lunedì, 28 maggio 2012
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Alpjerung

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Autore
Autore: 
Giancarlo Beretta
Scheda
Segnavia: 

bolli bianco-rossi

Data del rilievo: 
26/05/2012
Foto: 
alpjerung
Tipologia Percorso: 
Parzialmente Circolare
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
da Maggio a Ottobre
Tempo Complessivo: 
5h45'
Dislivello: 
972 m
Distanza percorsa: 
15,00 km

Alpjerung è un panoramico poggio situato appena al di là del confine italo-svizzero del Sempione e più precisamente sulla cresta che dalla Punta Valgrande scende al fondovalle nei pressi di Gondo; sopra esso si trova un bel pascolo con l’omonima baita e, pochi metri al di sopra, si trova una croce lignea. L’escursione si sviluppa nella Alpjerwald: un vallone con boschi, alpeggi e pascoli molto ben curati; l’itinerario, molto panoramico nella sua parte alta, si svolge compiendo un “tour” immersi in questa natura dove si possono altresì vedere molti esemplari di fauna alpina (marmotte, cerbiatti, stambecchi). Il panorama ci offre lo spettacolo degli imponenti versanti nord orientali di Weissmies e Lagginhorn, con alle loro pendici le vallate dell’omonimo parco naturale, e delle vette di confine con le valli Divedro e Bognanco.
Descrizione
Dal parcheggio si attraversa la strada e si imbocca la stradina asfaltata con il cartello di divieto di transito che si alza poco distante alla destra della casermetta; subito al primo tornante si prende un sentiero, indicato da una visibile freccia rossa sul terrapieno in cemento, che risale lo scosceso pendio boschivo tagliando alcuni tornanti. Ripresa la strada si prosegue sino al tornante successivo e da qui si rientra sul sentiero che ancora un paio di volte incrocia la poderale passando dalla baita di Sistulmatta (1437 m) e successivamente da una successiva (1532 m). Tagliati ancora alcuni tornanti si raggiunge il pascolo con le baite di Biela (1592 m) situate sulla destra e, attraversatolo, si trovano alcune paline in corrispondenza di un bivio; ora si devia a destra scendendo sino al torrente , che si attraversa su un ponte, per poi risalire all’alpeggio di Chemi (1587 m). Attraversatolo si rimane leggermente sulla destra e ci si addentra in un bel bosco di sempreverdi nel quale si oltrepassa una baita diroccata ed un bivio (1795 m), tenendo anche qui sempre la destra, per uscire in uno spazio più aperto arrivando alle baite di Piäneza (1871 m). Qui si lascia a sinistra un sentiero che sale direttamente il pendio per imboccare quello sulla destra che si dirige verso il bosco compiendo un lungo traverso quasi pianeggiante che contorna una ripida fiancata; arrivati ad una larga costola boschiva la si risale con un tratto ripido giungendo alle paline situate vicino all’alpeggio di Corwetsch (2029 m) che in breve si raggiunge. Tenendo sempre la destra si supera subito un altro bivio continuando sul traverso che, con percorso pressoché pianeggiante, raggiunge la baita isolata di Alpjerung appena sopra la quale, sulla sinistra, si trova la panoramica croce lignea (2092 m).
Al ritorno si passa ancora per Corwetsch e, raggiunta la palina, si continua col traverso a mezzacosta raggiungendo dapprima le baite di Gisa (2044 m), dove si ignora il sentiero che scende a sinistra, e successivamente quella di Erblatte (1970 m); qui si devia decisamente alla sinistra scendendo su terreno erboso per entrare nuovamente nel bosco dove il sentiero un po’ ripido ci permette di perdere quota rapidamente. Giunti quasi sul fondovalle si trova un bivio dove si lascia un sentiero alla sinistra per proseguire nella discesa che in breve ci porta ai pascoli sottostanti dove si trovano alcune baite (1655 m); raggiunta la strada consortile la si percorre passando di fianco ad uno sbarramento idrico artificiale e, superato un ponte, si superano le baite di Stäg (1627 m) dalle quali in breve si giunge nuovamente al bivio dell’andata a quota 1795 m e da questo al punto di partenza.

