La Svizzera e il lupo

Dienstag, 6 Dezember, 2005 - 12:00
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Cercare un lupo in Svizzera è un po' come cercare un ago in un pagliaio. Forse perfino più difficile, visto che solo qualche sparuto individuo percorre le vaste catene montagnose e i prati alpini di questo paese, immortalati nel romanzo “Heidi”, un classico della letteratura per l'infanzia del 19mo secolo, reso ancora più famoso dalla omonima serie televisiva. Ma per molti abitanti delle Alpi, anche quei pochi individui sono troppi. “Se me ne capita uno a tiro, gli sparo”, dichiara senza mezzi termini un cacciatore del Canton Ticino. “Sono spietate macchine per uccidere che minacciano gli allevatori e le loro greggi.” Proprio questo atteggiamento ha portato all'estinzione del lupo in Svizzera, un centinaio di anni fa. Nonostante l'incessante persecuzione (e la diffamazione cui è stato sottoposto in numerose fiabe e leggende popolari, basti pensare a Cappucetto Rosso, Pierino e il Lupo, i Tre Porcellini e via dicendo), il lupo europeo (Canis lupus) dà ampi segni di ripresa con il ritorno di alcuni individui che si sono intrufolati in Svizzera attraverso la frontiera con l'Italia in cerca di nuovo territorio e cibo. La presenza di un maschio isolato fu segnalata nel cantone del Vallese nel 1995 (l'animale fu abbattuto l'anno successivo). Da allora tracce e avvistamenti si sono susseguiti nei cantoni sud-occidentali dei Grigioni e del Ticino. Non si hanno segnalazioni di riproduzione in loco, ma la prima femmina è stata avvistata nel luglio 2002, alla frontiera italo-svizzera, sempre in Vallese. “All'inizio si vociferava che fossero gli ambientalisti ad introdurre in Svizzera lupi stranieri”, spiega Doris Calegari, specialista per i grandi predatori nel Programma Alpi del WWF. “Nessuno poteva davvero credere che stessero tornando in maniera naturale.

Il paradiso del lupo

Gli esperti ritengono che ci siano al massimo sei lupi in Svizzera, staccatisi da branchi in Abruzzo, a circa 600 km di distanza. Le accentuate misure di protezione di cui il lupo gode in Italia hanno portato alla crescita delle popolazioni e quindi alla partenza di individui alla ricerca di territori da colonizzare. E, si sa, l'erba del vicino è sempre più verde, specialmente se si tratta delle verdi vallate della Svizzera “Salutiamo con soddisfazione il ritorno naturale del lupo nelle Alpi”, aggiunge ancora Calegari. “I lupi sono una delle tre specie di grandi predatori alpini, insieme alla lince e all'orso bruno. Il loro ritorno indica che l'habitat è molto più sano di quanto fosse in passato.” “Una volta c'erano centinaia di lupi in Svizzera, ma anni di crescita demografica, industrializzazione e abbattimento delle foreste per l'agricoltura e l'industria del legname, hanno portato alla scomparsa dei loro habitat. La sparizione dei boschi montani, insieme alla caccia indiscriminata, hanno portato alla riduzione della popolazione di ungulati, la principale preda dei lupi. Potendo contare sempre meno sulla selvaggina, i lupi delle Alpi si rivolsero agli animali domestici (capre e pecore), entrando così in conflitto coi contadini che li vedevano come una minaccia per le greggi. Considerati dei pericolosi concorrenti, il lupo e la lince vennero completamente sterminati.” Oggi, invece, la copertura boscosa delle montagne è completamente recuperata e con essa si ha di nuovo abbondanza di erbivori, grazie a un maggior numero di aree protette e a una migliore gestione del territorio. La Svizzera è di nuovo un vero e proprio paradiso della selvaggina con grandi popolazioni di cervi, caprioli, marmotte e camosci. I lupi tuttavia non hanno del tutto perso il gusto per la caccia facile alle pecore lasciate incustodite sui pascoli alti. “I lupi sono degli opportunisti”, dice Joanna Schoenenberger, che si occupa di questa tematica per il canton Ticino, nell'ambito del Programma Europeo delle Alpi del WWF. “Certo, daranno la caccia alle pecore, ogni tanto, ma adesso c'è una popolazione di ungulati sufficiente perché possano sopravvivere”. Un recente contributo alla fine del mito secondo cui i lupi cacciano “per divertimento” e non solo per nutrirsi proviene dal Canton Ticino e dalla fotografia ripresa da una telecamera automatica in cui si vede un lupo ritornare a nutrirsi con la carcassa di un cervo ucciso la notte prima. “Uccisioni di massa da parte di lupi sono una cosa estremamente rara”, aggiunge Doris Calegari. “Anche quando attaccano le greggi, di norma i lupi uccidono solo pochi capi”.

