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| Cultura |
Autore: Mirko Cianci

Rara figura di "orante" incisa sulla muratura di un "mayen" a Torgnon
Per incisioni rupestri o petroglifi s'intendono tutti quei segni che nel corso del tempo, e con
differenti tecniche e finalità, l'uomo ha tracciato su rocce o frammenti lapidei vari. La Valle d'Aosta centrale
e la conca di Saint-Vincent ne comprendono un numero
rilevante.
Fondamentalmente possiamo ridurre le incisioni in questione a due gruppi, distinti in base alla tecnica. Sono
dette incisioni martellinate tutte quelle ottenute con diversi tipi di percussione (diretta o indiretta) e
lineari quelle realizzate per sfregamento ripetuto con punte litiche o metalliche.
Diverse sono le rocce, in gran parte in pietra ollare (talcoscistì o pietre verdi), che presentano
incisioni a coppella (fr. cupule, ingl. cup). Si tratta di un motivo comunissimo, costituito
dall'incisione di concavità emisferiche (più raramente quadrangolari). Cospicuo, in particolare, il loro numero
nei dintorni della frazione Cillian, dove si possono osservare superfìci rocciose interamente lavorate.
La coppella può presentarsi come motivo in se compiuto, o essere arricchita dalla presenza di canaletti di scolo,
a volte estesi per decine di centimetri e dal tracciato complesso. In base anche a prove archeologiche (come
quella fornita dall'area templare tardo-romana di Panoias, in Portogallo) questo particolare tipo d'associazione
rimanda a rituali idromantici, forse comprensivo del sacrificio d'animali di piccola taglia e dal versamento del
loro sangue, fatto scorrere appunto nei canaletti e raccolto nelle vaschette. In altri contesti, sono ricondotti
ad una sorta di gesto che accompagnava forme di supplica o di preghiera (soprattutto quando sono prossime a
edifìci di culto cristiano). Presenti in tutte le località attribuibili ad epoca pre-romana
(Saint-Martin-de-Corléans, Vollein, Barmasse di Valtournenche,
Chenal di Montjovet,
Bard), coprono in Valle d'Aosta un percorso storico di oltre quattro
millenni, poiché non va dimenticato che ancora in epoche a noi molto vicine erano realizzate in ambito agro-pastorale,
almeno come relitto folklorico. Ne ricordiamo la presenza anche ai piedi del
castello di Ussel (sec. XIV). Le pietre
verdi, d'altronde, solo in particolari casi permettono una lunga conservazione dei motivi incisi (barme o
ripari sotto roccia) proprio per le loro componenti morfologiche, vittime degli agenti atmosferici che le
aggrediscono.
La parte più rilevante delle incisioni presenti nel nostro territorio è comunque quella di tipo lineare. Tutti i fantasiosi tentativi di far risalire questi modelli a epoche pre-romane, in particolare alle età dei metalli, sono miseramente naufragate di fronte alla lettura simbolica dei tipi e alla già ricordata incapacità della pietra ollare a mantenere nel tempo i segni incisi. Il motivo più ricorrente è senza dubbio quello della croce, realizzata in vari modelli (latina, greca, del Calvario, raggiata, potenziata), spesso decorata da micro-coppelle (orbicoli) alle estremità e all'intersezione delle braccia. Il tipo che riproduce uno schema di Calvario, con tettuccio triangolare (Petit Rhun, Cillian) o arcuato è stato quello che con più insistenza si è voluto ricondurre a un motivo antropomorfo, in base ad affrettati raffronti con segni similari appartenenti alla preistoria alpina (ma non valdostana). Tra i più antichi segnaliamo quelli visibili sul plinto intemo di una delle bifore del castello di Ussel, che potrebbero risalire all'epoca dell'occupazione del sito. Accanto alle croci si osservano a volte motivi legati al tema delle Arma Christì, gli strumenti della Passione: vediamo così ricorrere il motivo della scala, quello della lancia del centurione Longino, quello del bastone con spugna. Tutti questi segni, proprio perché realizzati nello stesso modo, appaiono incredibilmente standardizzati, tanto che a decine di chilometri gli uni dagli altri paiono eseguiti dalla stessa mano. Se furono già incisi in epoca medioevale, forse con la finalità di cristianizzare rocce ritenute popolarmente capaci di guarire infermità umane e animali, il loro maggior sviluppo è certo dal XVI secolo, quando compaiono su elementi architettonici sicuramente databili. Anche in diversi manufatti utilitaristici di tradizione agro-pastorale tali simboli sono stati abitualmente utilizzati. Segnaliamo infine la presenza di alcuni millesimi, a volte determinanti per capire l'epoca delle incisioni: una roccia, nei dintorni di Cillian, elenca una ventina di date incise verticalmente e comprese tra gli anni Venti e gli anni Trenta del Novecento.
Il patrimonio di incisioni rupestri locali è in pericolo. Oltre al degrado naturale, va ricordata la spregevole abitudine di grafomani moderni che, imbattutisi per caso in questi siti e ignari del loro valore storico-etnografico, li deturpano in modo a volte definitivo. Per tali ragioni occorre al più presto impostarne il censimento e facilitarne, a livello amministrativo locale, la pubblicazione. A questo proposito ricordiamo la recente edizione (Luglio 2001) del dépliant Dal ponte romano alle rupi celtìche, curato da F. Prinetti e che vede tra i collaboratori lo scrivente, pubblicato a cura del Comune di Saint-Vincent. L'itinerario proposto, indicato con appositi cippi che rimandano alle spiegazioni contenute nel dépliant, costituisce una guida al territorio geo-morfologico, botanico, storico ed etnografico. Un modo senz'altro valido per invitare tutti gli interessati alla lettura del paesaggio e alle caratterizzazioni antropiche che ne hanno determinato la storia.
Per informazioni, visite guidate, scambi e acquisti, rivolgersi a M. Cianci, Via Ponte Romano 45, 11027 Saint-Vincent(AO). Tel. 0166-511629.
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| Una coppella | Vasca di raccolta | Stelliforme | Coppelle con canaletta di scolo |
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