Ottorino Mezzalama

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maurizio

Bolognese, classe 1888, Ottorino Mezzalama è considerato il padre dello scialpinismo italiano: con lui assume dignità anche l'esplorazione dei pendii e delle valli, senza per questo dover finalizzare il tutto alla conquista di una cima.

Laureatosi in Scienze economiche e commerciali, si era trasferito a Torino, dove si era iscritto alla locale sezione del CAI, proponendosi ad esempio per la sua scrupolosa cura della forma fisica, grazie alla pratica di ginnastica, scherma e canottaggio.
Aveva partecipato alla spedizione italiana in Libia nel 1912 in qualità di sottufficiale, meritandosi un encomio, ma la sua carriera militare riprese suo malgrado nel 1915, quando fu richiamato per dirigere i corsi di sci delle truppe alpine, che si tennero al Piccolo San Bernardo ed in Valle di Champorcher. Mezzalama fu promosso ufficiale di complemento, raggiungendo il grado di capitano.
Gli anni venti furono per lui il periodo di massima attività: coltivava infatti il sogno di tracciare un itinerario scialpinistico che coprisse l'intero arco alpino, dalle Alpi Marittime a quelle Giulie, quello che lui chiamava "il sentiero del 2000". Cominciò così un'intensa attività di esplorazione, condotta sovente da solo, che gli occupava ogni giorno di libertà dal lavoro: le sue stesse relazioni sociali ne risentirono, tanto che rinunciò all'idea del matrimonio, vivendo sempre con l'anziana madre. Non disdegnava comunque anche le vere e proprie imprese, compiendo nel 1927 in compagnia di Ettore Santi, la prima ascensione del Monte Bianco con gli sci. Si ricordano inoltre diverse sue partecipazioni a spedizioni di soccorso ad alpinisti in difficoltà.
Tecnicamente è curioso sottolineare come non abbia mai utilizzato le pelli di foca, malgrado ne riconoscesse la praticità: è sempre rimasto legato all'uso delle scioline.
Nel mese di febbraio del 1931 si trovava in Sudtirolo, in compagnia di Domenico Mazzocchi. Avevano salito insieme il Becher (cima del Bicchiere), quando furono sorpresi dal maltempo. Trascorsero tre giorni rinchiusi nel rifugio Gino Biasi (allora "Regina Elena" ed affidato in gestione proprio al CAI di Torino). Il quarto giorno, approfittando di una schiarita, tentarono il rientro, ma una slavina, probabilmente provocata da loro stessi a poche centinaia di metri dal rifugio, spazzò via il Mezzalama, risparmiando un disperato Mazzocchi, che restò fino al crepuscolo a cercare il compagno. Visti inutili i suoi sforzi scese fino ad una installazione mineraria e da qui poté telegrafare a Sterzing (Vipiteno) e richiedere aiuto. Era la sera del 23 febbraio 1931. Il giorno dopo i soccorritori non ebbero difficoltà nel ritrovare le spoglie di Ottorino Mezzalama: la neve si era assestata ed una mano spuntava dalla coltre.