La leggenda di Saint-Julien
Saint-Julien sarebbe uno dei martiri delle persecuzioni dei primi secoli. Ecco quanto scrive a questo proposito l'
Abbé Henry nella sua storia della Valle d'Aosta:
"I cristiani che non erano stati condannati a morte erano fatti schiavi o mandati a lavorare nelle
miniere. Fra le località di deportazione si dava la preferenza ai villaggi di Miserègne sopra Fénis e di Dolonne sopra
Courmayeur, dove già da quei tempi esistevano delle cave di metalli. Qui i disgraziati, penando fra le sofferenze
indicibili, scontavano la colpa di restar fedeli alla religione cristiana. San Giuliano fu precipitato dall'altissima
rupe del monte che porta il suo nome: un oratorio prima e una cappella poi venne eretta sul punto preciso dove fu
ritrovato il suo corpo che secondo la tradizione, venne murato nello spessore del muro. San Giuliano era stato
condannato a lavorare in quelle cave di pirite in cui esistono ancora attualmente dei grossi mucchi di scorie. Miserègne
era detto a quei tempi "Victus Servorum Misericordiam Clamantium", la borgata degli schiavi che invocano pietà. Gli
abitanti di Fénis ne celebrano la festa il primo giovedì di maggio ed in quel giorno salgono numerosi alla cappella in
pio pellegrinaggio". (da Sette Secoli di Storia Valdostana - Abbé Henry)
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