Villaggi
Pizzo Rossetto
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La strada alta della valle Bedretto
La strada alta della Bedretto, meno conosciuta di quella della Leventina, unisce tutti gli alpeggi della valle attorno a Q2000. Si snoda su di un percorso di circa 20 Km, partendo dall'alpe Cruina, per passare la capanna Piansecco, l'alpe Pesciora, Cassina di Sterli, l'alpe Cavanna e congiungersi con la strada del passo del San Gottardo all'inizio dell'ultima galleria stradale.
Prendiamo il postale delle 8:10 da Airolo, che ci deposita all'alpe Cruina alle 8:42. Giornata tersa e splendida, temperatura ideale per camminare (preferisco il freddo al caldo sotto sforzo). Risaliamo la strada del passo della Novena / Nufenenpass fino al tornante per imboccare il sentiero.
Dopo circa 2 Km Rita mi propone di evitare la discesa lungo il sentiero e la seguente risalita al laghetto delle Pigne, e di tagliare fuori pista da qui. Accetto, e in breve ci troviamo in un mirtillame. Il percorso non è né più corto né con meno dislivello: come sempre in montagna ci sono vallette e cimette che ti fregano.
Arriviamo al laghetto, sosta brevissima a causa del vento intenso e freddo. Ripartiamo quasi subito lungo la via normale verso la capanna Piansecco, dove arriviamo alle 11:10. Sosta di mezz'ora per cornetto, caffé e the, poi via lungo il sentiero che porta all'alpe Pesciora, dopo aver pascolato per un quarto d'ora sopra la capanna.
Circa 2 Km prima dell'alpe Pesciora, dopo una lunga salita, si scollina e ci si trova confrontati con una frana che ha creato una ganna. Il sentiero è stato ripristinato in modo egregio, richiede comunque un po' di attenzione. Avevamo deciso di fare pranzo a Pesciora, ma qualche centinaio di metri prima, lungo il sentiero, troviamo un tavolo e sedie in sasso con bella vista dal promontorio. Come si fa a resistere alla tentazione? Detto fatto, ci piazziamo.
Ripartiamo per l'alpe, dove arriviamo in pochi minuti. Dall'alpe Pesciora il sentiero T2 diventa forestale T1. Percorriamo le ampie curve delle montagne, con vista sul Lucendro, la Leventina, tutta la Bedretto dietro di noi. Non abbiamo incontrato praticamente nessuno lungo la via...
Alle 15:45 siamo all'altezza della galleria. Un vento gelido, intenso e rafficato ci fa compagnia fino all'arrivo del postale. Ad Airolo visita d'obbligo alla pasticceria Beffa per gelato e caffé.
Descrizione completa dell'escursione con mappa, foto e testo.
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Eita (Valgrosina)
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Lago di Sfille
Introduzione
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Sopra Mesocco: Nassel, Calnisc, Gumegna
Escursione già fatta nel 2007, avevamo voglia di rivedere le belle cascate che si incontrano lungo il percorso. Partecipano Rita, Francesca, Antonella, Silvana, Fabio, Roberto, Marco, Renzo ed il sottoscritto.
Partenza alle 9:15 da Mesocco, la giornata si preannuncia calda assai. Scendiamo fino al fiume, passiamo il ponte, poi iniziamo la salita verso Nassel, per fortuna quasi tutta nel bosco. Vi arriviamo attorno a mezzogiorno, ma abbiamo perso per strada una parte della comitiva, che è finita a Stabi, splendido insediamento posto all'entrata della conca che porta all'alpe de Barna. Recuperiamo il gruppo mancante, e continuiamo verso Calnisc, dove mi ricordo c'era un bel prato adatto al pic-nic. Arriviano alla prima cascata del percorso, il sentiero è franato per una valanga, c'è ancora neve sopra e attorno. Il passaggio richiede cautela, poi possiamo riprendere il ritmo normale.
Alle 12:30 siamo a Calnisc. In giro non c'è nessuno, cosî occupiamo una veranda, e ci sistemiamo per il pranzo. Rita ed io, morigerati, tiriamo fuori un po' di pane, carne secca, frutta secca e noccioline salate. Francesca, Antonella, Silvana, Fabio e Roberto invece, piazzano una tovaglia, e tirano fuori ogni ben di Dio dai loro sacchi, dal salame piccante alla crostata, dai sottaceti al vino e birra: sono organizzatissimi.
