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| Valle d'Aosta / Saint-Denis |
Autore: Sonia Furlan

Il Castello di Cly
Perfettamente allineato con i castelli di Montjovet e di Ussel, sfruttando i tre punti più elevati della valle d’Ayas, il castello di Cly domina, dalla parte dell’ingresso, ampi prati in declivio verso i monti. Pare che sia proprio per questa caratteristica che il castello ha preso il nome di Cly, tramite le espressioni de clito e clivo.
Il castello di Cly è un tipico esempio della primitiva
tipologia costruttiva dei castelli
valdostani, con un recinto in muratura, particolarmente ampio, che racchiude
gli altri elementi che nella fattispecie sono la torre, la cappella, gli edifici
residenziali e per il corpo di guardia; vediamo questi elementi ad uno ad
uno, iniziando dal recinto.
La cinta muraria è tuttora conservata lungo tutto l’originale
perimetro, e pare che, almeno nella zona occidentale, sia stato l’ultimo
elemento dell’intero complesso ad essere edificato. Nella cinta muraria,
nel lato a settentrione, si apre la porta di accesso al castello, identificando
così un recinto maggiore, dal quale, attraverso un passaggio, si giunge
nel secondo recinto murario; al terzo recinto, realizzato a ridosso della
torre, si accede attraverso un’ulteriore porta munita di feritoie. La
cinta principale segue l’andamento del pianoro su cui il castello è
stato edificato ed è munita di feritoie e finestre; in corrispondenza
della porta di accesso si possono trovare tracce che testimoniano l’esistenza
di un’antiporta, mentre nell’angolo nord occidentale si scorgono
i resti dell’edificio sotto cui si trovava la cisterna dell’acqua,
intonacata con cocciopesto per garantirne l’impermeabilità.
La torre è un elemento fondamentale dei castelli. A Cly si trova realizzata
su una scarpa di notevole pendenza, realizzata sagomando la roccia viva su
cui la costruzione è stata impostata al fine di offrire una maggior
resistenza all’attacco tramite mine. Di pianta quadrata, misura 9,40
x 9,00 metri, è alta 18 metri e presenta murature regolari e massicce.
Pare fosse coronata da due aperture per lato, piuttosto che da merlature vere
e proprie, coperte da un tetto ormai crollato; l’interno è suddiviso
in tre piani tramite impalcati in legno. Le murature della torre sono relaizzate
con corsi regolari di conci di pietra posati orizzontalmente, con pochi tratti
di opus spigatum e la presenza di conci angolari di maggiori dimensioni. Sulla
superficie esterna della torre si nota una bifora tamponata e segni di ripresa
muraria, che possono testimoniarci di opere di manutenzione o di sopraelevazione.
L’accesso alla torre avveniva in un primo tempo tramite una scala di
legno che consentiva l’accesso ad una porta a tutto sesto posta a parecchi
metri di altezza rispetto al suolo; in seguito è stata realizzata una
scala in pietra sorretta da un arco rampante, attualmente crollata, di cui
ci rimane la testimonianza fotografica del Nigra (Carlo Nigra, Castelli
della Valle d'Aosta, Musumeci, Aosta, 1974).
La cappella si presenta di ridotte dimensioni ed è perfettamente orientata
con la piccola abside verso est e il lato opposto, con una porta di accesso
verso ovest; presenta un’altra apertura sulla parete meridionale, che
probabilmente consentiva l’accesso diretto dalla zona residenziale.
L’abside è decorata con affreschi databili circa al 1200, anno
in cui per altro la cappella inizia ad essere citata nei documenti storici:
nel 1207 la “cappella sancti Mauricij de castro Cliuo”
viene citata in una bolla papale come bene appartenente al convento di Saint-Gilles
di Verrès. Ci porta testimonianza dello stato degli affreschi il Nigra
che, ricordiamolo, inizia a scrivere il suo libro "Castelli in Val
d'Aosta" alla fine del XIX secolo e lo conclude nel 1937, anche
se viene pubblicato solo nel 1974. Scrive dunque Carlo Nigra, a proposito
della cappella del castello di Cly: “Nell’interno i suoi muri
portano interessanti resti di dipinti appartenenti a varie epoche [...].Le
pitture dello strato più antico hanno solo carattere decorativo e pare
fossero intervallate con figure di Santi ora scomparse: esse sono eseguite
da abile mano. I dipinti del secondo strato sono eseguiti a calce sopra le
figure del primo strato e rappresentano all’esterno delle bugne, e sulle
pareti interne delle figure di Santi col Cristo fra i simboli degli Evangelisti.
Sulle pareti stesse si intravvedono altre figure di Santi, la Madonna, san
Giorgio ecc., dipinte al disopra di uno zoccolo raffigurante della stoffa.
Essi sono lavori grossolani eseguiti in una terza epoca sopra arricciatura
applicata sull’intonaco primitivo.”
Le murature della cappella presentano numerosi brani realizzati con opus spigatum,
soprattutto nelle parti alte; le lesene che segnano l’abside e i fianchi
sono unite tra loro da archetti pensili, che testimoniano una datazione non
posteriore al XII secolo.
Gli edifici residenziali e per il corpo di guardia sono attualmente ridotti
a stato di rudere ma dovevano essere ben costruiti, come ci testimoniano le
pietre da taglio e i resti di un camino, delle finestre e degli intonaci.
Nel corso del XIII secolo il feudo di Cly esisteva già, poiché
Bosone III, figlio di Bosone II di Challant Visconte di Aosta, poteva vantare
la signoria di Chatillon e di Cly.
Un atto del 1242 testimonia di come i figli di Bosone III, Goffredo Aimone
e Bosone IV, ricevettero questi feudi dal conte di Savoia; alla metà
del XIII secolo i tre si spartirono i possedimenti della famiglia e Bosone
IV ricevette il possesso di Cly (mentre Châtillon andò al fratello,
Goffredo II) divenendo così il capostipite del ramo Challant di Cly.
È a lui che dobbiamo il castello di Cly, costruito presumibilmente
nel 1251 sui resti di un castello risalente al XII secolo secondo la tipologia
primitiva dei castelli valdostani.
A Bonifacio succedette il figlio Pietro il quale, di carattere decisamente
vivace, si contrappose al conte Amedeo IV di Savoia alla fine del secolo XIV
per una questione di titoli nobiliari e venne quindi dicharato scaduto dai
suoi feudi; inoltre Amedeo IV confiscò i beni di Pietro e prese possesso
del castello di Cly, che divenne così, nel 1384, bene della corona.
Nel 1550 poi il duca Carlo il Buono di Savoia concesse il feudo di Cly ad
un capitano spagnolo che all’epoca stava di stanza ad Ivrea con i suoi
armati; questi tuttavia lo cedette ai francesi e quindi fu spodestato, nel
1554, da Emanuele Filiberto, a favore di Giovanni Fabri di Aosta. Dalla famiglia
di questi il castello passò quindi, nel 1634, al barone Filiberto Roncas,
signore di Châtel Argent, il quale lo diede in dote ad una delle sue
figlie.
Verso la fine del XVII secolo il feudo venne diviso in numerose parti e il
castello di Cly venne definitivamente abbandonato e parte del materiale venne
riutilizzato dalla famiglia Roncas per l’edificazione della casa in
Chambave: comincia così la rovina del castello di Cly, che lo ha trasformato
nel rudere che vediamo oggi.
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