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Chamois
Sempre bella la passeggiata da La Magdeleine a Chamois. Porre attenzione al pagamento del parcheggio a La Magdeleine (5 euro al giorno tariffa fissa!!!!!!).
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Moulaz
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Centovalli: la via dei Mercati, parte 1, da Locarno a Camedo
Escursione in solitaria, e con i sintomi imminenti di un mega-raffreddore che mi ha tagliato le gambe...
La "Via dei Mercati" era una mulattiera che univa Domodossola con Intragna, passando i vari paesini della valle Vigezzo e delle Centovalli. Percorsa dai mercanti, che portavano granaglie, metalli e sale provenienti dalla Pianura Padana, e tornavano con lana, formaggi e salumi. Esistono ancora alcuni tratti originari, ma la maggior parte del percorso del Medioevo è stato mangiato dal tempo.
Partenza dal tennis di Locarno alle 7:15, scavalco la Maggia sulla nuova passerella (accanto alla "direttissima" Locarno - Ascona), e subito dopo scendo per infilarmi sulla Astrovia, il percorso creato sulla diga insommergibile che propone il sole ed i pianeti messi a distanza proporzionata, con cartello didascalico. I primi (mercurio, venere, terra) distano tra di loro poche centinaia di metri, gli ultimi più di 1 Km.
La gamba non va, non riesco a tenere il mio passo normale, non riesco a scaldarmi. Percorro tutto l'argine fino alla confluenza della Melezza con la Maggia, poi svolto a sinistra per portarvi verso Golino prima, e Intragna poi, dove arrivo alle 9:10, e mi faccio la sosta di un quarto d'ora.
Da Intragna, passato il grotto "Du Rii" si trova la scalinata che porta a Calezzo, ultimo tratto della via dei Mercati. Salita fino a Calezzo, giornata splendida e mite per essere la fine di ottobre. Da Calezzo si continua su forestale per un bel pezzo di direzione di Slögna, poi finalmente si entra nel bosco, splendido in questo periodo, e appare la mulattiera. Inizia un bel sali-scendi continuo, per seguire la miriade di vallette laterali, ogni tanto la mulattiera scompare, per lasciare posto a semplice sentiero, e riapparire più avanti. A Slögna prendo a sinistra (a destra si sale ai Monti di Comino), e tra alti e bassi, splendido bosco autunnale di castagno, faggio e betulla, arrivo alle 12:00 a Verdasio.
Sosta pranzo al ristorante "Il Pentolino" sulla bella terrazza baciata dal sole, e alle 12:45 mi rimetto in marcia. Il sentiero scende subito in modo marcato, per risalire nuovamente, e questo due volte. Poco prima di Lionza ritrovo finalmente la mulattiera, passo la zona del maglio e del lavatoio, poi via quasi in piano fino a Borgnone, e discesa su Camedo stazione, dove arrivo alle 14:35.
Rientro a Locarno con la Centovallina, diventata un trenino comodissimo (io avevo ricordo di panche di legno).
Escursione splendida, che dà la vista sulla parte più bella delle Centovalli, quella in alto, che si apre come i petali di una genziana: stretta e incassata in basso, ampia e dolce in alto. Da Intragna niente rumori di traffico (al massimo lo sferragliare delle ruote della Centovallina sui binari), e quasi tutto bosco.
A dicembre probabilmente la seconda parte, da Camedo a Domodossola.
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Camoghè dall'alpe di Serdena
Escursione piacevole per una giornata con altri impegni...
Partiamo alle 9:40 dall'alpe di Serdena, iniziamo la salita tranquilli. Dopo una mezz'oretta ci troviamo davanti a dei ruderi, segni di sentiero non ce ne sono. Seguiamo una vaga traccia sul pendio, che dopo poche centinaia di metri scompare. Decidiamo di continuare su dritti, fuori pista, tanto si vede la cresta tra la bocchetta di Revolte e il Camoghè. Salita difficile per i continui buchi, scaloni, e pietre.
Recuperata la cresta, il resto è facile. Il sentiero sale zig-zaggando verso la cima, conducendo alla zona dove si trova l'oratorio e l'ex-baracca militare in pietra, ormai distrutta. Da qui un breve passaggio porta alla cima vera e propria.
