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| Valle d'Aosta / Charvensod |
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Autore:
Ultima modifica: 06.10.06

Ferrata del Mont Emilius (3559 m) - © 2005 Gian Mario Navillod
| Tipo itinerario: | circolare |
| Difficoltà: | Escursionisti Esperti Attrezzati (EEA) - comparabile a D |
| Tecnica: | Medio (sono presenti alcuni passaggi tecnici) |
| Sforzo Fisico: | Alto (nel complesso non ci sono passaggi estremamente fisici, ma la lunghezza complessiva, tra avvicinamento, ferrata e rientro è notevole) |
| Pericolo oggettivo: | Alto (l'ultimo tratto deve essere disgaggiato quindi vi è il rischio di caduta pietre) |
| Impegno psichico: | Medio (è presente un ponte tibetano) |
| Segnavia: | - |
| Tempo complessivo: | 12h30' |
| Tempo di salita: | 8h00' (4h00' avvicinamento + 3h00' - 5h00' ferrata) |
| Tempo di discesa: | 4h30' (2h30' rientro al Rifugio Arbolle + 2h00' rientro al punto di partenza) |
| Quota alla partenza: | 1800 m (partenza del tratto attrezzato - 2897 m) |
| Quota alla meta: | 3559 m |
| Dislivello: | |
| Max quota raggiunta: | 3559 m |
| Lunghezza percorso: | |
| Punto GPS (UTM 32T): | |
| Esposizione: | Nord, Ovest (salita con la ferrata) |
| Periodo consigliato: | luglio, agosto, settembre |
| Acqua |
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| Bibliografia: | |
| Cartografia: |
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E' senz'alteo la via ferrata più panoramica che offra l'intera Valle d'Aosta, lo sguardo spazia sulle più belle montagne delle alpi e intorno alla cima scintillano una decina di laghi grandi e piccoli. Le difficoltà non sono eccessive, rari tratti verticali si alternano a lunghi saliscendi sulla cresta, quasi mai esposti. Il ponte sospeso lungo una ventina di metri offre un pizzico di adrenalina ad una salita lunga e poco impegnativa. Purtroppo l'ultimo tratto di ferrata, proprio sotto il torrione sommitale, presenta un paio di metri verticali che non sono stati attrezzati con i consueti gradini, le rocce su cui si arrampica non sono stabili e vi sono numerosi sassi in precario equilibrio proprio all'uscita del passaggio chiave.
Raggiunta l'uscita dell'autostrada
di Aosta Est si imbocca la statale 26 e si prosegue in direzione del capoluogo. Giunti in Aosta si seguono le indicazioni per Pila sino a raggiungere la località Pont-Suaz: da qui, superata la Dora Baltea, si prosegue in direzione di Charvensod. Si risale tutta la strada regionale 18 sino ad arrivare a Pila, al primo parcheggio posto nei pressi dell'arrivo della cabinovia Aosta-Pila. Si prosegue l'avvicinamento seguendo l'itinerario per il bivacco Federigo-Zullo.
Dal Col Carrel si percorre la cresta in direzione del ponte tibetano ben visibile durante l'avvicinamento al Bivacco Federigo e ora nascosto dalle rocce. Si procede lungo una traccia di sentiero non protetta per una cinquantina di metri di dislivello fino a raggiungere l'inizio del tratto attrezzato. Il cavo è in acciaio inox rivestito di materiale plastico, la guaina oppone una leggera resistenza allo scorrere dei moschettoni e rende la progressione un poco più faticosa rispetto alle ferrate realizzate con il cavo non rivestito.