Sui sentieri del Resegone

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sottotitolo: 
giro ad anello Erve-Punta Cermenati-La Passata-Erve
Autore
Autore: 
Rita Tarussello
Scheda
Segnavia: 

11-571-17-576

Data del rilievo: 
19/05/2012
Foto: 
Dalla Punta Cermenati
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EE
Periodo Consigliato: 
maggio, giugno, settembre, ottobre
Tempo Complessivo: 
8h35'
Dislivello: 
1560 m
Distanza percorsa: 
17,60 km

INTRODUZIONE
Il Resegone si erge con le sue pareti dolomitiche a est di Lecco, tracciando il confine tra la provincia di Lecco e quella di Bergamo. Le sue guglie, tutte comprese tra 1600 e 1875 metri, sono disposte da nord a sud quasi a formare una sega (resega, in dialetto lombardo) da cui il nome. La Punta Cermenati (1875 m) è la cima più alta ed è posta in posizione pressoché centrale rispetto alle altre cime.
Il versante ovest, lecchese, si presenta con pareti scoscese e profondi canaloni. I percorsi di salita sono generalmente ripidi e impegnativi. Questo versante ospita, oltre a numerose vie di arrampicata, anche quattro vie ferrate di impegno differente, una delle quali è considerata fra le più difficili nelle Prealpi Lombarde.
Il versante bergamasco, quello orientale sulla Valle Imagna, è viceversa dolce e boscoso fin quasi alla cima ed è molto frequentato in inverno dagli scialpinisti.

L’itinerario qui illustrato compie un anello con partenza da Erve (596 m) sul versante lecchese, sale diretto alla Punta Cermenati toccando la Capanna Alpinisti Monzesi e risalendo il canalone della Val Nigra, quindi scende sul versante bergamasco andando ad intercettare l’anello del Resegone e DOL (Dorsale Orobica Lecchese). Prosegue quindi in direzione sud fino al Passo della Porta e da qui ritorna sul versante ovest scollinando alla Passata. Riportatosi sul versante di Lecco il sentiero scende infine a Erve passando per la Sorgente San Carlo.

Buco della Sabbia

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Data del rilievo: 
01/05/2012
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EE
Attrezzatura: 
Fonte di illuminazione
Periodo Consigliato: 
tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
2h30'
Dislivello: 
175 m

INTRODUZIONE
Gita di breve durata ma di grande interesse geologico e paleontologico, non molto conosciuta e piuttosto trascurata nella manutenzione del percorso (assenza di segnalazione a vernice e indicazioni solo ai bivii principali). La meta è una piccola grotta localmente conosciuta da sempre, ma studiata a fondo fra il 1956 e il 1964; si tratta di una cavità carsica di circa 15 metri suddivisa in tre locali uniti da passaggi a cunicolo. L'asportazione di successivi strati di sedimentazione sabbiosa ha rivelato la presenza di ossa di animali selvatici (cervi, caprioli, gatti selvatici, uccelli, tartarughe - il tutto probabile resto di pasti), strumenti di pietra, ceramica e rame e - nell'ultima camera - ossa umane fatte risalire all'epoca di una locale civiltà eneolitica. Lungo il percorso si incontrano anche una parete rocciosa fossilifera (principalmente alghe) e una cava di minerale calcareo (carbonato di calcio e magnesio cristallino) con i resti delle attrezzature tecniche, il tutto abbandonato alla fine degli anni '80. Il ritorno avviene lungo una carrareccia ricalcante un percorso romano tracciato in quota per evitare le paludi del sottostante Lago di Annone.

