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| Valle d'Aosta / Fénis |

Il castello di Fénis, dotato di un grande apparato bellico, rappresenta il tipico castello medievale; la sua pianta, a forma di un pentagono irregolare, è protetta da una doppia
cinta e sormontata da torrette circolari e torri quadrangolari.
Il castello, a partire dal '300, anno in cui assume grosso modo la forma attuale, comincia ad assolvere la funzione di sontuosa dimora della famiglia Challant.
L'ambiente viene reso sempre più armonioso e più consono alla vita di corte, e raggiunge il massimo splendore con la realizzazione di pregevoli affreschi,
realizzati presumibilmente tra il 1425 ed il 1430. Nel cortile, per esempio, si può ammirare uno splendido scenario nel quale spicca la scala semicircolare in legno. Quest'ultima, in corrispondenza dell'affresco
di San Giorgio che uccide il drago, si divide in due rampe che conducono al ballatoio del primo piano. Qui, sono raffigurati numerosi saggi
che mostrano delle pergamene sulle quali sono riportati dei proverbi del '400, scritti in francese antico.
All'interno del castello è stato allestito un museo dell'arredamento valdostano, adornando diversi locali con mobili antichi. Alcuni di essi
sono veramente appartenuti al castello, ma la maggior parte provengono da altri luoghi e risalgono ad un periodo compreso tra il XIV ed il XIX secolo.
Il nucleo iniziale del castello era presumibilmente costituito da una torre quadrangolare (ora situata a fianco dell'ingresso principale)
e dalle mura di cinta. Osservando le attuali mura è possibile scorgere la successiva ripresa muraria.
Purtroppo non si possiede nessuna testimonianza circa la data di costruzione e la consistenza del primo castello; l'unico dato certo è che
nel 1242 risulta già esistente.
Secondo alcuni, anche la torre semicircolare situata sull'altro lato dell'ingresso principale appartiene alla costruzione iniziale. Questo nucleo
fortificato presenta lo schema tipico dei castelli primitivi: un mastio situato nella posizione più alta del terreno, protetto dalle mura e avente
la porta di accesso ad alcuni metri di altezza.
L'edificio che oggi si può ammirare è praticamente quello fatto costruire da Aymone di Challant intorno alla metà del 1300.
Gli interventi successivi infatti, non hanno sostanzialmente mutato la struttura originaria del castello. Il primo è stato effettuato dal D'Andrade alla fine
dell'800, mentre il secondo restauro (più di tipo integrativo) è stato realizzato dall'arch. Mesturino negli anni '35 e '40 del '900. In quell'occasione
si è provveduto a ricostruire quasi interamente la prima cinta muraria ed a spostare l'ingresso principale, che un tempo era situato ad ovest.
Da un punto di vista architettonico il castello di Fénis rappresenta uno splendido connubio tra l'architettura militare dei primi castelli e quella più
residenziale delle epoche successive. Colui che si è occupato di erigere il castello per conto di Aymone ha avuto la sensibilità di mantenere e rispettare
il nucleo preesistente, senza stravolgerlo.
L'enorme apparato bellico di cui il castello è dotato, trova in parte una giustificazione nel luogo sul quale è stato eretto. Essendo infatti situato su una collinetta, non può contare su una protezione naturale. In realtà, dato che il castello è probabilmente nato per diventare la sede amministrativa del ricco feudo circostante, uno sviluppo così marcato dell'apparato militare, si spiega con l'esigenza di intimidire la popolazione e scoraggiare i possibili nemici.
La piccola corte del castello di Fénis è arricchita da una vivace decorazione affrescata che si svolge su
tutte le pareti riportando le figure più tipiche delle decorazioni del gotico cortese.
Il gotico cortese (o internazionale) si sviluppa nelle grandi corti (Parigi, Digione, Milano) nella seconda metà
del XIV secolo e si diffonde confrontandosi e amalgamandosi con le realtà locali. Soprattutto nelle aree alpine
il gotico cortese trovò un fertile terreno su cui svilupparsi, favorito dal persistere delle strutture feudali,
impegnate nel cercare di rinnovare i propri antichi splendori. L'interesse comune di committenti è costituito
dai soggetti profani e particolarmente il tema cavalleresco.
