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| Valle d'Aosta / Châtillon |

Costruito da Ebalo II di Challant nel 1343 al termine delle intricate vicende per questioni ereditarie che coinvolsero
la famiglia Challant alla morte di Ebalo Magno.
Frutto di una costruzione ex-novo, il castello conserva ancora la struttura originaria, poiché nei secoli successivi
non fu più oggetto di altri interventi edilizi.
Il castello di Ussel venne abitato dagli Challant fino al 1470. Dopo la morte dell'ultimo signore di Ussel,
Francesco di Challant, la famiglia decise di trasferirsi in altre dimore più confortevoli, così l'edificio venne
adibito prima a prigione e poi a caserma. Nel corso del XVI secolo fu completamente spogliato del materiale bellico
e degli arredi e definitivamente abbandonato. Nel 1556 fu acquistato dal Capitano Paolo di Madruzzo, ma nel 1573
ricomprato dagli Challant. Nel 1846, con l'estinzione della potente famiglia, tutti i possedimenti furono ereditati
dai Passerin d'Entrèves. Nel 1963 vennero intraprese delle operazioni di consolidamento durante le quali si inserirono
delle "chiavi" allo scopo di evitare il crollo del muro a valle.
La famiglia Passerin d'Entrèves nel 1983 donò il castello alla Regione, che ne intraprese il restauro grazie ad
un cospicuo finanziamento del barone Bich, famoso industriale originario di Châtillon. I lavori, iniziati
nel 1988, sono rimasti fermi per diversi anni e terminati solo nel 1999. In quell'anno è avvenuta l'inaugurazione
del castello, adibito a struttura espositiva, con una mostra dedicata alla vita del promotore, divenuto famoso per
le sue penne (Bic!). Ogni anno il castello di Ussel ospita al suo interno un'esposizione. A partire dal 2000,
anno della mostra sul passaggio di Napoleone in Valle, i visitatori possono accedere anche al tetto dell'edificio
e, percorrendo il nuovo "cammino di ronda", hanno il privilegio di poter ammirare lo splendido panorama.
La costruzione del castello di Ussel è stata condizionata da una complessa lite di famiglia sorta in seguito
alla morte del capostipite Ebalo Magno di Challant. Quest'ultimo aveva nominato eredi in pari grado i suoi
quattro figli: Pietro, Giacomo, Bonifacio e Giovanni ed i figli del primogenito Goffredo, morto da tempo:
Aimone, Guglielmo ed Ebalo. Come dimostrato da un'ordinanza del 1324, gli zii avrebbero dovuto lasciare ai
nipoti la metà dell'intero asse ereditario, ma ovviamente non si trovarono d'accordo.
La disputa tra le due parti, continuò per diversi anni, durante i quali si fecero diversi tentativi di accordo
che però non riuscirono mai ad andare a buon fine.
Nel 1333 Pietro di Challant, anche a nome dei suoi fratelli, ordinò: "A tutti li uomini abitanti a Ussel
inferiormente sino al mandamento di Verrez, di dovere per l'avvenire obbedire e soddisfare alli signori Guglielmo
di Challant, canonico di Padova, ed alli signori cavalieri Eballo ed Aymonetto, suoi fratelli, signori di Fénis".
Finalmente nel 1337 si giunse ad un accordo che segnò la fine della lunga disputa. In particolare, Pietro, Giacomo,
Bonifacio e Giovanni riconoscevano al nipote Aimone il feudo di Fénis e all'altro nipote Ebalo i feudi di
Saint-Marcel e Ussel. Inoltre, ad Ebalo venne riconosciuto il diritto di costruire ad Ussel un castello, ma ciò
non prima che fossero trascorsi sei anni dalla firma dell'accordo, quindi a partire dal 1343.
L'accordo che Ebalo II di Challant aveva stipulato con gli zii, non gli permetteva di costruire il castello di Ussel prima del 1343. I dati in seguito riportati confermano quest'ultima data come anno di costruzione; evidentemente il signore di Saint-Marcel e di Ussel cominciò i lavori appena possibile.
Zanolli, interpretando una pergamena trascritta dal Mochet, ci ha fornito un'ipotesi circa la datazione del castello:
"Accipe caput mittonis
cati, como e caponis
visum hominum duorum
octava die aprilis
dominus Ebalus nobilis
primium lapidem posuit
in castro quod constituit
in quodam monte Usselli"
....
"Prendi il capo di Montone (M)
di Cati, Como e Caponis (CCC)
lo sguardo di 2 uomini(XX, XX)
le teste di 3 giumente (III)
8 aprile
Ebalo il Giovane
...
..."
Questa interpretazione è stata in seguito confermata dai risultati delle analisi dendrocronologiche condotte sui frammenti delle travi dei solai ancora murate all'interno della struttura.
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