Émile Rey

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maurizio

Nato nel 1846 a La Saxe, frazione di Courmayeur, Émile Rey è considerato la guida che più di ogni altra, ai suoi tempi, ha saputo coniugare abilità tecnica, amore per il proprio lavoro, coraggio ed affabilità indispensabili ad un corretto e moderno rapporto con il cliente-turista.

Malgrado la sua scarsa scolarizzazione (frequenta solo la scuola di villaggio e di ciò se ne rammarica per tutta la vita) intuisce come la conoscenza delle lingue sia il primo passo verso un completamento della propria professionalità: infatti parla correttamente, oltre alla madrelingua francese, l'italiano ed il tedesco, e si fa intendere anche in inglese. Nei periodi invernali esercita il mestiere di falegname, che mette a frutto anche costruendo in prima persona diversi rifugi sulle montagne valdostane.
Dal 1868 inizia il tirocinio di aspirante guida, ma è solo dal 1876 che il Rey esce dall'anonimato, grazie all'incontro con Lord Wentworth, con il quale compie le prime scalate dell'Aiguille Noire de Peuterey nel massiccio del Monte Bianco, e della Punta Giordano nel gruppo dei Jumeaux, nella valle del Cervino.
Nel 1879 è la volta del Cervino stesso, ma salito dalla cresta di Zmutt, in seconda assoluta, tre giorni dopo la prima di Albert Frederick Mummery e Burgener. La mancanza dello stimolo della "corsa al primato" ha fatto di questa ascensione la prima salita "sportiva" della storia.
Sempre più beniamino dei ricchi alpinisti dilettanti stranieri, Émile Rey diventa ricercatissimo: tra il 1882 ed il 1884 è impegnato per quattro mesi all'anno con il signor Carus Cunningham, che lo invita anche in Inghilterra; ne approfitta per salire il Ben Nevis in una curiosa prima: quella della prima guida delle Alpi a scalare la principale vetta britannica.
Nella nostra carrellata sulle principali imprese alpinistiche del Rey non possiamo tralasciare quella del 5 gennaio 1888: la prima invernale del Monte Bianco dalla via dei Rochers, in compagnia di Alessandro, Corradino e Vittorio Sella, e dei colleghi guida del Breuil Jean-Joseph, David e Baptiste Maquignaz.
Un'ultima impresa, quella tecnicamente più rilevante, data del 1892, quando in 82 ore ha compiuto la prima della cresta dell'Aiguille Blanche di Peuterey fino al Monte Bianco, assieme al berlinese Paul Güssfeldt, alla guida svizzera Christian Klucker ed al portatore Cesare Ollietti. All'epoca era considerata la scalata più difficile mai realizzata.
In realtà l'elenco delle imprese memorabili è lunghissimo: un suo biografo, Jules Brocherel, enumera 51 prime, tenendo conto di tutte le varianti messe in campo dal Rey; ma oggigiorno ciò che più importa è ricordare il suo approccio mentale alla montagna ed alla professione di guida: Ce n'est pas le gain qui me pousse sur les sommets - diceva - c'est la grande passion que j'ai pour la montagne. J'ai toujours considéré la récompense comme chose secondaire à ma vie de guide. (Traduzione: Non è il guadagno che mi spinge sulle vette, è la grande passione che ho per la montagna. Ho sempre considerato l'onorario come una cosa secondaria nella mia vita di guida).
Il 24 agosto 1895 Émile Rey cade dalla gengiva del Dente del Gigante, in un punto considerato poco rischioso; era slegato. In qualche modo anche in questo caso era stato preveggente, diceva infatti: Je sens, je prévois qu'un jour ou l'autre, on me recueillera dans une crevasse: ce ne sera point le danger qui m'aura tué, mais un caprice de la montagne. Je l'ai trop aimée et vaincue, pour qu'elle ne se venge pas sur moi! (Traduzione: Sento, prevedo che un giorno o l'altro mi raccoglieranno in un crepaccio: ma non sarà il pericolo che mi avrà ucciso, ma un capriccio della montagna. L'ho troppo amata e vinta perché non si vendichi su di me!).