Emilio Comici

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Non è la prima volta che l'autore si occupa di Emilio Comici, grande alpinista triestino, infatti è già autore di una precedente (1988) monografia. Le motivazioni che lo hanno spinto a riprendere la penna sono legate al consistente apparato iconografico di questo volume. Come enunciato nella prefazione di Claudio Mitri, presidente dell'Associazione "XXX ottobre", sezione del CAI di Trieste, il ritrovamento in soffitta del cosiddetto archivio Brunner proprio nell'anno del centenario della nascita di Emilio Comici ha coinciso con la scoperta di numerose foto inedite del mitico arrampicatore.

Ne è nato così un saggio breve, che accompagna una collezione di 160 fotografie d'epoca. Non si tratta di una semplice biografia, anche se chi non conosce il percorso umano e sportivo di Comici non faticherà a seguire l'esposizione, ma di un vero e proprio saggio critico. L'idea fondamentale che sorregge tutto il discorso consiste nel porre l'accento sull'aspetto romantico dell'introversa personalità di questo grande scalatore, uno dei primi a non ricercare solo la vetta, ma anche la bellezza della via e del gesto tecnico.
«Al di là di ogni definizione ufficiale, per me romanticismo è l'azione eseguita, cercata, portata a termine per se stessa, fori da ogni secondo fine, specie di lucro o di interesse personale. Nella sua essenza.»
Non si può dire che la vita di Comici sia stata dettata dal tornaconto: perfino la sua attività di guida alpina non fu per lui un successo, tanto che la vera sicurezza economica gli giunse da un incarico di funzionario statale (cosa che per anni non giovò alla sua memoria, dato che si era in pieno periodo fascista). Eppure quella lapidaria impressione dataci da Franza Rudowsky, all'epoca presidente dell'Oesterreichschen Alpenverein, ha saputo attraversare intatta circa sette decenni:
«Arrampicava come se avesse le ali di un angelo».
Sessantadue anni dopo la sua morte, non vi è storia della scalata sportiva che non citi Emilio Comici tra i suoi padri fondatori. Una figura estremamente attuale, specialmente oggigiorno, quando le cime inviolate sono quasi estinte, mentre ciò che conta è la bellezza della via o, nelle sue ultime evoluzioni (free climb e boulder) la bellezza del gesto tecnico ed atletico.
Commentare ben 160 foto, infine, richiederebbe uno spazio enorme e tedierebbe il lettore. Ricordiamo solo come è in esse rappresentata un po' tutta la vita di Comici: dalle foto di gruppo con la "XXX ottobre" nella natia Trieste, a quelle in azione sulle sue vie più spettacolari (naturalmente non manca la celeberrima "spaccata" alla Torre del Diavolo sui Cadini di Misurina), alle istantanee delle sue proverbiali doppie. Mi piace solo sottolineare come per la copertina sia stata giustamente scelta un'immagine "moderna", in cui il volto di Comici non ha nulla che ci ricordi la sua epoca. E' un volto senza tempo, un'icona che ne sottolinea ancor di più la sua attualità.