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| Montagna |

Alberto Gnerro e Valerio Folco
Alberto Gnerro, lo straordinario climber di Biella che tutti gli appassionati del settore conoscono almeno di fama, è stato protagonista lo scorso 11 settembre 2002 di un’impresa destinata a far molto rumore nell’ambiente: nella falesia nota come il Tetto di Sarre ha liberato Ground Zero, la prima via in Italia classificabile 9a. Naturalmente si attendono dei ripetitori che ne confermino la gradazione.
Inalto non ha voluto lasciarsi sfuggire la notizia ed ha ottenuto dal protagonista una breve ma significativa intervista. A porre le domande il nostro amico e collaboratore Valerio Folco, egli pure scalatore di livello mondiale.

La foto di Alberto in azione è di Stefano Mosca, scattata in occasione
di un servizio fotografico sull’avvenimento.
Valerio Folco: Sei ancora una volta protagonista dell'arrampicata italiana. Cosa significa rimanere ad alto livello per molti anni?
Alberto Gnerro: Io credo il fatto di restare ad alto livello
per molti anni sia dettato da molti fattori. Al primo posto metterei, forse,
la passione che io ho per l'arrampicata in ambiente naturale, nel quale riesco
ad esprimermi al meglio. Alcune volte, in determinate località, percepisco
una grande energia, mentre in altre sono inibito e un po’ bloccato.
Poi ci vuole il tempo per allenarsi e recarsi alle varie pareti... sinceramente
posso dire che se anche non sono un professionista dello sport, grazie al
lavoro che faccio riesco a vivere come voglio.
Credo che dentro ogni atleta di alto livello esista un senso di frustrazione
che lo porta ad essere felice di se stesso solo mettendosi continuamente alla
prova.
Valerio: Quando hai moschettonato la sosta di Ground Zero,
ti sei goduto il tuo piccolo momento magico o eri già con la testa
alla tua prossima realizzazione? E se sì, cosa hai in mente?
Alberto: Ero contento quando ho fatto la via. Mi sono goduto il momento per quello che vale, ma oggi ho già in mente altro: si trova solo dieci metri più a sinistra, ed è una via sensibilmente più dura di Ground Zero. Vorrei farla prima dell'inverno.
Valerio: Ground Zero è una via di qualche anno fa,
ma che ti ha fatto sudare più del solito. Ora come la giudichi e cosa
diresti per esempio a Chris Sharma se la volesse provare?
Alberto: In effetti mi sembra di averla chiodata nel 1995.
L'ho provata per un po' nella sua forma originaria, ma dopo che sono stato
operato all'anulare per la rottura del tendine ho voluto fare una piccola
modifica ad una presa che ero inibito a tirare. E' una via per la quale non
mi sono mai impegnato a fondo, se non fisicamente. Normalmente mi annoio a
provare una via per lungo tempo, la testa in quel senso non regge. Così
l'ho lasciata lì ed ho aspettato che in me lievitasse l'idea di riprovarla.
Infatti la voglia è ritornata. In verità una spinta mi è
stata data anche dalle visite dei fratelli Bindhammer, che si sono impegnati
seriamente nel tentativo di farla.
A Sharma, qualora volesse provarla, potrei solo dire: «provala, la via
è lì», ma credo che a questo livello ci siano molte vie
più interessanti, se non per il fatto che questa è quasi tutta
artificiale... purtroppo!
Valerio: Hai saputo adeguarti ai tempi: fai bouldering e
falesia ad alto livello, però so che vorresti provare anche vie lunghe
e difficili. Chiodi incessantemente nuove falesie e tra l'altro ne hai una
in progetto segretissima e bellissima qui in Valle d'Aosta. Come fai a coniugare
tutto questo con il tuo lavoro?
Alberto: Credo di potermi definire un polivalente. Voglio
provare tutte le diramazioni che esistono nella scalata. Riguardo al fatto
di chiodare, credo che ognuno di noi debba portare qualcosa di tangibile e
di suo per l'evoluzione di questo sport, e penso che attrezzare nuove vie
possa essere
un buon incentivo per avere un maggior numero di persone che scalano.
Coniugare tutto ciò vuol dire, per me, avere grandi energie dentro
se stessi e alle volte sacrificare qualcosa d'altro.
Valerio: Da parte dei valdostani un grazie perchè
hai portato la via più dura d'Italia qui da noi.
Alberto: La Valle è la mia palestra in ambiente naturale.
Qui mi sono visto crescere e mi sono visto evolvere. Mi sento un po’
figlio di questa regione che mi ha regalato grandi soddisfazioni e spero che
me ne dia ancora in futuro!
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