Tanto impeto alimentare richiede una sosta prolungata, e infatti ci rimettiamo in moto solo alle 14:20.
Il sentiero verso Gumegna rientra nel bosco, ma serve a poco: dal basso arrivano folate d'aria calda impressionante. Durante l'escursione mi spazzo tre litri d'acqua. Dopo una prima valletta, con cascata, giriamo all'interno della seconda, salita spezzagambe, e arriviamo a uno dei due corsi d'acqua che saltano dalla montagna. Sono divisi da una lingua di roccia, che rende invisibile la seconda cascata quando sei alla prima. Sopra la più grande delle due, ancora neve.
Superiamo la lingua rocciosa, seconda cascata, molto più piccola. Poi rientro nel bosco, e in un attimo arriviamo a Gumegna, alle 15:50. Da qui inizia la lunga discesa su forestale verso Mesocco, con vista dall'alto sui resti del castello di Serravalle, Pian San Giacomo e il fronte che chiude il piccolo altipiano di San Bernardino.
Alle 17:50 Siamo a Mesocco, caldo bestiale. Lasiamo passare i bollori, poi congedo e rientro a casa.
Il sentiero, soprattutto tra Calnisc e Gumegna, si sta chiudendo, soprattutto nei tratti fuori bosco. Si vede che viene frequentato molto poco, e le erbacce stanno invadendo tutto. Ancora due o tre anni al massimo, e resteranno solo le marche bianco-rosso-bianco ad indicare dove si trovava.
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Morcote
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Il laghetto Cadabi
Rita giovedì si legge i vari opuscoli della serie "Laghetti alpini della Svizzera Italiana", e mi propone il laghetto dei Cadabi, salendo da Quarnei: sono un po' spaventato per la descrizione del tratto dalla testa della cascata fino al laghetto, soprattutto gli ultimi 50-70 metri, quasi in verticale. Come reagirò con le miei vertigini? D'altra parte, l'unico sistema per saperlo è provare. Inoltre, nessuno dei due era mai stato in Val Malvaglia...
Partenza alle 8:30 dal parcheggio Foppa, poco dopo le quattro case che formano Cusiè. La meteo è instabile, decidiamo di arrivare almeno fino alla capanna Quarnei, e se si mette a piovere, beh, ci faremo un'oretta e mezzo di passeggiata sotto l'acqua per rientrare.
Il sentiero (fino alla capanna è un T2 tranquillo) sale dolcemente sullo stesso versante, conducendo fino all'alpe di Pozzo, dove troviamo dei pastori all'opera con le loro capre (una buona cinquantina). Da qui si imbocca la stretta valletta, percorsa da una teleferica per la merce, che porta in breve all'alpe Quarnei, e dall'alpe alla capanna, sita su di un poggio con bellissima vista sulla valle Malvaglia.
Sosta per una tisana, cornetto intregrale (che abbiamo portato con noi). Chiedo indicazioni al capannaro, che dalla finestra mi fa vedere il percorso per arrivare al laghetto: lo stomaco mi dà una strizzatina.
Alle 11:15, dopo una mezz'ora di pausa, partiamo scendendo nuovamente all'alpe, per iniziare poi la salita, impegnativa ma sempre T2, verso la testa della cascata. Dopo aver aggirato lo sperone sulla sinistra che delimita la parete della cascata, il sentiero a tratti si fa un po' più impegnativo, ma tengo botta. Arriviamo al pianoro dietro la cascata, e guardo su... Oddio oddio oddio, devo salire di li? Rita mi guarda, le dico "Andiamo...". Riprendiamo la salita che ci porta sulla sinistra del canalone, proprio sotto la parete verticale piena di ferro e di color ruggine. Il sentiero inizia a farsi stretto, la pendenza sulla destra... Tengo gli occhi fissi davanti a me. Arriviamo all'imbocco del canale di salita. Guardo, e penso "Salire probabilmente ce la faccio, scendere?". Discuto con Rita: siamo d'accordo che se non dovessi sentirmela di scendere, rientriamo in qualche modo dall'altra parte, scendendo alla capanna UTOE Adula, val Carassina, e chi si è visto si è visto.
La salita funziona, anche se non sempre siamo sicuri di percorrere il tragitto migliore... Non guardo in giù, e arrivo in cima.