Gli affreschi di Fénis sono attribuiti a Giacomo Jaquerio e al suo atelier, ma allo stato attuale è difficile
stabilire con certezza se il maestro torinese sia effettivamente intervenuto a Fénis o se vi abbiano lavorato
solo i suoi collaboratori.
Giacomo Jaquerio lavora per il duca Amedeo VIII nel periodo compreso tra il 1400 e il 1450 circa, operando tra
il Piemonte e i territori sabaudi d'oltralpe. Torinese, svolge la sua opera muovendosi tra le corti sabaude a
Torino, a Ginevra, in Piemonte, a Thonon, e i suoi spostamenti continui gli consentono incontri e conoscenze che
gli consentono di arricchire la sua pittura di influenze francesi e borgognone, ma anche dell'ambiente veneto.
A Fénis Jaquerio o i suoi collaboratori sono impegnati nelle decorazioni del cortile e della cappella;
l'incertezza sull'attribuzione si unisce a quella sulla datazione, ma gli affreschi dovettero comunque essere
pronti in occasione del matrimonio di Amedeo di Challant-Aymavilles con la sua seconda moglie, Louise di Miolans,
nel 1413.
In corrispondenza della scala circolare, sulle pareti della corte, è affrescato San Giorgio che uccide il Drago.
La leggenda di San Giorgio vuole che il drago terrorizzasse gli abitanti della città di Nicomedia, nell'attuale
Turchia, esigendo quotidianamente il sacrificio di due giovani che venivano estratti a sorte tra gli abitanti;
ma un giorno venne sorteggiata la figlia del re e quindi, per salvare la fanciulla, Giorgio decise di intervenire
uccidendo il mostro e liberando la città e la principessa da un triste destino. La bella favola, con il suo
significato di lotta e vittoria del bene contro il male è uno dei temi più amati del gotico cortese, e lo stesso
San Giorgio, vestito dell'armatura e di un corto mantello, incarna alla perfezione l'ideale del prode cavaliere.
Il livello inferiore della corte è decorato con losanghe bianche e rosse, e in corrispondenza dell'uscita, di
fronte al San Giorgio, troviamo una rappresentazione di San Cristoforo, considerato protettore dei viaggiatori e
quindi posto in segno augurale proprio nei pressi dell'uscita del castello.
Sul ballatoio ligneo sono raffigurati una serie di saggi e filosofi dell'antichità, ciascuno recante una
pergamena riportante proverbi e ammonizioni, scritti in francese antico.
Nella cappella del castello continuano gli affreschi, ma il tema prettamente cavalleresco è abbandonato per fare
giustamente spazio a scene religiose. Sulla parete di fondo della cappella è una rappresentazione della Vergine
della Misericordia, in cui troviamo ancora una differenziazione dimensionale tra la figura divina della Madonna
e gli astanti tra cui oltre a santi sono anche i membri della famiglia committente. Le altri pareti della cappella
sono decorate con una Crocefissione e con figure di Santi e degli Apostoli.
La maggior parte delle notizie pervenute fino ai nostri giorni, riguardano la successione dei vari proprietari. Il castello è sempre appartenuto ai Challant che l'hanno trasmesso in eredità ai discendenti maschi fino al 1716. In quell'anno, l'ultimo discendente è costretto a venderlo per far fronte ai numerosi debiti contratti a causa di un interminabile processo (durato 130 anni!) per la rivendicazione del contado.
Dopo alcune compravendite, il castello finisce in mano a delle famiglie di contadini che lo utilizzano come una fattoria. Le sale del piano terreno vengono usate come stalle ed il cortile viene invaso da maiali e galline! Anche la cappella con i suoi preziosi dipinti non viene risparmiata e viene adibita a fienile.
Nel 1895 il famoso architetto Alfredo D'Andrade acquista il castello, lo restaura e poi lo dona allo Stato.
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