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Autore: Paolo Gemelli
Sito personale: http://members.xoom.it/gemesoft
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| Trentino Alto Adige / |
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| Durata del trekking: | 4 giorni |
| Tempi di percorrenza giornalieri: | 1° giorno (3h30'), 2° giorno (5h00'), 3° giorno (4h00'), 4° giorno (5h30') |
| Sequenza segnavia: | Vari: 516, 522, 549, 542, 584 e 577 |
| Caratteristiche: | Naturalistico |
| Difficoltà: | Medi Camminatori Facile (MCF) | Periodo consigliato: | giugno, luglio, settembre |
| Quota del punto di partenza: | 1018 m |
| Dislivello: | |
| Quota del punto di arrivo: | 1018 m |
| Accesso al punto di partenza: | Lasciata l'autostrada del Brennero A22 all'uscita di Egna - Ora, si seguono le indicazioni per la Val di Fassa, Cavalese, Predazzo; giunti all'abitato di Predazzo, e attraversatolo, si incrocia a destra la cabinovia che sale sul versante destro orografico della valle. Si arriva così, con un successivo tratto di seggiovia, al Passo Feudo, da dove parte l'itinerario. |
Quest'itinerario escursionistico consente di attraversare completamente i due gruppi montuosi che si affacciano sulla splendida Val di Fassa in un trekking di circa quattro giorni. (Ovviamente sono possibili innumerevoli modifiche e deviazioni dall'itinerario proposto) Diamo la descrizione dell'accesso dalla Val di Fassa, ma è altresì possibile partire sfruttando gli impianti di Pampeago o Oberreggen.
1° giorno: Predazzo - Bivacco Mario Rigatti (3h30')
Lasciata l'autostrada del Brennero A22 all'uscita di Egna - Ora, si seguono le indicazioni per la Val di Fassa, Cavalese, Predazzo; giunti all'abitato di Predazzo, e attraversatolo, si incrocia a destra la cabinovia che sale sul versante destro orografico della valle. Si arriva così, con un successivo tratto di seggiovia, al Passo Feudo, da dove parte l'itinerario.
Da qui imbocchiamo il sentiero 516 che prima dolce poi su un ripido e scivoloso ghiaione, con numerosi tornanti, conduce al Rifugio Torre di Pisa, posto in magnifica posizione al cospetto delle creste meridionali del Latemar, unico rifugio gestito del gruppo.
Dal rifugio proseguiamo sul sentiero 516 verso nord per la cresta della cima Cavignon, prima in discesa ripida e scoscesa, poi in salita, fino ad arrivare ad un piano carsico che si percorre interamente fino al ghiaione sotto la forcella dei Campanili, ampia e ben visibile dal basso, bivio. (50 min dal rifugio). Salendo in 10 minuti alla forcella si gode di una spettacolare vista sulla Cima Forcellone, il versante nord e i campanili della zona centrale del gruppo, a est. Dal bivio si hanno due possibilità:
Dalla forcella dei Campanili (2590 m) si risale le friabili rocce senza difficoltà, aiutati da corde fisse, in direzione est, percorrendo tratti molto esposti, dopo i quali, con breve salita, si giunge ad un pianoro erboso (2680 m). Si prosegue sempre verso est attraversando il pendio detritico del versante sud, tra maestosi intagli e gole tra le rocce, scendendo infine per rocce ripide attrezzate in cengia, giungendo ad una scala verticale in discesa che permette di superare un impressionante intaglio. Si risale dalla parte opposta aiutati da corde metalliche, e, superato l'ultimo facile tratto in discesa, si giunge al Bivacco Mario Rigatti (2620 m) dove pernotteremo (1 ora e mezza dal bivio della forcella dei campanili). Spettacolare vista sul gruppo del Latemar, il lontano Catinaccio, con la roda di Vael splendida al tramonto, e le pareti verticali della cima Latemar.
Nota: Tutta la zona del Latemar è povera di acqua: consigliamo pertanto di portare con voi scorte idriche abbondanti visto che per due giorni non avremo possibilità di rifornimento; al bivacco infatti non c'è acqua e quindi, per trovare la prima fonte dovremo aspettare il giorno successivo, quando scenderemo al Passo di Costalunga.