Vista spettacolare per decine di Km tutt'attorno, grazie all'aria tersa, almeno fino al Mendrisiotto, dove la cappa fumogena inquinante regna sovrana. Verso Nord, invece, vista fino al massiccio del San Gottardo, alpi vallesane, e oltre.
Discesa senza patemi, questa volta non sbagliamo strada, e arriviamo all'alpe di Serdena passando dalla bocchetta di Revolte e da corte Lagoni.
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Due cime mancate in un sol giorno
Seconda giornata, grande giornata, ci attende il Terri, primo 3000 per Rita e per me, ma anche per Pietro.
Sveglia alle 6:30, ho dormito 9 ore filate (a casa dormo meno solitamente), non ostante qualche concerto di strumenti a fiato. Ho letto in molti rapporti che altri utenti di capanne e rifugi hanno problemi a dormire in capanna: sono fortunato, mi butto giù, e chi si è visto si è visto.
Rigoverniamo la stanza, colazione, preparativi, e finalmente alle 7:45 siamo in pista.Seguiamo i paletti T4 che conducono verso la valletta, sentiero di mucche scavato, più pericoloso per le caviglie di una pietraia. Dopo una mezz'oretta veniamo superati da 12 escursionisti, i quali poco più avanti passano su di una piastra di pietra. La guardo, e quasi svengo... Appoggi per i piedi millimetrici, tipo camminare su di una corda, niente appigli per le mani. Loro sono passati come se andassero al ballo delle debuttanti, io sono li bloccato. Pietro prova a scendere al fiume (50 metri più in basso) per vedere se si può aggirare l'ostacolo (la piastra scende quasi fino al letto del fiume). Difficile, ma si può fare. Ci penso, se non hanno messo la cordina qui, probabilmente è perché più avanti diventa ancora più difficile. E il camino per rientrare in cresta: a questo punto rischio di riuscire a salire, poi chiamare la Rega per farmi riportare a casa. Lasciamo stare, ci giriamo, e rientriamo in capanna.
Alle 9:10 siamo seduti con Ornella ed Emilio davanti ad un bel caffé e fetta di torta. Che si fa? Ornella ci propone di raggiungere il pizzo Coroi, un tre orette. Emilio traccia il percorso sulla cartina, e ci avventuriamo. Passiamo l'alpe Motterascio, scendiamo nella piana per attraversarla, terreno da torbiera, si sprofonda. Poi su dritti come fusi verso la bochetta di Larciolo. Dopo la bocchetta il disegno fatto da Emilio non coincide molto con quello che vediamo. Troviamo un sentiero da capre, lo seguiamo, ci fa salire ma non sembra portarci a destinazione. Alle 11:45 decidiamo di fare dietro-front, siamo ancora ben distanti dalla nostra meta. C'è ancora la discesa fino al Garzott, e continuando così arriviamo al Coroi fra due o tre giorni.
Alle 13:05 siamo nuovamente in capanna. Guardo dentro di me, non trovo né dispiacere, né sconforto, né avvilimento per non essere riuscito ad arrivare su nessuna delle due cime. Giornata splendida, paesaggi incantevoli, le gambe felici, profumi e silenzio, rane e gracchi, sono ampiamente soddisfatto. Così mi spappo polenta e formaggio dell'alpe invecchiato 14 mesi come premio, e mi metto in fase post-prandiale digestiva con la coscienza assolutamente a posto.
Ma c'è ancora la discesa... Alle 15:20, quando finalmente lo choc digestivo si è riassorbito, partiamo. Salutiamo Ornella, Emilio e la capanna, arrivederci all'anno prossimo. Discesa senza storia né gloria, fino al ponte metallico, dal quale parte anche il sentiero che sale all'alpe Larciolo. Poi nella pineta costeggiando il Luzzone, bassissimo, fino al Garzott.
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A zonzo per la Greina
Giornate d'autunno splendido, organizzo una due giorni sulla Greina assieme a Rita e Pietro.
Partiamo da Pian Geirett alle 9:00, salita fino al bivio della capanna Scaletta, poi seguiamo il corso del Brenno della Greina per arrivare all'arco della Greina, invece di salire al passo della Greina e scendere lungo il sentiero della Camona dil Medel. Il percorso è marcato T4 (bianco-blu-bianco) ma non presenta difficoltà particolari, è sufficiente passo sicuro ed equilibrio. Per me invece, passaggio su di un ponte di roccia stretta che mette in notevole agitazione il mio povero stomaco.
