lunedì, 28 maggio 2012
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Tête de Valpelline

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Autore
Autore: 
Enrico Bisazza
Scheda
Via: 
normale dal Rifugio Aosta
Foto: 
Tête de Valpelline © 2004 Enrico Bisazza
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
F
Grado Alpinistico: 
I
Attrezzatura: 
Corda, imbrago, piccozza e ramponi
Periodo Consigliato: 
luglio, agosto, settembre
Tempo Complessivo: 
14h30'
Tempo di Salita: 
8h00'
Tempo di Discesa: 
6h30'
Esposizione: 
Sud-Est
Quota di partenza: 
1960 m
Quota di Arrivo: 
3811 m
Dislivello: 
1851 m
Pericolo Oggettivo: 
Prestare attenzione alla presenza di crepacci
Accesso: 

Lasciata l'autostrada Autostrada A5 ad Aosta Est si imbocca la nuova superstrada per il Gran San Bernardo. Dopo qualche, chilometro, all'altezza di Gignod, si sovlta a destra in direzione della Valpelline. Da qui si percorre la SR28 sino al termine alla diga di Place Moulin, dopo aver superato gli abitati di Valpelline, Oyace e Bionaz.

Descrizione

Primo giorno
Lasciata l'auto nei pressi della diga si procede lungo la stradina sterrata che conduce al Rifugio Prarayer. Il primo tratto del percorso costeggia il lato settentrionale del lago e costituisce una piacevole passeggiata per chi ama gustare le suggestioni cromatiche: infatti il colore turchese delle acque non è facile da dimenticare. Dopo circa 45 minuti di cammino si supera il torrente che scende dalla Comba d'Oren e si incontra la piccola Cappella di La Lé (1992m) ed un caratteristico rascard ristrutturato; si prosegue in leggera salita sino ad incontrare dapprima un alpeggio ed in seguito il Rifugio Prarayer (2005m, 1h00').
Si oltrepassa il rifugio seguendo le indicazione per il Rifugio Aosta (10A) percorrendo un tratto quasi pianeggiante immerso nel lariceto; dopo alcuni minuti si attraversa il torrente Braoulé su di un paio di passerelle in legno sino a raggiungere il bivio per l'alpe Bella Tsa nei pressi di un ponte in legno. Si svolta a sinistra e si inizia a risalire un ripido pendio passando vicino ad un larice monumentale. Si esce dal bosco e si inizia a percorrere un tratto a mezza costa, svoltando lentamente verso sinistra ed inserendosi nella comba Tsa de Tsan. Ci si addentra nello splendido scenario glaciale del vallone procedendo intervallando tratti pianeggianti nei pressi del Buthier a rapide risalite su morene detritiche. Si raggiunge, verso la fine del pianoro, il bivio per la Tsa de Tsan (2520m, 3h30'): qui si incontra un ponticello che ci porta sulla sinistra orografica del Buthier e si procede in direzione del rifugio, ora visibile. Si procede ora su un terreno morenico marciando su detriti e sfasciumi che coprono i ghiacci; si supera un ponte naturale, qui vicino nasce il Buthier, giungendo ai piedi di una bastionata di rocce ferruginose. Qui inizia il percorso attrezzato: comodi pioli accompagnati da catene permettono di superare alcuni passaggi difficili causa le rocce levigate dall'erosione glaciale. In breve si raggiunge il pendio detritico sottostante il rifugio che, dopo una serie di tornanti viene infine raggiunto (2781m, 4h30').
Il rifugio è stato recente ristrutturato accogliente e ben rifinito.

Secondo giorno
A monte del rifugio si trova il ripido sentiero che sale tra roccette e terriccio fino ad attraversare la piccola valle morenica per portarsi alla base della salita attrezzata con catene che porta al Col de la Division (3314m), pur non presentando difficoltà le catene permettono una discesa sicura in caso di neve o ghiaccio considerata anche la mediocre qualità della roccia.
Sbucati al colle si apre maestoso il ghiacciaio che viene costeggiato risalendo una morena fino la termine della stessa, si consiglia quindi di affrontare il ghiaccio sul ripido a metà costa dove l’inclinazione permette comunque una salita non eccessivamente impegnativa, questo per evitare i lunghi aggiramenti dei crepacci.
Si susseguono una serie di piccole conche fino alla cima dove si apre la vista sul Cervino e la Dent d’Herens, quest’ultima cima ben più impegnativa utilizza lo stesso rifugio Aosta come base di partenza.
La discesa segue la via di salita con una lunga camminata che considerati i monotoni tratti di piano sembra non finire mai, tuttavia gli ampi e spettacolari panorami ripagano la fatica della discesa.

Bibliografia

Cartografia

Galleria fotografica

Le relazioni su questa meta

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Complimenti! da massimo