2° giorno: Bivacco Mario Rigatti - Rifugio Fronza (5h00')
Svegliati di buon'ora, si scende lungo il breve canalone precorso il giorno prima, fino ad incontrare sulla sinistra, dei segni rossi sulla roccia, che seguiamo in salita per ripidi e spossanti gradoni (terribili se si ha mangiato poco e soprattutto si ha finito l'acqua, come è successo a chi scrive), che conducono in tre quarti d'ora circa alla vetta piatta della Cima Latemar, (2791 m) punto più alto del gruppo dai cui il panorama spazia sulla Roda di Vael, ancora lontana, sulla catena alpina principale, sulla Marmolada.
Sempre verso est, si scende per il largo dosso della cresta, fino ad una selletta rocciosa, sempre in discesa su ghiaioni e rocce vulcaniche, fino alla forcella Latemar Piccola da cui parte il sentiero per il lago di Carezza; noi prendiamo invece il sentiero che prosegue in discesa verso zone meno brulle e selvagge, ma sempre senza acqua. Si segue il lungo sentiero, che può diventare interminabile se si ha sete e fame, fino ad una fonte, (attenzione: non purissima…io l'ho bevuta lo stesso), poi lungo una carrareccia, transitiamo nei pressi di un torrente, per una vera fonte fresca e pura, fino al Passo di Costalunga (m. 1752). Da qui scendiamo per la statale a piedi o con i mezzi pubblici, o con l'autostop fino alla seggiovia che sale al Rif. Paolina, nelle propaggini meridionali del regno di Re Laurino, il Catinaccio.
È anche possibile salire al Rif. Paolina direttamente dal Passo di Costalunga, o dall'inizio della seggiovia, tenere conto dei 400 m di dislivello!
Noi abbiamo preferito salire in seggiovia e proseguire quindi sul frequentatissimo sentiero 522 e 549 che praticamente sempre i piano o in leggera salita passa sotto le imponenti pareti della Roda di Vael e conduce al Rif Fronza, dove l'accogliente ambiente e ottimi canederli ci ripagheranno delle fatiche della giornata.
3° giorno: Rifugio Fronza - Rifugio Passo Principe (4h00')
Girando attorno al rifugio ci dirigiamo in direzione nord sul sentiero 542 in leggera pendenza fino al bivio per il passo delle Coronelle, noi prendiamo il sentiero a sinistra, sempre verso nord, fino alla parete ovest del Catinaccio. Indossata l'imbragatura risaliamo la frastagliata parete attraverso stretti canalini e forcelle (corde fisse). Superiamo un canalone ghiacciato attrezzato e un ultimo ripidissimo salto per giungere al passo Santner (2760 m) con l'omonimo rifugio (1h30'). Prosegiamo in discesa lungo un ghiaione che in breve ci conduce al rifugio Re Alberto, al cospetto delle slanciate Torri del Vaiolet; facciamo una pausa per appezzarne la purezza delle linee e osservare le decine di cordate che le scalano, per poi gettarci un una discesa ripidissima in direzione est. La discesa non presenta difficoltà nella prima parte, un po' più d'attenzione va posta nella parte finale, quando si devono superare alcuni ripidi salti, soprattutto se il sentiero è affollato. Arriviamo così all'amena conca ove sorge lo storico rifugio Vaiolet e il più recente Preuss (2243 m). Una breve pausa per poi ricominciare a salire in direzione nord lungo l'ampia valle del Vaiolet che scende dal Passo Principe. In un'ora di buon sentiero a pendenza costante si giunge al Rifugio Passo Principe (2600 m), posto sull'omonimo passo, al cospetto del Catinaccio d'Antermoia, meta del giorno successivo.
4° giorno: Rifugio Passo Principe - Mazzin (5h30')
Dal rifugio si hanno due possibilità:
Sono possibili numerose varianti all'itinerario descritto: sta a voi giudicare le vostre forze e decidere, se il è caso di spezzettare qualche tappa o congiungerne altre. L'itinerario si svolge sempre su sentieri tracciati e frequentati; è sempre comunque fondamentale la cartina, abbigliamento adeguato all'ambiente (si viaggia permanentemente sopra i 2000 metri), materiale da ferrata (imbrago completo, dissipatore, due spezzoni di corda, moschettoni con ghiera di sicurezza automatica, casco).
Non dimenticare abbondanti scorte idriche, alimentazione adeguata in rifugio e durante la giornata e prudenza, sempre.
Non ci assumiamo alcuna responsabilità per errori o imprecisioni sui dati riportati: confrontare sempre su guide e cartine.
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