DESCRIZIONE
Dal parcheggio 275m, seguendo le scarse paline indicatrici, ci si porta alla base della montagna (Monte Cornizzolo) lungo una strada parallela al versante; in corrispondenza di una valletta con torrente si stacca a sinistra il nostro sentiero. Con regolare salita nel bosco ceduo si raggiunge la grande roccia del Sasso Bicicola, un calcare rosso ricco di fossili; si prosegue fino ad un bivio non segnalato, dove si sale a sinistra su gradini di legno per portarsi al terrazzo scavato della Cava di Borima: nei pressi si notano, ormai fagocitati dalla vegetazione, i resti degli edifici di servizio e una tramoggia per la macinatura grossolana del minerale. Il sentiero si trasforma in quello che resta della pista carrareccia di accesso alla cava e lo si segue in discesa fino al primo tornante, dove ricomincia la traccia pedonale. Nei pressi di un grosso masso erratico si nota un bivio: dopo aver visitato a sinistra una "casota" (antica costruzione rurale a cupola in pietra a secco, destinata al ricovero provvisorio di persone ed attrezzi) si prosegue a destra lungo il bosco cespuglioso fino a risalire su terreno ghiaioso alla base di una compatta parete di roccia (Palestra di Civate). Imboccando una cengia attrezzata con catena di sicurezza si risale il margine destro della falesia fino a trovarsi su di un piccolo pulpito terroso, dove è evidente la larga fessura del Buco della Sabbia 450m circa. Dopo la visita, si sale una gradinata che porta a confluire in un sentiero sassoso sul percorso Civate-Cornizzolo. Con vista panoramica sui Laghi di Annone ed Oggiono, si scende verso destra fino a raggiungere una carrareccia fra i terrazzamenti agricoli di Pozzo di Civate. Si segue la pista ("strada romana") verso destra attraversando alternatamente aree boscose e ampie radure a prato su terrazzamenti in parte abbandonati. Oltrepassati i ruderi della Cascina Baroncello (tipico edificio rurale dell'alta pianura lombarda, con architettura ad archi) si giunge su asfalto e in breve si torna all'inizio del sentiero. Da qui al parcheggio per la via di andata.

Nordic Walking Park di Champlong

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Autore
Autore: 
Marisa Venturini
Scheda
Difficoltà: 
T

GLI ITINERARI
Champlong è una località, in comune di Verrayes, ai piedi della Becca d'Aver, raggiungibile sia dalla strada statale n. 26 (seguendo le indicazioni per il capoluogo di Verrayes e proseguendo poi verso le frazioni alte del comune sino all'area pic-nic, sia percorrendo la strada regionale della Valtournenche, raggiungendo il comune di Torgnon (bivio ad Antey-Saint-André) per poi dirigersi verso il Col Saint-Pantaléon che collega appunto i comuni di Torgnon e di Verrayes.

Croce del Cavallo

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Autore
Autore: 
Giancarlo Beretta
Scheda
Segnavia: 

B6, bolli bianco-rossi

Data del rilievo: 
12/05/2012
Foto: 
arrivo in vetta
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
da Maggio a Ottobre
Tempo Complessivo: 
5h15'
Dislivello: 
1148 m
Distanza percorsa: 
10.830,00 km

La Croce del Cavallo è una cima poco pronunciata della bassa valle ossolana situata sullo spartiacque che separa la Valle Anzasca, a sud, dalla Valle Antrona, a nord e la sua salita è consigliata, proprio per le quote su cui si svolge, nei periodi di inizio o fine stagione escursionistica. Dalla vetta, dove si trova appunto una grossa croce metallica, il panorama è comunque aperto a nord verso le prealpi della valle Antrona dove svetta il Pizzo d’Andolla, ad est sulle cime del comprensorio di Macugnaga, mentre verso sud si trovano le cime che separano la Valle Anzasca dalla Valle Strona e Sesia. Il tracciato si sviluppa su sentieri un po’ dimenticati che rimontano una lunga e ripida costola boschiva dove i bolli di vernice sono spesso sbiaditi e la traccia, evidente nelle faggete, si perde spesso nei pressi dei pochi alpeggi e dei piccoli pianori erbosi. Nel ripido tratto finale, in caso di disgelo o recenti piogge, bisogna inoltre prestare attenzione alla scivolosa erba olina che ricopre la dorsale.
Descrizione
Dalla sbarra si prosegue sulla strada che risale il basso versante boschivo con alcuni tornanti tagliandone eventualmente qualcuno sulle tracce di sentiero che da essi si dipartono. Si giunge così all’Alpe Quaggiui (968 m) dove si trova una palina che ci indica di proseguire alla destra; si attraversa il prato dirigendosi verso le baite di sinistra che si attraversano andando a riprendere poco sopra la strada. Questa si attraversa in direzione di un grosso masso al quale è fissato il cavo metallico di una teleferica e si prosegue su esigue tracce di sentiero in direzione di due baite ben visibili più in alto, passando prima davanti ad una cappelletta. Raggiuntele (1058 m) si passa tra di esse e si prosegue verso altre due baite soprastanti (1088 m) dove si passa in mezzo alle costruzioni arrivando ad un piccolo slargo brullo che si taglia a sinistra, senza rientrare nel bosco, per risalire un breve tratto ripido che conduce all’Alpe Camurè (1146 m). Oltre le baite il sentiero si perde e, per ritrovarlo, si risale un corto pendio di erba e terra puntando verso un grande faggio, situato al limitare del bosco superiore, dove sul tronco si trova un bollo segnavia. Ora il percorso, risalendo i ripidi versanti con numerosi tornanti, si snoda per un lungo tratto in una splendida faggeta all’interno della quale si passa da una cappelletta arrivando ad un bivio con una traccia proveniente da sinistra, che si ignora; giunti fuori dal bosco si supera una seconda cappelletta dalla quale si raggiungono le visibili baite superiori dell’Alpe Cimalbosco (1436 m). Attraversate verso destra le ormai diroccate costruzioni si raggiunge la più alta di esse e, poco dopo, si arriva in no spiazzo dove si trova una palina metallica che ci indica di proseguire a sinistra per rientrare di nuovo brevemente nel bosco. Risalito dunque un breve tratto tra la vegetazione il sentiero si perde un po’ e, cercando di individuarne la labile traccia, si supera direttamente un ripido risalto erboso che ci porta, fuori dalla vegetazione, sulla dorsale erbosa. Ora la traccia scompare ma il percorso è ormai evidente e quindi si risale il largo crinale che via via si fa più ripido sino ad arrivare proprio sotto la vetta dove la pendenza diviene eccessiva; da qui ci si sposta verso sinistra dove spiana un po’ compiendo subito dopo, sempre su pendenza sostenuta, un ampio tornante a destra che ci porta alla croce di vetta.

