sabato, 19 aprile 2014
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Un weekend tra la Val di Rhêmes e la Valsavarenche

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sottotitolo: 
per il Colle Basei all'andata, per il Colle di Entrelor al ritorno.
Autore
Autore: 
Rita Tarussello
Scheda
Segnavia: 

11a, 13b, 9

Data del rilievo: 
18/08/2010
Tipologia Percorso: 
Circolare
Difficoltà: 
EE
Impegno Fisico: 
alto
Impegno Psichico: 
medio-alto
Periodo Consigliato: 
luglio, agosto
Durata: 
2 giorni
Tempo Complessivo: 
15h30'
Tempo di Salita: 
10h00'
Tempo di Discesa: 
5h30'
Quota di partenza: 
1723 m
Quota di Arrivo: 
1723 m
Dislivello: 
2192 m
Quota Massima: 
3176 m
Distanza percorsa: 
41,70 km
Pericolo Oggettivo: 
nessuno
Tratti Esposti: 
Accesso: 

Autostrada A5 uscita Villeneuve, SR 23 fino a Introd, poi SR 24 fino a Rhèmes-Notre-Dame.

Lungo giro ad anello di due giorni da Rhêmes-Notre-Dame al rifugio Città di Chivasso in Valsavarenche passando per il Colle Basei, e ritorno in Val di Rhêmes per il Colle di Entrelor.
Un piccolo trekking per chi ama camminare in alta quota e in perfetta solitudine per gran parte del percorso.

Primo giorno: da Rhêmes-Notre-Dame al rifugio Città di Chivasso.
Durata del percorso: 8 ore
Lunghezza: 20,2 km
Dislivello in salita: 1453 m
Dislivello in discesa: 579 m

Lasciata l'auto all’ingresso del paese presso l’ampio parcheggio sulla destra, si traversa il ponte sulla Dora di Rhêmes e si supera il capoluogo di Bruil costeggiando la destra idrografica del torrente (sentiero n. 11A). Si prosegue con andamento pressoché pianeggiante su sentiero tra prati e vegetazione di larici, si supera il borgo di Chaudanne e il successivo laghetto fino al villaggio di Pelaud. Si prosegue sempre costeggiando il torrente e dopo circa un’ora di cammino si giunge ad un bivio, da cui a sinistra parte il sentiero che sale al Col Leynir.
Si volta invece a destra, si attraversa il torrente su un ponte e si giunge al villaggio di Thumel, dopo il quale si imbocca per un breve tratto la strada asfaltata che si lascia molto presto per prendere il sentiero n. 13 sulla sinistra idrografica della Dora di Rhêmes. Si cammina ora dapprima sotto un roccione, successivamente in zona aperta e più rocciosa. Si attraversa un torrente su una piccola cascata e si continua per dossi e avvallamenti puntando in direzione della Granta Parei, che troneggia in fondo alla valle.
Con moderata salita si arriva ad una carrareccia nei pressi di una bella e grande cascata, la si percorre per un breve tratto e dopo un ponte, prima di alcuni tornanti, si taglia a destra sotto la bastionata sulla quale sorge il rifugio Benevolo che si raggiunge in breve tempo (2287 m, ore 3).

Dal rifugio ci si riporta sulla poderale andando ad intercettare, su un sasso, il segnavia per il sentiero n. 13B. Si sale per pascoli tenendosi a sinistra del torrente che scende in un letto roccioso. La salita è moderata. Si continua per un lungo tratto a mezza costa su terreno via via sempre più aspro, si attraversa il primo dei tanti torrenti che confluiscono nella Dora di Rhêmes e ci si innalza più decisamente sulla morena, mentre sulla destra appare il lago di Fond.
L’ambiente è ormai di alta montagna; si procede su terreno detritico aiutati nell’orientamento da vistosi ometti, mentre già si presenta davanti la linea del colle e della Punta Basei. Da quota 2700 m circa si contorna il ghiacciaio di Lavassey portandosi, tra sfasciumi e con salita più ripida, al colle della Nivoletta (3124 m). Da qui verso destra, procedendo sulla larga cresta, si raggiunge il Colle Basei (3176 m) punto più alto dell’intera escursione.
Dal colle si ha subito la vista grandiosa della testata della Valsavarenche, con i suoi ghiacciai e i numerosi laghi del Nivolet.
Si scende su traccia tra neve e sfasciumi riportandosi sotto il colle della Nivoletta e da qui, sempre su terreno detritico, ci si abbassa con largo semicerchio su esile sentiero che raggiunge un dosso più erboso, con bella vista sui laghi Rosset e Leytà, prosegue sotto alcuni roccioni e scende poi vertiginosamente verso quest’ultimo. Raggiuntolo, lo si supera attraversandolo nel tratto in cui si unisce a un più modesto laghetto e si risale poi un dosso per ridiscenderlo poco dopo collegandosi al sentiero n. 3C proveniente dal Col Rosset. Si segue ora il sentiero 3C sulla destra in direzione sud, ma lo si lascia subito dopo l’attraversamento del torrente. Si prosegue invece sulla traccia lungo il torrente e poco più avanti, traversata la strada asfaltata, si sale per un sentierino che porta al rifugio Città di Chivasso (2600 m, ore 8).

