Pogallo
Introduzione
Questo è uno dei percorsi più semplici che si possono fare all'interno della Val Grande, ma fa capire bene l'isolamento completo di questa zona, che è considerata la più vasta area di wilderness ancora presente in Italia. Il percorso quasi tutto sotto gli alberi, il fatto che il telefonino non "prenda", il non incontrare nessuno, come è successo a noi ai primi di ottobre, i sentieri scarsamente segnati (almeno nel 2003...), danno all'escursionista una sensazione ancestrale di solitudine totale, veramente emozionante, che è raro vivere ancora sulle nostre montagne addomesticate da strade interpoderali e impianti a fune.
Descrizione
La mulattiera per l'Alpe Pra' - Capanna dell'Alpino, parte di fianco alla chiesa (732m), a sinistra della fontana, sale a gradini per attraversare il paesino, ed al bivio prosegue a destra seguendo l'indicazione di una freccia. Il percorso si snoda nel bosco, a tratti più ripido, a tratti più dolce, passa di fianco ad alcuni vecchi edifici, e finalmente esce fuori dagli alberi con una bella scalinata in pietra; alla svolta il panorama si allarga sulle montagne circostanti, si individua il mont Fajé, e si prosegue tra le felci, mentre compaiono sotto di noi il Lago Maggiore e il lago d'Orta. A sinistra si vedono alcune corti (alpeggi) ormai diroccati, e un grosso pietrone con coppelle e incisioni, segno che questa zona era già abitata centinaia di anni fa. Il rifugio è vicino, la bandiera italiana sventola sul tetto; dal rifugio si vedono il Monte Rosa e le guglie dei Corni del Nibbio; è gestito dalla sezione di Intra dell'Associazione Nazionale Alpini (1250m, un'ora e quaranta). Proseguire salendo dietro il rifugio, nel bosco di faggi, leggermente a sinistra, e in breve raggiungere a destra un intaglio scavato nella roccia, che permette il passaggio nella val Pogallo, abbastanza ampio da consentire anche il transito degli animali che andavano a caricare le corti (cioè salivano agli alpeggi nella stagione estiva). Appena oltre il passaggio, il panorama si apre su tutta la val Pogallo; scendiamo a destra, verso l'alpe Leciuri, anch'essa abbandonata, e in basso individuiamo tra gli alberi la corte di Pogallo. Pogallo è famosa perché fu teatro di tragici fatti durante la seconda guerra mondiale, e perché fu il centro del disboscamento dell'inizio del '900. Il primo tratto di discesa è su pascoli, poi il sentiero entra nel fitto bosco, attenzione agli ometti, non è molto ben segnato, scende a tornanti fino alla cappella di Cima Selva; fino al 1904, anno in cui fu finito il sentiero che costeggia il rio Pogallo, questa era l'unica via per raggiungere la corte. Si continua a scendere attraversando qualche ruscello, fino all'alpe Caslù, anch'essa diroccata, e quando si esce finalmente dal bosco fitto, si raggiunge Pogallo (1h30'). Pogallo è in fondo alla valle, circondato dalle cime della Valgrande. Agli albori del '900, come spiegano le numerose tabelle posizionate dall'ente parco, un imprenditore svizzero, Carlo Sutermeister, ereditò a soli 22 anni dallo zio le sue proprietà in Italia, e trasformò questìangolo sperduto in una vera e propria comunità; confluirono qui centinaia di lavoratori, alcuni con le famiglie; l'imprenditore costruì e sistemò case, una infermeria, un'osteria, asilo e scuole elementari, officina, forno, una postazione per due carabinieri, il tutto dotato di luce elettrica, e sostituì il trasporto dei tronchi che avveniva facendoli scendere lungo l'acqua del torrente, con una teleferica lunga 10 km. Si preoccupò anche di sottoscrivere un'assicurazione che coprisse i molti incidenti che avvenivano durante il taglio dei tronchi. Risale agli albori del '900 anche la mulattiera che lungo il rio Pogallo ritorna a Cicogna, una vera opera d'arte, in pietra, a tratti a sbalzo sul torrente. Visitata la corte e fatto rifornimento alla bellissima fontana, seguire il sentiero che attraversa i pascoli ed entra nel bosco, sulla destra orografica del rio. l'acqua è onnipresente, ci accompagna con il uo gorgoglio a tratti sommesso, a tratti forte, a lato della mulattiera, a sinistra sotto di noi e lungo il percorso, che attraversa i ruscelli con diverse passerelle. La mulattiera è tutta in pietra, sostenuta da muri a secco imponenti, con larghe lose, scende e sale a gradoni e procede con scorci sulle lame del torrente, dove l'acqua limpidissima forma pozze, cascate e gole, chiari pietroni levigati nei secoli; ad un certo punto è possibile attraversare il rio Pogallo su di un ponte per ammirare un orrido impressionante. Il percorso passa fino a cento metri dal livello del torrente per poi arrivare quasi a costeggiarlo; lungo il tragitto, molti cartelli dell'ente parco ad illustrare la zona, rigogliosissima, e anche tante lapidi a ricordare i pescatori che hanno perso la vita nel torrente perché sono scivolati o sono stati travolti dalle piene. La sensazione, forse anche per non aver incontrato nessuno lungo tutto il tragitto, è quella di solitudine e isolamento totale, acuito dal fatto di camminare perennemente sotto gli alberi, per lo più castagni. Dopo di aver aggirato un crinale panoramico, ritorniamo a Cicogna con percorso in leggera salita (1h20' - 4h30' in totale).
Autore
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Cartografia
- Laghi Maggiore d'Orta e di Varese, Foglio 12, scala 1:50.000, Istituto Geografico Centrale
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