Monte Cancervo, Monte Venturosa

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sottotitolo: 
Giro ad anello nelle Orobie Bergamasche
Autore
Autore: 
Rita Tarussello
Scheda
Segnavia: 

102

Data del rilievo: 
12/05/2012
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EE
Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
5h30'
Dislivello: 
1468 m
Distanza percorsa: 
15,40 km

La bastionata rocciosa che ospita i monti Cancervo (1835 m) e Venturosa (1999 m) si trova nella Val Taleggio a nord-ovest dell’abitato di San Giovanni Bianco. La struttura calcarea della roccia che caratterizza tutta la zona crea uno spettacolare ambiente di torrioni, pinnacoli e doline che si ergono sopra verdi prati e boschi di faggio. Escursione particolarmente suggestiva se effettuata in autunno inoltrato o in presenza di neve.
Il tragitto qui esposto offre la possibilità di compiere un giro a due anelli, non tornando mai sui propri passi se non al passo Grialeggio, posto tra il Cancervo e il Venturosa.

Il Mottaccio

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

rosso/bianco

Data del rilievo: 
22/04/2012
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
E
Periodo Consigliato: 
aprile, maggio, giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre
Tempo Complessivo: 
5h00'
Dislivello: 
1096 m

Introduzione

Gita poco conosciuta che, attraversando le bellissime praterie di alcuni maggenghi, conduce ad un punto di vista unico sulla mitica parete nord del Pizzo di Prata: parete conosciuta localmente per la difficile e pericolosa praticabilità, salita per la prima volta negli anni '20 o '30 e poi ripetuta in pochissime occasioni. Meraviglioso il panorama in condizioni invernali, ma la gita, tecnicamente fattibilissima anche con le racchette da neve, necessita di una buona conoscenza del percorso anche senza poter usufruire delle segnalazioni a vernice.

Il Sentiero dei Ciclopi

2
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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Segnavia: 

piccoli bolli gialli

Data del rilievo: 
30/04/2012
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EE
Grado Alpinistico: 
II+
Periodo Consigliato: 
in assenza di neve
Tempo Complessivo: 
2h30'
Dislivello: 
160 m

INTRODUZIONE
L'area del Sasso Remenno è ben nota nell'ambiente alpinistico come centro di arrampicata ormai da vari decenni (prime vie di esercitazione del Soccorso Alpino negli anni'50), ma la vera scoperta ad uso sportivo risale a circa 35 anni fa. Inizialmente vennero sviluppati percorsi anche su molti massi sparsi attorno al principale, ma ora molte di queste "vie" risultano abbandonate e quasi completamente fagocitate dalla vegetazione. Pochi anni fa l'ERSAF (Ente Regionale per i Servizi all'Agricoltura e alle Foreste) ha restaurato, segnalato e attrezzato un sentierino che percorre ad anello l'area di massi minori circostanti il Sasso Remenno. Il percorso rimane tuttora poco agevole e da cercare attentamente sul terreno, senza lasciarsi confondere dalle tracce delle numerose capre.

