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| Valle d'Aosta / Verrès |
Autore: Sonia Furlan
La struttura è un massiccio complesso quadrato con il lato di circa 30 metri e murature in pietra il cui spessore
raggiunge anche i 2,5 metri. La distribuzione spaziale degli ambienti è abbastanza semplice: infatti dal cortile
d'ingresso, tramite un androne, si raggiunge una corte interna circondata dalla sala che conduce agli ambienti
ai livelli superiori.
Il portone di accesso è posto sulla faccia a nord ed è caratterizzato da una cornice in pietra a sesto acuto movimentata
e sagomata da modanature. Dal portone si accede all'androne, la cui copertura voltata cela delle caditoie:
queste consentivano l'estrema difesa nel caso qualche nemico fosse riuscito a superare la prima porta. L'androne
è poi separato dalla corte interna da una seconda porta, anche questa incorniciata in pietra e voltata a sesto
acuto, protetta da una saracinesca comandata da un argano: è pensabile che l'androne sia stato così congegnato
per poter essere una efficace trappola contro i nemici del castello.
Il cortile interno, a pianta quadrata, ospita nel sottosuolo la cisterna, coperta a volta, per la raccolta dell'acqua
piovana, riprendendo la tipologia dell'impluvium romano, ed è circondata dalla scala che conduce ai livelli superiori.
Carlo Nigra inizia a scrivere il suo libro "Castelli in Val d'Aosta" alla fine del XIX secolo e lo conclude
nel 1937, anche se viene pubblicato solo nel 1974; egli poté vedere il castello di Verrès nel momento di maggior
degrado, prima degli interventi di restauro, e ci descrive così il monumentale scalone:
"[...] L'opera che nel castello di Verrès più ferisce l'immaginazione, specie quando sia dato di ammirarla con un bel chiar di luna, è lo scalone monumentale del cortile [...]. Esso è tutto impostato sopra archi rampanti o no che l'un l'altro si portano ed è ora affatto privo di parapetti di cui rimane solo traccia nei fori aperti sui pianerottoli nei quali erano infissi i montanti di pietra o di legno. [...]"
Questa testimonianza è un utile documento relativo alla storia del castello ed evidenzia una realtà di abbandono
che non crederemmo possibile osservando oggi il cortile e la sua bella scala, larga due metri, che corre verso
l'alto sorreggendosi su se stessa e sfidando, con la sua ardita struttura, le leggi della fisica, lo scorrere del
tempo e l'incuria dell'uomo.
Al piano terreno il lato occidentale dell'edificio è occupato dal grande salone destinato agli uomini d'arme; si
tratta di un vasto locale coperto da una volta a botte con sezione a sesto acuto, munito di due camini. Accanto
a questo, sul lato a mezzogiorno, troviamo la cucina di servizio, utilizzata per i soldati; anch'essa è coperta
da una volta a botte a sesto acuto ed ospita un grande camino ed un passapiatti. Il lato est del piano terreno
dell'edificio è occupato da un locale dimensionalmente simile alla camera degli uomini d'arme, utilizzato come
magazzino e scuderia; a differenza degli altri, questo ambiente è coperto da una volta a botte a tutto sesto.
Poiché la quota di imposta delle volte è la medesima nei tre ambienti del piano terreno, l'altezza in chiave nelle
scuderie risulta inferiore rispetto agli altri locali, e in conseguenza di questo al piano superiore i pavimenti
presentano un dislivello: le camere a levante hanno infatti il pavimento più basso di quelle a ponente.
Al primo piano si trova, ad ovest, il salone da pranzo, direttamente accessibile dalla scala ed in comunicazione
con l'adiacente cucina, che presenta grandi camini in pietra ed un doppio armadio. Gli altri locali di questo
livello erano destinati all'abitazione dei signori del castello, mentre il livello superiore ospitava gli alloggi
dei funzionari e del personale di servizio.
Al secondo piano, non accessibile, la scala in pietra termina in un ampio ballatoio in muratura, che si sviluppa
su tre lati e da cui partiva una scala in legno che conduceva al piano delle caditoie, che Nigra ricorda distrutto,
così come il tetto, restaurato per l'intervento di Alfredo d'Andrade.
Il piano delle caditoie era costituito da soffitte in cui erano depositate le pietre; il camminamento esterno
per la gronda, pur se non accessibile, è tuttora praticabile.; la merlatura è realizzata in muratura di mattoni,
su un triplo ordine di beccatelli in pietra e il manto di copertura del tetto è il lastre di pietre, le tradizionali
lose valdostane.
Le pareti e le strutture della scala ci appaiono non intonacati ed è probabile che non lo siano mai state, vista
l'accuratezza nella realizzazione della tessitura muraria.
Porte finestre e camini del castello sono arricchiti da pregevoli elementi in pietra lavorata con modanature e
pregevoli decorazioni; in particolare, sono notevoli per la qualità delle rifiniture i sedili in pietra che
affiancano le finestre.
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