Si prende gradualmente quota seguendo il filo della cresta, lasciandosi alle spalle la costruzione metallica del bivacco Federigo e poi lo specchio d'acqua del lago Carrel e dopo aver percorso alcuni gradini si arriva al gendarme dal quale parte il ponte tibetano lungo una ventina di metri (1h00'). Da questo punto lo sguardo spazia sul ghiacciaio del Trajoz e la Grivola, che si stagliano contro il cielo sulla destra, verso sud ovest. Proseguendo in senso orario si vedono in lontananza il massiccio del Monte Bianco e il Grand Combin, il Monte Cervino e il massiccio del Monte Rosa. Si scende sul ponte tibetano e lo si percorre sulle tavole di legno larghe una spanna per poi riprendere la cresta fino a raggiunger lo spartiacque tra il vallone di Arbolle e quello di Comboé superato il quale compare il Lago Gelé con alla destra la sagoma slanciata del Pic Garin. Si superano con alcuni saliscendi il Mont Ross di Comboé e il piccolo Emilius e si raggiunge l'uscita della ferrata che scende al rifugio Arbolle (2h00'). Fino a questo punto le difficoltà sono modeste e il percorso non presenta alcun pericolo. Proseguendo verso la cima si incontra un breve tratto verticale ben attrezzato superato il quale si arriva proprio sotto il gendarme sommitale del Monte Emilius dove si devono attraversare pochi metri di nevaio ripido ed esposto dove inspiegabilmente non vi è traccia di protezione. Seguono un paio di metri verticali che non sono stati attrezzati con i consueti gradini ma sono protetti con il solo cavo d'acciaio. Le rocce su cui si arrampica sono ben manigliate ma non ancora ripulite. Ci sono dagli appigli che si muovono e all'uscita del passaggio chiave restano ancora numerosi sassi in precario equilibrio che rischiano di cadere in testa a chi sta salendo. Superato questo brutto passaggio la ferrata prosegue ancora per una decina di minuti su pietraia, poi malgrado vi siano ancora dei passaggi esposti si interrompe e occorre proseguire per un'altra decina di minuti lungo la cresta, senza protezione, fino a raggiungere la vetta (3h00').
Il Monte Emilius é posto al centro della Valle d'Aosta è ed forse il migliore belvedere su tutti i principali quattromila delle alpi. Nelle giornate limpide si possono vedere il Gran Paradiso con ai sui piedi il ghiacciaio della Tribolazione, alla sua destra la Grivola (3969 m) e proseguendo in senso orario il massiccio del Monte Bianco, con il Dente del Gigante e le Grandes Jorasses, il Grand Combin, il Monte Cervino e il massiccio del Monte Rosa. Volgendo gli occhi in basso si domina la conca di Aosta parzialmente nascosta dalla Becca di Nona e il vallone della Laures con i laghi omonimi, sulla destra, separato dal Colle dei Tre Cappuccini il vallone di Arbolle con il lago Gelato.
Dalla vetta si scende lungo il sentiero esposto e a tratti difficile che porta al Colle dei Tre Cappuccini (0h30'). Dal colle seguendo il segnavia si percorre il piacevole sentiero restaurato dagli operai forestali che raggiunge prima il Lago Gelato poi il lago di Arbolle e l'omonimo rifugio.
Il Monte Emilius deve il suo nome alla signorina Emilie Argentier che nell'ottocento ne salì la cima. Il Pic Carrel, così battezzato in onore del famoso Canonico Georges Carrel, detto l'amico degli inglesi per le sue numerose conoscenze nell'ambito scientifico ed alpinistico, riprese dopo pochi anni l'antico appellativo di Becca di Nona che porta ancor oggi.
Resta a ricordare l'insigne intellettuale solo il Col Carrel dove è stato costruito dal CAI il Bivacco Federigo Zullo.
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| In basso, il Bivacco Federigo | Lago Carrel | Alcuni gradini | Gendarme | Ponte tibetano |
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| Lago Gelé | Alcuni saliscendi | L'uscita della ferrata | Breve tratto verticale | Nevaio ripido |
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| Un paio di metri verticali | La vetta | Vallone delle Laures | Sentiero esposto in discesa |
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