Secondo giorno: dal rifugio Città di Chivasso a Rhêmes-Notre-Dame.
Durata del percorso: 7 ore e 30'
Lunghezza: 21,5 km
Dislivello in salita: 739 m
Dislivello in discesa: 1613 m

Dal rifugio Città di Chivasso l’itinerario inizia percorrendo la strada che fiancheggia i laghi del Nivolet in direzione nord-est. Superato il rifugio Savoia si incontra una palina recante diversi segnavia. Si prosegue diritti per circa un’ora poi si imbocca a sinistra il sentiero n. 9 che si distacca dalla strada e sale a mezzacosta lungo il versante est della Valsavarenche. Tutto questo percorso è fiancheggiato dall’imponente ghiacciaio del Gran Paradiso, mentre di fronte si eleva la Grivola dal suo versante sud-ovest. Di sotto a destra le anse della Dora di Nivolet.
La bellezza dell’ambiente non è descrivibile: si cammina senza sforzo immersi nella luce e nel silenzio. Unici suoni sono l’acqua dei torrenti e il fischio delle marmotte. Dopo meno di mezz’ora dall’inizio del sentiero n. 9 parte sulla sinistra la traccia per il casotto del Parco, visibile più in alto. Siamo a Plan Borgnoz, a quota 2630 circa. Sulla destra si stacca il sentiero che scende a Pont.
Si prosegue in piano con lievi saliscendi lungo il sentiero erboso, intervallato da quel che resta della vecchia mulattiera reale. A quota 2615 il percorso curva a sinistra e scende leggermente per entrare nel magnifico Vallone di Meyes, dove pascolano indisturbati i camosci.
Attraversato il torrente, dopo il bivio con il sentiero n. 6, si volge prima leggermente a sinistra e successivamente si compie una larga curva a destra seguita da qualche tornante che scollina presso il Colle Manteau (2789 m, ore 3).
Si scende sul versante opposto tra sfasciumi e rocce rotte, il sentiero è comunque ben visibile e degrada sulla piana successiva, una conca verde che ospita i laghi di Djouan e un alpeggio (2516 m). In quel punto si incrocia la traccia dell’Alta Via n. 2 con i suoi triangoli gialli e la si imbocca a sinistra in direzione del Colle di Entrelor.
Il sentiero riprende a salire e dopo poco si giunge nei pressi di un magnifico specchio d’acqua. E’ il lago Nero, a quota 2670 m. Si continua a risvolti sotto le Cime di Gollien Sud finché il terreno si fa detritico, ma la salita non è mai troppo severa.
Si giunge infine ad una pietraia, risalita la quale si perviene al colle di Entrelor (m 3007, ore 5 dal rifugio Chivasso).
I tratti di salita sono terminati; si imbocca ora il ripido sentiero che scende tra massi, canalini detritici e balze rocciose nel Vallone di Entrelor.
Si passa dapprima sotto pareti di roccia, poi il paesaggio si fa meno severo e il sentiero meno ripido. Un’ora più tardi si è al Plan di Feye, ex alpeggio con volte a botte ormai ridotto a rudere.
Si continua a scendere tenendo a sinistra il torrente Entrelor; si iniziano ad incontrare i primi larici e il paesaggio è sempre più verde. Più avanti, a quota 2142 si trova a sinistra l’Alpe Entrelor, magnifico gruppo di baite ristrutturate. Poco dopo si cammina quasi completamente in piano, su una terrazza panoramica che termina con una croce. Si scende quindi verso destra nel bosco. La pendenza si fa più forte e permette di perdere quota abbastanza velocemente. Dopo aver voltato a destra ad un bivio si scende ancora e, appena sopra l’abitato di Rhêmes-Notre-Dame che si scorge un po’ più in basso, si arriva alle baite di Pra du Bois. Il sentiero piega a sinistra fino a raggiungere il Molino di Bruil e il capoluogo. L’agognato parcheggio si trova davanti a noi, dopo il ponte sulla Dora di Rhêmes.

Considerazioni.
Nonostante gli auspici molto più favorevoli, durante la prima giornata le condizioni meteo sono state pessime e abbiamo valicato il Colle Basei sotto la bufera e con neve alta fino a 30 cm. Se non siamo quindi riusciti a godere del bellissimo panorama, dobbiamo però dire che ciò ha comunque rappresentato una esperienza unica, in cui la montagna ci ha dato un saggio della sua severità e della sua infinita bellezza, in ogni condizione di tempo.