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| Valle d'Aosta / Sarre |
Autore: Sonia Furlan
| Accesso: |
Visite guidate ogni mezz'ora.
Orari di visita:
| Apertura | Orari feriali | Orari Domenica e festivi | Giorno Chiusura |
| Dal 01/10 al 28/02 | 10.00-12.30 /13.30-17.00 | 10.00-12.30 / 13.30-18.00 |
Lunedì |
| Dal 01/07 al 31/08 | 09.00-20.00 | 09.00-20.00 |
Sempre aperto |
| Dal 01/09 al 30/09 | 09.00-19.00 | 09.00-19.00 |
Sempre aperto |
I gruppi organizzati possono prenotare telefonicamente al numero sottoindicato.
| Tariffa d'ingresso: | 5 € |
| Informazioni: | 0165/257539 |
Posto dirimpetto al castello e all'abitato di Aymavilles, il castello di Sarre controlla l'imboccatura della valle di Cogne e domina l'accesso alla Valdigne; il castello è noto ai più per la ricca collezione dei trofei di caccia di Vittorio Emanuele II, ed in effetti la sua storia e la sua struttura architettonica sono decisamente poco rilevanti, mentre è elevato il numero dei passaggi di proprietà che l'hanno riguardato.
Secondo alcuni documenti, Giacomo di Bard capostipite della famiglia di Sarre
diede l'avvio alla costruzione del castello di Sarre nel 1242, in relazione
ad un accordo stipulato tra Amedeo III di Savoia e Goffredo di Challant. Il
castello, come testimoniano gli omaggi feudali prestati negli anni 1287, 1295,
1381, 1337 e ancora nel 1351, rimane di proprietà della casata di Sarre
fino alla morte di Pietro di Sarre (avvenuta secondo alcuni autori nel 1364
e secondo altri nel 1373) con cui si estingue la dinastia. Cio' che è
certo è che il feudo passa, secondo la consuetudine, alla corona, nella
persona di Amedeo IV di Savoia, il quale ne infeuda il barone Enrico di Quart.
Ma anche la discendenza della famiglia di Quart si estingue, tanto che nel
1405 il conte Amedeo di Savoia detto Il Pacifico scambia il feudo di Sarre,
con la clausola della trasmissibilità per linea femminile, per il borgo
di Montagny (Vand) di proprietà di Thibaud de Montagny. La casata di
Montagny mantiene il possesso del castello e del possedimento di Sarre e Brissogne
per circa un secolo; in seguito la proprietà passa alla famiglia Genève-Lullin,
ai Leschaux dal 1565 al 1597, quindi ai La Crête fino al 1634, ai Roncas
e ai Rapet dal 1689. Nel 1708 il castello viene acquistato da Jean François
Ferrod, arricchitosi con lo sfruttamento delle miniere di rame di Ollomont;
a lui si devono i lavori di rifacimento necessari poiché, come ricorda
il de Tillier, il castello "menaçoit ruine en bien d'endroits".
Tuttavia, l'impresa porto' il Ferrod alla rovina economica, a cui successero
la pazzia e la morte, nel 1730.
Il castello torna qundi proprietà dei Rapet, a cui subentrano nell'ordine
la famiglia Solari, i Nicole di Bard e infine i Gerbore, dai quali, nel 1869,
l'acquista Vittorio Emanuele II, il quale lo utilizza come pied-á-terre
per le sue battute di caccia in Val d'Aosta. Umberto I vi apportò ulteriori
interventi decorativi e fu quindi seguito abitato per la villeggiatura ed
infine venduto dai Savoia alla Società Moriana di Aosta nel 1972 e
aperto al pubblico come Museo delle memorie dinastiche. Nel 1989 la Regione
Valle d'Aosta ha acquistato il complesso, dando inizio ai lavori di adeguamento
normativo.
Il primo nucleo del castello era probabilmente un grande corpo merlato affiancato
da una torre, la quale permane nella base dell'attuale. Le modifiche che trasformano
il primo impianto nella struttura che vediamo oggi risalgono al 1708 ad opera
di Jean François Ferrod. In effetti il trascorrere del tempo ed i numerosi
passaggi di proprietà avevano determinato la rovina delle strutture
del castello, di cui il de Tillier scrive che "avoit besoin de troveur
un nouveau maitre qui eut les moyens et de l'inclination a la batisse pour
etre reparé et rendu habitable".
Gli interventi promossi dal Ferrod mantengono dell'edificio duecentesco soltanto
la torre, a cui viene affiancato un ampio fabbricato di forma allungata, movimentato
dalla leggera sopraelevazione delle due testate rispetto al corpo centrale,
dominato dalla torre. Quest'ultima viene rialzata da Vittorio Emanuele II,
il quale la utilizza come osservatorio. L'intervento di Vittorio Emanuele
II riguarda, inoltre, la realizzazione dell'edificio delle scuderie e la decorazione
degli interni: l'apparato decorativo delle principali sale del castello di
Sarre è infatti costituito dai trofei di caccia dell'allora re d'Italia.
Completamente ristrutturato dopo l'acquisizione da parte della Regione Valle
d'Aosta nel 1989, il castello si presenta oggi nel suo allestimento definitivo:
l'intervento ha conservato al castello la sua duplice valenza di residenza
alpina e di Museo della presenza sabauda in Valle.
Al piano terreno la visita è libera e le sale sono state concepite
come "sezioni didattiche", con lo scopo di introdurre il visitatore
alla visita accompagnata ai piani superiori. Vengono quindi affrontati i temi
dell'iconografia sabauda (Sala d'accoglienza e Cabinets des gravures), delle
cacce reali nelle Alpi (Salles Chasse) e della storia del castello.
Ai piani superiori, le stanze sono state allestite sulla base dell'Inventario
del 1890, con l'utilizzo di parte degli arredi ritrovati nel castello. Sono
quindi visitabili l'Appartamento Reale al primo piano, con la Gran Sala del
gioco e la Galleria dei trofei venatori e le stanze private e domestiche.
Nelle stanze del secondo piano viene affrontata la storia della famiglia Savoia
nel secolo XX: da Vittorio Emanuele III e la regina Elena di Montenegro, a
Umberto II e Maria José, figura particolarmente legata alla Valle d'Aosta.
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