Arco con spuntino, poi ripartiamo in direzione di Crap la Crusch, seguendo un fuori pista iniziale che ci porta diretti alla baracca (ex-militare) "Edelweiss". Da qui riguadagniamo il sentiero, bianco e lucido, e ci fiondiamo sul Piano della Greina. Silenzio e libertà, sembra quasi di essere in Nepal... Skyline di montagne nettissime sul cielo azzurro splendido, il sentiero che ti guida verso l'orizzonte, paesaggio splendido e di cui innamorarsi (come è capitato a noi). Se vieni qui, un elastico invisibile ti si avvinghia e si fissa al suolo, e ti ci riporta, che tu voglia o no.
A Crap alle 12:00 decidiamo di continuare fino a Camona per il pic-nic, entrando così nel Plaun della Greina, la parte grigionese di questo altipiano. Nel Medioevo le comunanze della Blenio avevano affittatto dagli abitanti della Lumnezia i pascoli, per acquistarli poi verso la metà del '500. Con le carte Siegfrid (circa 1939) quasi tutto il territorio è stato riassegnato al canton Grigioni.
A Camona (bivio per Vrin tramite il passo Diesrut) fermata di mezz'ora, poi su lungo il promontorio che costeggia il Reno di Somovix dove lo stesso si sprofonda in gole, e giù per arrivare alla Camona dil Terri (capanna Terri). Lunga pausa caffé e torta, abbiamo tutto il tempo che vogliamo.
Per il ritorno seguiamo l'altra strada, che resta alta sulla Greina, con prospettive splendide, e micro-laghetti invisibili dal basso. Il sentiero ci riconduce a Crap la Crusch, dove prendiamo il terzo ramo della Greina che ci porta fino alla capanna Michela / Motterascio.
Calda accoglienza da parte di Ornella ed Emilio, cena, poi a nanna presto, domani vorremmo fare il Terri...
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Il lago Calvaresc e la capanna Boffalora
Il Calvaresc non è presente nella serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana", non ostante sia vicino al Trescolmen. Decidiamo di fregarcene, e andare a visitarlo ugualmente.
Partenza alle 9:00, salita agevole da Rossa per il primo pezzo, fino ad una corte posta di fronte ad Augio, con tantissimi muretti a secco diroccati. Poi si entra nella valle, e si sale più decisi. Sentiero di sasso, il durone sotto il piede non è molto contento.
Breve pausa all'altezza dello slargo della valle, prima di affrontare l'ultima salita fino all'alpe Calvaresc Sot. Qui giriamo a destra, e saliamo fino alla capanna Boffalora, con fermata pranzo. Struttura piccola, ma molto carina, gestita da volontari. La signora che ci accoglie è sorprendentement cordiale ed ospitale, e si sforza di parlare italiano. Piatto di minestra e dolce, prima di rimetterci in moto.
Restiamo alti percorrendo l'anfiteatro che chiude gli alpi, per arrivare tra ganne e sali-scendi all'alpe Calvaresc Desora, da dove una piccola salita conduce al lago. Merendina sulle rive, e la batteria della macchina fotografica tira le cuoia. Colpa mia, non l'ho ricaricata dopo l'ultima escursione 
Iniziamo la discesa, alp Desora, poi sorpresina. La discesa da Desora a Sot è bella tosta, pendente, catene in basso, sasso scivoloso in alto. Arrivati a Sot nuova pausa per permettere ai quadricipiti di recuperare, poi giù fino a Rossa, lunghissima, dove arriviamo alle 19:00.
Ripartizione delle difficoltà: T2 da Rossa alla Boffalora, e da Desora al lago. T3 dalla Boffalora a Desora, e da Desora a Sot.
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Il lago Trescolmen (alta Calanca)
Ho marcato come T3 (EE) questa escursione, dato che a partire da Cascinot il sentiero è praticamente in stato di abbandono: il tratto lungo il fiume, spazzato da una frana, non è più stato ripristinato. Salendo il sentiero si sta chiudendo, è esposto e frana. In diversi punti è difficile vedere dove si mettono i piedi.
