![]() |
![]() |
![]() |
| Valle d'Aosta / Torgnon |
|
Autore:
Nessun Commento
Non c'è stato nessuno![]()
![]()
Ultima modifica: 06.03.07

Borna di Ciove (2535 m) - © 2005 Gian Mario Navillod
| Tipo itinerario: | a/r |
| Difficoltà: | escursionisti esperti attrezzati (EEA) F |
| Sforzo Fisico: | Basso |
| Pericolo oggettivo: | Sono presenti alcuni passaggi difficili ed esposti. Porre la massima attenzione: vi sono rischi di crollo e di piene improvvise. |
| Segnavia: | |
| Tempo complessivo: | 1h05' |
| Tempo di salita: | 0h20' |
Durata visita: |
0h25' |
| Tempo di discesa: | 0h15' |
| Quota alla partenza: | 2482 m |
| Quota alla meta: | 2535 m |
| Dislivello: | |
| Max quota raggiunta: | 2535 m |
| Lunghezza percorso: | |
| Punto GPS (UTM 32T): | |
| Esposizione: | Est |
| Periodo consigliato: | giugno, luglio, agosto, settembre, ottobre, novembre |
| Acqua |
Bivacco Tzan |
| Bibliografia: |
|
| Cartografia: |
|
La Borna di Ciove è una delle rare cavità naturali della Valle d'Aosta, forse l'unica di origine carsica. Purtroppo al suo interno non si trovano concrezioni e a causa dell'instabilità della volta se ne sconsiglia l'esplorazione. Se si desidera comunque visitarla si tenga conto che l'entrata nella seconda sala è angusta ed è percorsa sul fondo dal torrente Chavacour; in caso di piena il condotto può essere sommerso perciò è buona norma entrare con condizioni meteo stabili e preferibilmente in periodi siccitosi o quando il gelo invernale riduce il fluire delle acque superficiali.
Raggiunta l'uscita dell'autostrada
di Châtillon si seguono le indicazioni per Cervinia fino ad arrivare ad Antey-Saint-André. Arrivati alla frazione Filey si imbocca sulla sinistra la strada regionale per Torgnon e la si percorre fino ad arrivare al capoluogo. Si prosegue seguendo le indicazione per la pista di fondo e l'area pic-nic fino ad arrivare all'area attrezzata di Chantorné, la si supera, e si continua lungo la strada asfaltata fino a raggiungere il divieto di accesso situato presso un ristorante. Si prosegue quindi a piedi seguendo l'itinerario per il bivacco Tzan.
Dal bivacco Tzan (Cian) si scende verso il lago omonimo poi si risale il pendio erboso a nord ovest, punteggiato di bianchi masso calcarei, fino a raggiungere la palina posta all'incrocio con il tracciato dell'altavia . Si prosegue verso il colle di Tzan (Cian) per un decina di minuti percorrendo alcuni stretti valloni, quasi pianeggianti e circondati da curiosi cordoni tondeggianti di rocce chiare. Queste rocce sedimentarie milioni di anni fa si trovavano sul fondo dell'oceano e la spinta della zolla continentale africana le ha portate a più di 2400 metri di quota. Quando sulla sinistra appare un ometto basso e tozzo dal diametro di circa un metro si lascia il tracciato dell'altavia dirigendosi a sinistra, verso il centro della valle, fino ad incontrare l'alveo del torrente Chavacour. Lo si segue per pochi minuti verso valle fino ad arrivare all'entrata della Borna di Ciove dove il corso d'acqua si getta con una piccola cascata.
La prima sala ha una superficie di più di 100 metri quadrati, pavimento e soffitto non sono orizzontali ma seguono l'andamento inclinato della vena calcarea. La grande bocca d'entrata è percorsa a metà dalla cascata formata dal torrente Chavacour; per accedere agli ambienti interni si percorrono prima cinque metri sulla destra su grandi rocce spaccate poi si scende un paio di metri di placca liscia ma molto coricata proprio a fianco della cascata. Si procede poi sugli sfasciumi che coprono il pavimento della grotta dirigendosi verso sinistra dove si trova un budello asciutto lungo una quindicina di metri. Si ritorna sui propri passi e seguendo il corso del torrente si percorre la galleria lunga una ventina di metri che porta alla seconda sala. La sezione quadrata all'imbocco è ampia un paio di metri poi si restringe gradatamente, anche a causa dei massi caduti dal soffitto, fino lasciare solo uno stretto passaggio largo circa 40 cm e alto poco più alto di un metro che da accesso al secondo ambiente, leggermente più piccolo del primo. Si raggiunge la base della seconda cavità alta cinque metri circa percorrendo una breve cengia sulla sinistra. Proseguendo sulla sinistra si percorre un breve ramo asciutto, sulla destra il torrente prosegue per una quindicina di metri poi si perde tra i sassi che coprono il pavimento e il soffitto si abbassa fino a toccarlo.
L'origine del nome di questa cavità non ha nulla a che fare con Giove il padre degli dei ma ben più prosaicamente deriva dal nome in patois del gracchi, Ciove appunto, che frequentano la cavità. Il nome della grotta tradotto in italiano risulterebbe grotta dei gracchi o grotta dei corvi e non grotta di Giove come una traduzione affrettata potrebbe far pensare.
L'intero complesso è stato rilevato nel 1968 dal Gruppo Speleologico Piemontese; si vedono ancora all'interno della grotta i numeri tracciati durante il rilievo.
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
| Bivacco Tzan | Palina dopo il bivacco | Verso la Fenêtre de Tzan | Ometto basso e tozzo | Entrata della Borna... |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
![]() |
| Prima sala | Cascata | Stretto passaggio | Secondo ambiente | Breve cengia | Numeri tracciati durante il rilievo |
"È vietata la distribuzione di versioni contenenti modifiche sostanziali di questo documento senza l'autorizzazione esplicita del titolare del copyright".
© 2000-2008 Martini Multimedia