Chi ha paura del lupo?

Non tutti hanno salutato con entusiasmo il ritorno del lupo. Dopo il loro ritorno nelle Alpi svizzere dall'Italia, ai lupi sono state attribuite decine di attacchi contro pecore e capre. Nonostante il governo versi compensazioni in denaro per ogni capo perduto a causa del lupo, la resistenza nei confronti del ritorno di questo predatore è molto forte, specialmente tra gli allevatori e i cacciatori. Secondo il Centro di Ricerca sui Carnivori KORA (con base in Svizzera a Berna) 44 pecore sono state uccise in Svizzera nel 2004 da un canide di grosse dimensioni, su una popolazione totale di 250'000 pecore. Si tratta di una cifra significativamente inferiore a quella del 2000 quando 105 pecore furono uccise. Dal 1998 al 2003 456 pecore e capre sono state oggetto di compensazioni in denaro, perché attribuite ad attacchi di lupi. In realtà non tutti gli attacchi alle greggi sono attribuibili al lupo, ma devono essere piuttosto ascritti al suo parente prossimo. Il lupo europeo è un po' più piccolo e snello del suo equivalente nordamericano e può facilmente essere confuso con un cane. Solo nel Canton Ticino ogni anno circa 80 capre e 200 pecore sono uccise in attacchi di cani. Nonostante queste cifre allevatori e cacciatori accusano molto volentieri il lupo per ogni perdita di capi di bestiame. “I lupi sono un problema perché ci sono molte pecore che pascolano incustodite”, dice Marco Mondada presidente della Federazione Ticinese dei Cacciatori. “Gli interessi degli allevatori non devono essere sacrificati per difendere animali che possono essere così distruttivi. Bisogna prenderne atto.” Sebbene il lupo sia protetto dalla legge svizzera, oltre che dalla Convenzione di Berna per la conservazione della fauna e degli habitat naturali del 1979, allevatori e contadini sono riusciti ad avere a più riprese il sostegno dei governi locali nella loro politica di eliminazione dei pochissimi lupi esistenti. Nel 2001 furono introdotte norme legali che permettevano l'abbattimento di un lupo che fosse ritenuto responsabile di almeno cinquanta uccisioni in un periodo di quattro mesi, oppure di venticinque uccisioni in un solo mese. La quota minima è ora stata abbassata a trentacinque capi su quattro mesi e potrebbe essere ridotta ulteriormente se gli attacchi continuassero. Ma la legge non è completamente dalla parte di chi vuole ancora cancellare il lupo dalle Alpi. Il WWF ha recentemente vinto un ricorso al Tribunale Federale (la massima istanza giudiziaria federale svizzera) contro le autorità cantonali vallesane che avevano autorizzato l'abbattimento di una femmina di lupo. Gli attacchi dei lupi possono avvenire tutto l'anno, ma tendenzialmente hanno luogo in luglio e agosto quando le pecore vengono lasciate incustodite per lunghi periodi sui pascoli alpini. Alcuni pascoli sono situati a più di 2'500 metri di altitudine e si estendono su superfici di svariati chilometri quadrati. L'estate scorsa il gregge di Giacomo Cominelli, un pastore di 40 anni, è stato attaccato ben cinque volte. Una decina di pecore, compresi alcuni agnelli, sono stati uccisi e molti altri hanno riportato ferite più o meno gravi. “È terribile perdere delle pecore, non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello emotivo”, dice Cominelli. “Se non fossi un pastore, probabilmente sarei favorevole al ritorno del lupo, ma con le pecore io ci campo e devo proteggerle come meglio posso. Uccidere il lupo mi risolverebbe molti problemi, ma penso che avrei qualche problema ad abbatterlo di persona.

