lunedì, 28 maggio 2012
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Tête des Crêtes

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sottotitolo: 
Dalla comba di Champillon
Autore
Autore: 
Benedetto Lorusso
Scheda
Foto: 
La Tête in versione invernale, a sinistra il canalino di salita
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
F
Grado Alpinistico: 
I
Periodo Consigliato: 
luglio, agosto, settembre
Tempo Complessivo: 
6h30'
Tempo di Salita: 
4h00'
Tempo di Discesa: 
2h30'
Esposizione: 
Est
Quota di partenza: 
2076 m
Quota di Arrivo: 
3258 m
Dislivello: 
1182 m
Pericolo Oggettivo: 
Caduta sassi
Tratti Esposti: 
Salto finale
Accesso: 

Dall’uscita d’Aosta dell’autostrada Autostrada A5 seguire le indicazioni per il Gran San Bernardo. Dopo il secondo tunnel prendere la strada per Valpelline e poi la deviazione a sinistra per Doues. Da questo villaggio seguire le indicazioni per Champillon fino al grande parcheggio di Plan Débat.

Introduzione

Descrizione

Da Plan Debat (2076m) si segue il sentiero per il Rifugio Letey al Champillon, sino alla Tsa di Champillon (2297), per abbandonarlo e seguire una strada di servizio verso destra sino quando la stessa non volta a sinistra per dirigersi verso alcuni impianti idraulici. La si abbandona allora per raggiungere su tracce di bestiame il crestone che scende dal monte Chenaille e che divide la comba di Champillon dalla Comba de Crêtes.
A questo crestone si può arrivare anche dalla Comba de Crêtes, abbandonando la strada poderale che porta alla Tsa d’Ansermin per raggiungere a sinistra la stalla a 2234m dalla quale un sentiero raggiunge il crestone.
Si segue la cresta dapprima erbosa, poi detritica sino a sbucare nell’ampio terrazzo tra lo Chenaille e la Tête des Crêtes. Conviene allora attraversare a destra per poi salire faticosamente il pendio detritico in direzione del canale che si scorge dal basso. Si sale questo canale alto circa 90 metri con le dovute precauzioni (specie in discesa) per il terreno instabile e la conseguenza possibile caduta di sassi sulle persone sottostanti. Si arriva così alla cresta tra Chenaille e Tête des Crêtes, di fronte il Monte Bianco.
Occorre ora salire un salto di una cinquantina di metri abbastanza appoggiato. Due passaggi richiedono l’uso delle mani, poi la pendenza diminuisce e più facilmente si perviene all’aerea vetta.

Note

La quota 3212 indicata da alcune carte, secondo il Buscaini (Alpi Pennine I, Guida dei Monti d’Italia) è errata.
Anche Osvaldo Cardellina quando descrive la traversata Crou de Bleintse – Salliousa, indica la quota 3258.

Bibliografia

Cartografia

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