DESCRIZIONE
Dal Centro Polifunzionale della Montagna ci si porta a varcare il Torrente Masino sul ponte presso il laghetto del Moss e si svolta a sinistra in direzione di Visido sulla pista ciclo-pedonale. Dopo aver oltrepassato una cava di granito, alcuni massi frequentati per il bouldering e le baite della contrada Visido, si raggiunge il Campeggio Sasso Remenno: lungo questo tratto è possibile osservare alcune aree d'arrampicata di alta difficoltà. Si torna ad attraversare il Masino sul ponte di accesso al campeggio e si raggiunge la provinciale: la si segue verso sinistra andando a passare sotto l'impressionante parete nord del Sasso Remenno. Si prosegue fino al piccolo parcheggio sulla destra presso una villetta isolata: il sentiero inizia (tabella con itinerario di massima) sul lato sinistro del piazzale. Subito ci si dirige sotto la lama affilata del masso Aperacheio ad uno stretto passaggio sotto il masso Orologio del Tempo; da qui si va ad avvicinare - ai margini di un pascolo cespuglioso - il Sasso delle Crepe e lo spettacolare Scivolo. Risalendo a zigzag fra sassi e blocchi minori si entra in una grotta dove il passaggio, umido e scivoloso, è agevolato da una corda fissa; proseguendo anche ripidamente nel bosco e destreggiandosi sui sassi, si raggiunge un bivio: si prende a sinistra e, passando sotto l'obelisco della Torre, si raggiunge in breve una valletta sotto i Sassi delle Capre che - a saliscendi - prelude l'impressionante Antro di Polifemo. Questa galleria di massi accatastati introduce ad un prato a forma di conca chiuso fra i Sassi delle Capre e l'incombente Grande Grigio; sul lato sinistro del prato la spaccatura del Canyon conduce profondamente all'interno dei Sassi delle Capre: il corridoio umido e muschioso è diviso in due tratti da un masso incastrato sotto cui ci si insinua per raggiungere il fondo. [E' possibile salire in cima ai Sassi delle Capre seguendo - dal fondo del Canyon - un camino obliquo, inclinato e doloroso a percorrersi, di III grado su roccia lichenosa]. Tornati nel prato, si sale alla base del Grande Grigio su traccia smossa e si contorna la roccia verso destra fino a portarsi sulla non vasta ma piana sommità: grande panorama sui massi sottostanti, i monti della Val di Mello e tutta la piana della Valmasino da San Martino a Cataeggio. Tornati all'Antro di Polifemo, si scende a passare sotto la grotta della Lama e si traversa verso sinistra in piano fino ad una radura sotto la Tartaruga; si piega verso destra raggiungendo e poi contornando il Ranocchio e, dopo uno stretto passaggio fra i blocchi, arrivando alla base dell'Albero delle Lucciole (frequentato masso-palestra). Si sfila sotto la parete poi si piega a sinistra scendendo fra i massi posti come enormi gradini fino ad incrociare un largo sentiero: verso sinistra si raggiunge la parete ovest del Sasso Remenno e verso destra si scende al prato della parete sud. Seguendo la direzione del ruscello presso la parete sud si torna sulla strada nelle immediate vicinanze del parcheggio all'inizio del sentiero; seguendo la provinciale per alcune centinaia di metri, si torna a Filorera, alle spalle del Centro Polifunzionale della Montagna.

Tsa d'Ansermin

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sottotitolo: 
nella comba de Cretes
Autore
Autore: 
Benedetto Lorusso
Scheda
Data del rilievo: 
28/04/2012
Foto: 
La Tsa e la Salliousa
Tipologia Percorso: 
A/R
Difficoltà: 
WT3
Periodo Consigliato: 
Quando c'è neve
Dislivello: 
898 m
Distanza percorsa: 
8,90 km

Bella gita di medio impegno in un ambiente selvaggio e poco visitato d'inverno.
Si può fare anche con gli sci e allora in discesa è meglio passare per la Chevriere.
Attualmente (Aprile 2012) la strada per La Chevriere, nel tratto iniziale tra la stalla e i tornanti, è interrotta da alberi abbattuti da una valanga caduta nel dicembre 2011.
In salita si passa a monte di questi alberi, in discesa a valle (faticoso).
Con il termine "tsa" si intende la baita più alta di un alpeggio.