La fine estate è l'occasione per riprendere in mano la serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana": ormai ne abbiamo fatta la metà, ci mancano quelli più "lontani" da raggiungere. Dato che il prospetto parla di "sentiero facile senza problemi", invitiamo anche Marco con Ivan e Alice. A noi si unisce Silvia.
Partenza da Valbella, discesa al ponte, poi si inizia la salita. La zona è bandita di caccia, ciò non ostante salendo incontriamo 4 cacciatori con tanto di preda, che stanno osservando qualcosa sull'altro versante della valle, Per non farci prendere a pallettate non commentiamo e non poniamo domande...
Arrivati a Cascinot, i bimbi hanno bisogno di fare il pieno, per cui piccola sosta. Un cartello indica "in su", senza dare la meta. Controlliamo la cartina, bisogna tenersi a filo del fiume. Arrivati alle sponde, il sentiero non c'è: alcuni omini indicano il passaggio, non agevole, lungo la riva. Passiamo dall'altra parte, risaliamo fino al punto in cui è visibile il sentiero, riguadiamo, ed iniziamo la salita.
A partire da qui la situazione si fa un po' più complicata: alti gradoni, problematici per Alice, i rododendri che stanno invadendo il sentiero (e non sono morbidi a strusciarsi contro), il sentiero smangiato dall'acqua e in alto esposto e franato in diversi punti.
Passiamo il guado che porta sull'altro versante, e il sentiero diventa ancora più problematico. Poco oltre Marco decide di fermarsi, e tornare al fiume: il pericolo per i bimbi è troppo elevato.
Silvia, Rita ed io continuiamo, e salendo ci convinciamo della saggezza della decisione di Marco. Riguadiamo il fiume per l'ultimo strappo che ci porta all'alpe di Trescolmen, da dove praticamente in piano si arriva al lago.
Mentre Rita e Silvia imbadiscono il sasso che funge da tavolo, salgo su di una piccola frana per cercare di riprenderlo per intero, senza riuscirci. Una coppia sta prendendo il sole, e non ci degna di atenzioni. Pic-nic veloce, il cielo si sta oscurando velocemente, hanno previsto precipitazioni nel tardo pomeriggio. Così iniziamo la discesa, e raggiungiamo Marco e bimbi a Cascinot, dove troviamo una thermos di caffé che ci attende 
Da qui discesa agevole fino a Valbella, poi gelato e bibite per tutti a Rossa.
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Tic Tac
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Cantine di Gandria
INTRODUZIONE
Breve gita panoramica a filo delle acque del Lago di Lugano, nel ramo di Porlezza. Si raggiungono man mano numerose cantine, antichi crotti ("grotti" in ticinese) dei paesi dell'opposta sponda del lago, attualmente trasformati in lussuose abitazioni o trattorie, e ormai frequentati prevalentemente in motoscafo. Alle Cantine di Gandria una caserma dismessa delle Guardie di Confine ospita un Museo delle Dogane.
DESCRIZIONE
A seconda del punto di parcheggio si sale o si scende lungo la strada comunale fino ad un tornante con indicazioni 310 m. Si attraversa il paesino fra belle abitazioni e poi, in lenta discesa nel bosco, si raggiunge la riva del lago in località Cantine di Caprino 273 m. Da qui il sentiero, sempre ben tracciato (e attrezzato con cavi corrimano dove è più scosceso o esposto), percorre in traverso - anche con notevoli saliscendi - le ripide pendici del Monte Caprino; si attraversano numerosi canali di frana (cartelli di pericolo in caso di piogge intense) alternati a case di pescatori e rimesse di barche. L'unico slargo ampio della riva corrisponde ad una dismessa cava di pietrisco calcareo che attualmente si caratterizza per la presenza nella boscaglia di estemporanee opere di land-art. Attraversate le terrazze di alcune trattorie (Grotto dei Pescatori, Cantine Crespi, Grotto Teresa, Grotto Descano) si giunge al termine del sentiero pedonale: oltrepassata un'antica bella villa rustica con orto e giardino sul passaggio, si arriva all'edificio del Museo delle Dogane (visitabile nel primo pomeriggio). Il viottolo è affiancato da una raccolta di cippi confinari di provenienza da ogni angolo della Svizzera e termina nei pressi di un approdo con antiche insegne.
Ritorno per la via di andata.
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