza si preannuncia eccezionale con la vista del versante nord dei Breithorn e della grande seraccata che scende dal Weisshorn per divenire sempre più ampio allargandosi sino al rifugio da dove si possono ammirare i 4000 che, da ovest a nord, circondano la conca di Zermatt. Sulle paline segnaletiche che si trovano sulla prima parte dell’itinerario si trova a volte solo l’indicazione per l’Europahütte essendo questo in comune per i due rifugi sino alla quota di 2244 m.
Descrizione
Usciti dal parcheggio si svolta a sinistra e si sale alla strada che entra nell’abitato trovando subito le paline indicative dell’itinerario; si continua dunque sulla destra e subito al primo bivio si devia a sinistra passando tra le case sino ad arrivare ad una stradina che sale a destra col cartello di divieto di transito e con le indicazioni ben visibili. Imboccata la strada ci si alza tra le ben curate abitazioni del villaggio arrivando davanti ad una grande baita in legno da dove, sulla sinistra, continua il sentiero indicato da un’indicazione in legno; usciti nei pascoli superiori si continua in traverso e ci si avvicina all’alveo del torrente che si attraversa su un ponte di legno (1545 m) oltre il quale, in prossimità di un altro bivio con paline, si continua sulla destra entrando nel bosco. Il sentiero prosegue con buona pendenza guadagnando quota rapidamente lasciando a sinistra il bivio per Gere (1618 m) e poi, oltrepassata una piccola baita, si giunge ad un altro bivio in località Lärchberg (1855 m ) dove si prosegue diritto seguendo la palina con l’indicazione per l’Europahütte. Ora si continua per un lungo tratto nel bosco salendo con pendenza costante e, dopo aver lasciato alla destra un sentiero in prossimità di una palina, si arriva ad una diramazione chiusa da un cancelletto in legno (2174 m) oltre la quale, compiuti alcuni tornanti, c’è l’ultimo bivio al quale si tiene la destra seguendo la paline di colore blu per la Domhütte (2244 m). Dopo qualche decina di minuti si lascia a sinistra il sentiero per l’Europahütte per chi proviene dall’alto e ci si avvicina ad una bastionata rocciosa che si aggira alla base e, con pendenza più accentuata, la si risale sulla ripida fiancata erbosa alla destra; ci si avvicina poi, risalendo alcune roccette esposte, ad una piccolo colatoio che si attraversa a sinistra arrivando ad un promontorio erboso e si continua per poco verso una piccolo cresta rocciosa dove inizia il tratto attrezzato (2446 m). Si risale la cresta per qualche decina di metri aiutati da funi metalliche su rocce esposte per poi traversare a sinistra su placche un po’ lisce e andare a prendere un’altra cresta dove, anche qui aiutati dalle funi e da qualche gradino in ferro, si arriva nella sua parte superiore ad una scala metallica abbastanza alta oltre la quale si arriva in breve ad un grande ometto di pietre. Qui finisce il tratto attrezzato dopo il quale ci si immette in una vasta e ripida pietraia che si rimonta su buona traccia rimanendo un po’ spostati verso destra ed arrivati ad un poco pronunciato sperone la pendenza si attenua dopo di che, deviando sulla destra, si arriva a scorgere il rifugio che si raggiunge facilmente in pochi minuti.
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