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| Magazine / Dhaulagiri |

Ormai a bocce ferme, acquisita la conquista del suo 13° ottomila e riambientato alla nostra civiltà, Abele Blanc ci ha incontrati per fornire al pubblico di inalto.com una piccola galleria fotografica, in anteprima su quanto
presenterà nel corso di incontri pubblici con gli appassionati valdostani, che affollano sempre se sue serate.
Ne abbiamo approfittato per porgli alcune domande. Ci ha anche illustrato alcuni suoi progetti per il futuro, ma dato che sono ancora in fase embrionale non possiamo rivelarveli: possiamo però anticiparvi che se vedranno la luce
saranno sicuramente spettacolari ed all'altezza del personaggio. inalto.com comunque non mancherà l'appuntamento, quindi, se avete imparato ad amare le avventure di Abele, seguiteci: noi marceremo con lui.
(inalto): Dhaulagiri 2001, solo 4 alpinisti su 11 giungono in cima: si può considerare una spedizione riuscita?
(Abele): Direi di sì. Bisogna infatti considerare linsieme di tutti i fattori: esperienza dei partecipanti, meteo e difficoltà oggettive della montagna, che non è tra le più facili, anzi ...
Per diminuire i rischi abbiamo deciso di rimanere poco su di essa, rientrando sovente al campo base. Ciò comporta un minor acclimatamento, ma anche una diminuzione delle probabilità di riuscita.
Tanti appassionati sono convinti che ormai salire certe montagne sia diventato relativamente facile, solo perché sono in molti a riuscirvi: è solo una questione statistica. Se un tempo erano in cento a tentare e pochi a riuscire, ora
che a tentare l'avventura himalayana sono in migliaia, forzatamente il numero dei successi è aumentato apparentemente a dismisura. Ma le difficoltà restano e i nuovi materiali non possono tutto.
(inalto): le difficoltà stanno tutte nell'ambiente, cioè nella quota, nella conformazione della montagna e nella meteo? Bisogna dunque allenarsi in modo particolare?
(Abele): Preparazione fisica e tecnica sono comunque indispensabili, ma la prima grande difficoltà è mentale, si nasconde dentro l'alpinista. Bisogna saper vivere al campo base per settimane, forse mesi, tagliati fuori dal mondo, con poche notizie da casa, dove tutti lasciamo affetti, interessi, problemi. Come è successo a noi quasi ogni giorno sei oppresso dalla pioggia che ti costringe in tenda, dove le giornate trascorrono interminabili. Il tutto solo per aspettare il momento buono in cui la montagna decide di concedersi. Già solo il campo base è un'esperienza che ti cambia la vita.
(inalto): Poi inizia la fatica vera e propria. Ma la ricompensa morale è tutta in quegli istanti in vetta?
(Abele): Non solo. Il fascino dell'Himalaya è vivere quegli istanti di esaltazione in cui devi decidere del tuo destino: vedi la vetta che apparentemente non è lontana, ma tu sei al limite di tutto, delle tue forze fisiche e della tua capacità mentale, oppressa dalla mancanza di ossigeno nel sangue. Devi decidere: o mollare sapendo che scendere vuol dire tornare a casa, o soffrire ancora, ma fino a quando cercando di prevedere senza sbagliare le tue possibilità di ritorno. Quando sono uscito sull'ultima cresta, frustato da un vento incredibile, ho puntato la piccozza nei ramponi di un alpinista che giaceva lì morto chissà da quando (lo abbiamo forse identificato solo al rientro nella prima città). Ecco, lui ha sbagliato il calcolo che dicevo, come forse lo ha sbagliato il mio amico Pepe, che probabilmente non ha avuto più la lucidità sufficiente per affrontare il traverso tecnicamente più complicato.
(inalto): Il 2002 sarà lanno della montagna: di cosa bisognerebbe parlare in modo particolare?
(Abele): Per noi che viviamo tra le Alpi (ed in qualche misura anche delle Alpi) dovrà essere unoccasione di dibattito seria. Mi pare evidente che la tutela ambientale deve essere al centro del nostro futuro, ma una tutela ambientale seria, che vada ad incidere su ciò che causa dei reali problemi. Mi spiego: Un impianto sciistico dismesso è un tipo di inquinamento che colpisce solo la vista: è ferraglia più o meno arrugginita che disturba lo spirito del gitante di turno. E un danno all'immagine ma che non fa poi tanto male. Ma la cappa di smog fino ai 1300 m che provocavano soprattutto i Tir è veleno per tutti: per la natura, per gli abitanti e per le loro attività economiche. Nel periodo di chiusura del tunnel del Bianco questa cappa è scesa ad 800 m. Un fatto che non può non farci riflettere.
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| Interno di abitazione a Marpha | Tempio Buddista a Marpha | Fiori lungo il trekking | Abele e Alex Busca in vetta | Abele in vetta | Veduta del gruppo dell'Annapurna |
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| Dal secondo al terzo campo | Campo 1 | Fasi di salita | Adriano Favre e Abele | Claudio Rosset | Tramonto al campo 2 |
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| Rifornimenti | Tapa Pass (5180 m) | Abele al campo 1 | Dal campo base al primo plateau |
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