Ferrata "Delio Ossola" al Monte San Salvatore

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Autore
Autore: 
Marco Bonati
Scheda
Data del rilievo: 
25/04/2012
Foto: 
Vetta del Monte San Salvatore da Melide
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EEA
Grado Alpinistico: 
VI-
Periodo Consigliato: 
tutto l'anno
Tempo Complessivo: 
3h00'
Dislivello: 
420 m

INTRODUZIONE
Itinerario attrezzato poco conosciuto, molto breve ma anche molto atletico. Risale zigzagando in verticale due speroni rocciosi separati da un breve sentierino di unione; l'attrezzatura è esemplare per costruzione, funzionalità e manutenzione: un unico grosso cavo di progressione e di sicurezza, molto teso e rassicurante accompagna dall'inizio alla fine della ferrata. Il percorso è sempre verticale ed esposto, spesso anche strapiombante, agevolato talora da staffe metalliche indispensabili. La roccia - dolomia pura - appare piuttosto fratturata, ma in fondo è più solida di quanto sembri; l'itinerario è fattibile anche - benchè richiedente maggior attenzione - dopo piogge recenti, risultando scarsamente scivoloso anche se sottoposto a stillicidio. Da evitare assolutamente la zona in caso di temporali: la frequenza di scariche elettriche a terra sul San Salvatore è molto maggiore della media svizzera. Per chi volesse salire la ferrata arrampicando senza gli aiuti artificiali, la difficoltà da considerare è almeno di 5b.
Dalla vetta si ammira il più celebrato panorama su tutto il Lago di Lugano e le valli che vi convergono; interessante anche la visita al Santuario e al piccolo museo annesso.

DESCRIZIONE
Dal piccolo parcheggio della funicolare 492m si sale a sinistra seguendo le precise indicazioni; al di là della ferrovia si percorre una larga mulattiera nel bosco fino ad un bivio segnalato: si prende a destra il sentiero per la ferrata. In ripida salita a stretti tornanti intagliati nel pendio si sale nella boscaglia fino al piede delle rocce dove inizia l'attrezzatura. Il primo traverso con un salto verticale di alcuni metri appare subito molto selettivo e rappresentativo dello "stile" del percorso; si prosegue in verticale alternando spostamenti a destra e a sinistra per usufruire dei varchi più accessibili fra gli strapiombi o le placche lisce. In breve si raggiunge il termine del primo tratto e un esposto sentierino porta alla base aggettante del secondo salto; subito si affronta il passaggio più spettacolare dell'intero percorso, un traverso strapiombante molto ascendente a sinistra sotto un tetto incombente. Si prosegue usufruendo spesso di staffe metalliche fino a un traverso orizzontale a sinistra (l'unico con cavo un po' lasco) che conclude la via ferrata. Un sentierino lungo una valletta boscosa riconduce alla mulattiera che avevamo abbandonato al bivio iniziale: si sale a destra verso la vetta (numerosi punti panoramici lungo il percorso, il migliore in cima al roccione detto "Sasso del Cucù"). In breve si raggiungono le costruzioni poste sulla vetta del Monte San Salvatore 912m: stazione della funicolare, ristorante, santuario (completissimo il panorama dalla terrazza sul tetto) e museo. Quest'ultimo presenta diverse piccole sale allestite nei locali dell'antico Ospizio della "Arciconfraternita della Buona Morte ed Orazione sotto il titolo di Santa Marta di Lugano": sono in mostra documenti, quadri, oggetti per il culto e costumi pertinenti alla confraternita; al piano superiore una collezione geologico/speleologica e materiale inerente il "Centro di ricerca sui fulmini" attivo sul San Salvatore dal 1943 al 1982.
Per il ritorno si percorre la via di salita fino al punto di innesto del sentierino in uscita dalla ferrata e poi si prosegue in regolare discesa - talora gradinata - lungo la cresta NNE del monte; oltrepassata la località Muretti 685m (tratto di mulattiera protetto e sostenuto da una imponente muratura a picco sul sottostante lago), alcuni zigzag riportano agevolmente al bivio iniziale e quindi al parcheggio.