lunedì, 28 maggio 2012
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Col Duc

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Autore
Autore: 
Benedetto Lorusso
Scheda
Via: 
Dal canalone est
Data del rilievo: 
20/05/2011
Foto: 
Il Berger de l'Aroletta domina il colle
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
EE
Grado Alpinistico: 
I
Impegno Fisico: 
Impegnativo
Pendenza max: 
45°
Periodo Consigliato: 
giugno,luglio,agosto,settembre,ottobre
Tempo di Salita: 
3h30'
Tempo di Discesa: 
2h30'
Esposizione: 
Est
Quota di partenza: 
1695 m
Quota di Arrivo: 
2704 m
Dislivello: 
1009 m
Pericolo Oggettivo: 
Caduta sassi nel canalone
Acqua: 
Abbondante
Accesso: 

Raggiunta l'uscita dell'autostrada Autostrada A5 di Aosta Est si imbocca la nuova superstrada per il Gran San Bernardo. Dopo qualche, chilometro, all'altezza di Gignod, si svolta a destra in direzione della Valpelline. Da qui si percorre la SR28 sino a Dzovenno (1575 m), da qui risalire una stradina asfaltata sino a raggiungere la frazione di Ruz (1696 m) seguendo le evidenti indicazioni per il Rifugio Crête Sèche.

Il colle Duc collega la comba di Crete Seche a Est con quella di Faudery ad Ovest e si apre tra la Guglia de l’Aroletta (o meglio il Berger de l’Aroletta, un monolite di sessanta metri che divide il colle dalla guglia) e la punta Duc.
Fu attraversato per la prima volta dall’abbè Henry che lo dedicò a monsignor Joseph Auguste Duc, vescovo di Aosta, autore di una "Histoire de l'Eglise d'Aosta" in dieci volumi, dove sono annotati, nella loro esatta grafia, i nomi di tutte le località valdostane.
Valico impegnativo per l’escursionista sia per le pendenze che per alcune roccette, facili ma non elementari, su entrambi i versanti.
Il versante Ovest è più appoggiato e meno sassoso.
Quello Est ha una pendenza di 45° e un’altezza di circa duecento metri.
Descrizione:
Da Ruz si segue il sentiero che in circa due ore porta al rifugio Crete Seche.
Dal rifugio si ignora il sentiero che sale al bivacco Spataro per prendere a sinistra il sentierino indicato da bolli gialli e dall’indicazione “Aiguille de l’Aroletta”, sentiero che supera un torrente su un ponte malandato, oltre il quale diventa una traccia tra detriti.
Seguirla finché si avvicina all’imbocco del soprastante canalone e allora la si abbandona per risalire i detriti che portano allo sbocco dello stesso.
Lo si risale faticosamente tenendosi per lo più sul fondo cercando il terreno più stabile.
Ad una trentina di metri dallo sbocco il canalone è interrotto da una cortina rocciosa.
Si supera sulla destra un masso con buoni appigli per raggiungere delle roccette più appoggiate oltre le quali l’ultimo pendio detritico porta allo stretto intaglio del colle.
Il panorama è ristretto, domina il rifugio ed in lontananza si vede il Cervino.
In discesa è inevitabile far cadere molti sassi, cautela se si hanno compagni.

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