Alle 13:10 siamo in cima. Proprio in testa al canalone, un signore piccolino, anziano, capelli bianchi, sembra uno gnomo, con la sigaretta arrotolata in bocca, bastone di legno tipo Appenzello (un vero Alpenstock, insomma), che ci guarda con benevolenza. La Provvidenza esiste: si offre di farci da guida per scendere. Scatto tre foto del laghetto, non riesco neanche a vedere l'Adula per le nuvole che corrono basse. Una banana, un balisto, e si parte. Il signore davanti, io in mezzo, Rita dietro. Lui scende saltellando come uno stambecco, e lo invidio di cuore. Io sembro un ragno a quattro zampe, che usa ogni parte del corpo (soprattutto quella dove la schiena cambia nome scendendo). Ricevo consigli, poi dopo 10-15 metri di discesa comincio a capire, mi ricordo dei sassoni della diga della Maggia da bambino, e scendo, con piccolissimi attacchi di iperventilazione. Arrivati in fondo al canalone ringrazio il signore, e lo lascio libero. Mentre Rita ed io arrivamo al pianoro della cascata, lui è già quasi alla capanna Quarnei.
Ci fermiamo per fare pranzo, sono le 14:30, e praticamente non abbiamo mangiato niente dal mattino, e ripartiamo. Arriviamo verso le 15:45 alla capanna Quarnei. Sosta, mi mangio un minestrone, e offro da bere al signore che ci ha guidati, il quale inizia a chiaccherare con noi e non ci lascia più andare.
Alle 16:30 ripartiamo, ma scendiamo dall'altro versante. Il sentiero da questa parte ha una pendenza maggiore, le gambe cominciamo ad essere stancotte. Finalmente arriviamo in fondo alla valle, dove troviamo il ponticello che ci riporta sull'altro versante. Da qui tutto fila liscio, il sentiero è bellissimo, nel bosco di larici, e ci porta all'alpe della Bolla prima, per arrivare al parcheggio alle 18:30.
Rientrato ho letto le relazioni degli utenti che ci erano stati: mi è venuto da ridere e da piangere, quando ho visto che praticamente non hanno neanche commentato l'esistenza del canalone, a parte un "un piccolo malagevole canale dal fondo instabile e ricco d’ acqua", oppure "Risalendo il canale bisogna prestare un po’d’attenzione, siccome il riale che fuoriesce dal lago passa proprio da qui, di conseguenza i sassi sono bagnati e scivolosi!". Mi sono sentito proprio un pulcino!
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Centovalli: da Intragna ai Monti di Comino
Truppa folta questa volta: Danila, Laura, Piera, Pinuccia, Rita, Alberto, Pierfranco, Marco, Ivan (che innaugura gli scarponicini nuovi), Enrico ed il sottoscritto, più tre cani: Billie, Willy e Jack.
Partenza da Intragna alle 9:15, salita verso Costa passando dal bel mulino nella valletta. Dopo breve sosta, riprendiamo il cammino verso Selna, posta su di una splendida terrazza. Ulteriore sosta, poi via nel bosco in direzione di Dröi. Poco sotto l'insediamento svincoliamo verso sinistra, e prendiamo l'unico tratto un po' più impegnativo, circumnavigando il monte Aula. Arrivo alle 13:15 ai monti di Comino.
Pausa pranzo con vista sul Ghiridone / Gridone / Limidario e il pizzo Leone, e alla nostra destra Segna, che scollina in valle Onsernone. Dopo la sosta ci dirigiamo verso uno dei due grotti dei monti, per il meritato caffé.
Alle 15:30 partenza per la discesa, questa volta in direzione di Slögna, nel bosco. Da qui procediamo verso Calezzo, e poco prima dell'abitato termina il sentiero per passare (purtroppo) all'asfalto. Ad un tornante riusciamo ad imboccare nuovamente un sentiero non marcato, che in breve ci porta all'altezza del grotto Du Rii, da cui rientramo al punto di partenza.
Gita molto bella, si scoprono le terrazze delle Centovalli. Guardandola dal basso non se ne intuisce l'esistenza, ma penso che la maggior parte dell'anno la popolazione si trovasse in alto, piuttosto che nei villaggi posti in basso.
Osservazione: ho marcato l'escursione come T1, dato che praticamente tutta avviene su comodi sentieri, quando non su forestale. L'unico pezzo dichiarabile T2 per me è quello tra il bivio per Dröi e i monti di Comino. Qui il sentiero è largo poco meno di un metro, ed esposto sulla sinistra.
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