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| Magazine / Dhaulagiri |

(inalto): Illustraci brevemente il piano tecnico di questa spedizione che ti dovrebbe portare alla conquista del tuo 13° ottomila.
(Abele Blanc): In primo luogo dovremo restare almeno 3 giorni a Katmandu per sbrigare le pratiche burocratiche
e fare un breafing con i rappresentanti del Ministero del turismo nepalese. Cominceremo da subito a sperare nella
fine del monsone, che normalmente si estingue verso la metà del mese di settembre.
Intanto raggiungeremo la città di Pokhada con un volo interno, da dove avrà inizio il trekking di avvicinamento
al campo base.
(inalto): Sarà una marcia molto dura? Avrete molto materiale da trasportare?
(Abele): La nostra è una spedizione che può definirsi "ultraleggera", ma bisogna tenere conto che siamo
in 11, con tutto il materiale per la scalata e la permanenza in quota per un paio di mesi. Inoltre bisogna calcolare
che su 10 portatori che si ingaggiano, 3 servono a trasportare il cibo e gli effetti personali per sé e per gli altri
7, così contiamo di arruolarne circa 150/160.
Il trekking non sarà una passeggiata: sono previste dalle 7 alle 12 ore di marcia al giorno.
(inalto): Poi finalmente il campo base?
(Abele): e soprattutto un paio di giorni di relativo riposo, in cui ci dedicheremo a montare il campo ad una quota di circa 4600 m. Per quell'epoca speriamo vivamente che il monsone sia finito.
(inalto): Arriva il momento di mettere in pratica una strategia d'attacco?
(Abele): Prima di tutto bisognerà acclimatarsi sfruttando i tre campi avanzati che contiamo di piazzare:
uno a 5800 m, il secondo a 6300/6400m ed il terzo intorno ai 7000 m. Per avere la prova di una corretta acclimatazione
bisogna trascorrere rispettivamente 3, 2 ed 1 notte in buone condizioni fisiche nei vari campi. Per buone condizioni
intendo dire dormire senza accusare dei malesseri.
Raggiunto quest'obiettivo si parte per la vetta saltando uno dei campi. Ciò dovrebbe avvenire indicativamente tra
il 15 ed il 30 ottobre.
(inalto): Avete previsto una cordata di punta ed altre di appoggio?
(Abele): No, partiamo tutti per raggiungere la vetta. Anzi, bisognerà equilibrare attentamente le cordate, mescolando le persone più esperte con quelle allo loro prima avventura himalayana.
(inalto): Parlaci delle difficoltà tecniche che dovrete affrontare.
(Abele): Il Dhaulagiri è considerato un ottomila di quelli difficili. Tra il campo base ed il colle che
si vede nelle foto sulla sinistra bisogna superare una grande seraccata e soprattutto passare sotto una montagna
triangolare chiamata "il piccolo Eiger". Si tratta di una parete concava come quella della celebre vetta bernese,
ma che espone l'alpinista al continuo rischio di scariche di pietre. Non vi è modo di aggirarla, perché il ghiacciaio
che vi corre alla base è estremamente crepacciato.
Raggiunto il colle si attacca lo sperone: è una via di misto ghiaccio-roccia, con pendenze fino a 45° su ghiaccio
e passaggi dal 3° al 5° grado su roccia. I punti più difficili verranno attrezzati con corde fisse.
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