Arrivano i cani

Fortunatamente Cominelli non ha il grilletto facile come alcuni dei suoi colleghi e ha dimostrato di essere aperto a soluzioni alternative, con il sostengo del WWF e del governo cantonale, soluzioni che comprendono cani da guardia specializzati per la custodia delle greggi. “Per generazioni i pastori svizzeri non hanno più usato i cani da guardia”, spiega Alberto Stern, un veterinario di Bellinzona che alleva cani pastori dei Pirenei, una razza di cani di grosse dimensioni molto adatti alla protezioni delle greggi. Anche i maremmani abruzzesi vengono utilizzati a questo scopo. “Questi cani rappresentano il modo migliore di ridurre gli attacchi dei lupi. Essendo allevati dalla nascita all'interno del gregge, tendono istintivamente a difenderlo.” Sebbene nemmeno questo sistema offra una sicurezza al 100%, è provato che la presenza di cani da guardia riduce la perdita di capi di bestiame non solo tenendo lontani i lupi, ma anche le volpi e i corvi, che attaccano gli agnelli più piccoli. Secondo Stern, ci sono circa 70-80 cani in Svizzera che vengono al momento utilizzati per la guardia delle greggi. Per cercare di svelenire il clima e rendere meno grave il conflitto uomo-lupo, il Programma delle Alpi del WWF ha iniziato un progetto per l'introduzione di cani da guardia e l'istruzione dei pastori, per aiutare gli allevatori più colpiti dai lupi. “Quando abbiamo constatato i problemi con cui erano confrontati gli allevatori, abbiamo deciso di prendere delle contromisure per aiutarli a proteggere le loro bestie”, dice Joanna Schoenenberger. “Abbiamo incoraggiato gli allevatori ad acquistare e addestrare i cani da guardia contro potenziali attacchi da parte di lupi. Adesso offriamo loro una consulenza specialistica per scegliere gli animali più adatti a questo scopo.” Per coloro che non si sentono a proprio agio con i cani, c'è la possibilità di utilizzare gli asini, molto più grandi dei lupi e aggressivi quanto loro se minacciati. Il WWF ha anche collaborato con gli allevatori nella posa di recinti anti-predatori. Inoltre accompagna gruppi di studenti e adulti in passeggiate “nel territorio del lupo”, per incontri con gli allevatori volti ad aumentare il livello di comprensione tra il mondo rurale e quello cittadino. L'anno scorso, volontari del WWF hanno aiutato Ottavio Cotti-Cottini a costruire un recinto elettrificato per proteggere il suo gregge di capre. Lo stesso anno, e l'anno precedente, Cottini aveva perso nove capre in altrettanti attacchi di lupi. “Penso che sempre più allevatori capiscano che ci sono modi differenti per proteggere il proprio bestiame che non sparare ai lupi”, aggiunge Schoenenberger. “Mi sembra uno sviluppo molto incoraggiante.” Il ritorno del lupo in Svizzera è ancora ad uno stadio embrionale e il futuro di questo predatore è tutt'altro che assicurato. Ma la realtà è che sempre più lupi attraverseranno la frontiera nei prossimi anni. Se il lupo diventerà cittadino svizzero a tutti gli effetti, dipenderà comunque da quanto i singoli attori coinvolti dalla questione sapranno raggiungere un accordo comune sul posto che questo predatore dovrà avere nelle Alpi. “Se ci si pensa, tutto l'arco alpino era una volta territorio del lupo. Il lupo viveva nelle Alpi molto prima di noi”, dice Joanna Schoenenberger. “È bello riaverlo tra noi.”

NOTE:

* Fondato nel 1999 dal WWF-Austria, WWF-Francia, WWF-Germania, WWF-Italia e WWF-Svizzera, il Programma Europeo delle Alpi (European Alpine Programme) intende promuovere la conservazione della biodiversità nelle Alpi tramite la cooperazione transfrontaliera e la collaborazione con altre ONG e partner interessati. * In confronto al lupo americano, che arriva a pesare anche 80 kg, i lupi dell'Europa occidentale sono più piccoli e pesano in media tra i 28 e i 38 kg. Un maschio giovane può percorrere anche 40 km in una sola notte. * La seguente è una lista della popolazione attuale di lupi in Europa secondo la IUCN-World Conservation Union: Norvegia (circa 15); Repubblica Ceca (20 al massimo), Francia (circa 50); Ungheria (meno di 50); Svezia (al massimo 100); Portogallo (200-300); Grecia (meno di 500); Italia (circa 600); Bulgaria (al Massimo 1'000); Spagna (2'000); Romania (2'500); Russia (circa 20'000) * la lince ( Lynx lynx ) è il terzo predatore in ordine di grandezza in Europa, dopo l'orso bruno e il lupo. Essa è anche la più grande delle quattro specie di lince. La lince era stata quasi completamente annientata in tutto il continente a causa delle attività umane. Le popolazioni di lince si erano ridotte intorno ai 700 individui ma oggi se ne contano tra i 7'000 e gli 8'000. In seguito ad un programma di reintroduzione iniziato negli anni '70, questa specie è di nuovo presente nell'arco alpino. In Svizzera si contano circa 100 individui.

Approfondimento

Questo articolo è disponibile online in versione originale inglese all'indirizzo

http://www.panda.org/news_facts/newsroom/features/news.cfm?uNewsID=19492