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| Valle d'Aosta / Donnas |
Autore: Sonia Furlan

| Accesso: | Giunti a Donnas si deve attraversare la Dora Baltea sul nuovo ponte e recarsi nella località Vert. Da qui si continua la strada
fino alla partenza del sentiero. Per raggiungere la torre bisogna effettuare una breve camminata. |
La Torre Pramotton, che si erge come una sentinella sul versante destro della Dora ai confini con le terre di
Ivrea, sorge a Vert, frazione di Donnas, in una località che lo storico J. B. de Tillier nel suo "Historique de
la Vallée d'Aoste" descriveva come uno dei punti caratteristici della valle ai tempi dei primi "eroici" passeggeri
diretti in Italia:
"C'est donc a ce fameux heros que la posterité à l'obligation d'avoir rendu aisée, dans cette premiere advenue
du costé d'Italie, une route qui ne pouvoit etre auparavant que rebutante et tres penible, puis qu'elle traversoit,
a ce qu'on croit, par la hauteur des montagnes, depuis le lieu de Vert et de Champorcher, a Fenis et a Saint Marcel,
parce que l'on y decouvre aussi del pavés et autres vestigies, des grands chemins qui donnent quelque probabilitté a
cette tradition".
(È dunque a questi famosi eroi che i posteri hanno l'obbligo di riconoscenza per aver reso praticabile, in questi
primi viaggi verso l'Italia, una strada che prima poteva presentarsi soltanto inospitale e impegnativa, a quanto
si credeva, in mezzo ad alte montagne, dopo i luoghi di Vert e Champorcher, Fénis e Saint-Marcel, perché si trovano
qui pavimentazioni e altre vestigia di grandi strade che danno qualche probabilità a questa tradizione").
La Torre Pramotton, la prima della Val d'Aosta per chi arriva dalla pianura canavesana, si erge su un
promontorio roccioso ed è raggiungibile con una buona camminata.
La Torre è a pianta esagonale, con gli spigoli realizzati in conci squadrati di grosse dimensioni e le pareti in
pietrame di dimensioni più piccole; questo fatto rende plausibile l'ipotesi che vuole la Torre costruita
riutilizzando materiale di recupero proveniente da una torre precedente.
La tipologia di torre esagonale è decisamente particolare e può essere motivata, oltre che per l'esigenza di
sfruttare al meglio il materiale di recupero, anche dal fatto che il numero degli spigoli, intermedio tra
quattro e otto, appare più calibrato, e potremmo dire tecnicamente ottimale in virtù del materiale a
disposizione. La pianta esagonale è presente, oltre che nella Torre Pramotton, anche e soltanto (se ci riferiamo
all'ambito valdostano) in un ambiente dell'antistante castello di Point-Saint-Martin.
La Torre presenta solo sei merli, in corrispondenza dei sei spigoli, ed era circondata sui lati più vulnerabili
da una cortina difensiva di cui sono ancora visibili alcune tracce.
La porta di accesso alla Torre è situata a circa quattro metri di altezza dal suolo; internamente la Torre era
suddivisa da solai in legno.
Storicamente la Torre Pramotton, detta anche Torre di Bellegarde o Torre d'Aviès (= d'avis), appartenne in
principio al mandamento reale di Bard; nel 1214 fu oggetto di spartizione fra Ugo di Bard ed il fratello Guglielmo
di Pont-Saint-Martin, spettando al primo. Sembra che, quando questi perse il feudo nel 1242, la Torre tornasse in
mano ai Savoia, ma esiste un documento del 1277, recante nota di un accordo tra i signori di Pont-Saint-Martin e
Filippo di Savoia, che getta scompiglio nella storia di questo edificio. Risulta infatti che la Torre fosse stata
edificata solo poco tempo prima: "[...] sur la bastie nouvellement edifiée d'ordre dudit comte au dessus de Donnas".
In realtà è poco corretto ipotizzare che la costruzione (bastie) fosse stata costruita ex-novo; è invece più credibile
che a Vert esistesse una precedente torre con la funzione di rimandare i segnali al castello di Pont-Saint-Martin.
L'esame delle strutture murarie consente di dire che la torre attuale, edificata nella seconda metà del XII secolo,
è stata realizzata con materiale di recupero, proveniente con ogni probabilità da quella preesistente.
La Torre era dotata di una guarnigione di armati pronti ad intervenire in caso di pericolo, come avvenne nel 1293,
quando il marchese di Monferrato minacciava la Bassa Valle, e nel 1386, quando il castellano di Bard mandò due persone
per un mese (in garnisone et custodia, ne Tuchini de valle Brocii ipsam caperent) per evitare che cadesse
in mano ai Tuchini (i Tuchini furono i protagonisti di una insurrezione popolare spontanea che divampò nel canavese,
a partire da Ivrea, tra il 1386 e 1391, contro l'oppressione dei nobili locali e l'aggravio fiscale da questi esercitato,
sopra ogni limite di sopportazione, allo scopo di finanziare le lotte per la conquista del dominio sulla regione;
motto dei rivoltosi era "Tucc'un" da cui deriva il termine Tuchino).
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