Santuario Nostra Signora della Guardia

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Difficoltà: 
T2
Quota di partenza: 
559 m
Quota di arrivo: 
805 m
Dislivello: 
1 316 m
Lunghezza*: 
21.30 km

Introduzione

Questa escursione permette di compiere una bella cavalcata lungo i crinali dell'Appennino Ligure ed al contempo fondere lo sport con la cultura del pellegrinaggio, verso una delle mete sicuramente più conosciute della zona: il Santuario di Nostra Signora della Guardia posto in vetta al monte Figogna. Si tratta in sostanza di una lunga traversata su sentieri ben tracciati tra le province di Alessandria e Genova e, per una buona parte, su quella che viene definita Alta Via dei Monti Liguri.

Descrizione

La partenza avviene dal Valico degli Eremiti (559m) in territorio piemontese, a pochi chilometri dall'abitato di Voltaggio; il sentiero porta, dopo circa una quarantina di minuti, al Passo della Dagliola (858m). Proseguendo verso sud-est e lasciando sulla destra la traccia che sale al Monte Tobbio, si giunge alla Cascina Carrossina, ove è facile avvistare giovani daini; ci si accinge quindi alla salita che ci porterà a toccare la massima elevazione dell'intera escursione il Monte delle Figne (1172m). Dalla vetta del Figne la vista può spaziare a 360° e nelle giornate limpide e terse si gode della vista dell'arco alpino verso Nord e del mare (Genova) verso Sud; suggestiva anche la vista dei sottostanti laghi Bruno e Lungo in direzione Sud-Sud-Ovest. Si scendono ora amene praterie, piuttosto rocciose, che qua e là si macchiano di colorate fioriture di varie specie di flora montana (narcisi, dente di cane, ecc.) per arrivare al Passo Mezzano; la salita al Monte Taccone (1113m) è d'obbligo: qualche minuto e si è in vetta, e quindi giù di nuovo dal versante Sud per ricongiungersi al colletto di Prato Preseghin. Con un camminamento pressoché in cresta, si continua ancora con alcuni lievi saliscendi che portano, dopo circa 1,6 km sulla cima del Bric di Guana. La fortuna ci ha permesso di avvistare un rapace abbastanza raro in queste zone: il biancone, un grosso falco dal volo elegante e maestoso che planava placidamente proprio sopra di noi, a doverosa altezza. Ora il sentiero torna a scendere e ci porta all'Osservatorio, ossia una sorta di capanno adibito ad osservazioni naturalistiche; si continua ancora per qualche minuto su una carrareccia polverosa fino ad entrare in un bel bosco di pino uncinato, lasciandosi sulla sinistra la strada sterrata (segnaletica). Si sale nel bosco e poi si continua in una traccia di misto sottobosco con splendide fioriture badando di non perdere quota ma di puntare sempre alle cime più alte della cresta, con percorso a volte non diretto. Si tocca il culmine del monte Orditano, rotondeggiante ed ampia vetta per ridiscendere fino al colle del Canile dove si riattraversa la Provinciale; il sentiero sale ora lungo le pendici orientali del monte Sejeu, ma tralasciando la traccia, abbiamo salito il versante nella massima pendenza per giungere sulla vetta (961m). La nostra idea è stata quella di effettuare l'intero percorso con un camminamento che fosse in linea di massima il più alto possibile e quindi a volte, si tralasciava volutamente il sentiero principale per tenersi in cresta, oppure si salivano alcuni monti che non si trovavano direttamente sulla via; questo ci ha permesso di avere sempre a nostra disposizione i migliori panorami e punti di vista. Scesi da Sejeu si prosegue per qualche minuto su una sterrata ciclabile ove non è infrequente l'incontro con appassionati di mountain bike; dopo qualche minuto, stufi della sassosa carrareccia, che tra l'altro ci avrebbe negato la vetta del Proratado, ci siamo inerpicati in un corto ma inclinato canale erboso-roccioso che nel giro di qualche minuto ci ha portato in breve a calpestare la vetta. Nuovamente in discesa, prima in una sorta di sottobosco, e poi, dopo aver riguadagnato la traccia principale, si va verso la penultima elevazione dell'escursione, il monte dè Torbi da cui si arriva alla cappelletta di Lencisi poco più in basso, ormai ridotta a bivacco-ricovero: una famiglia pranzava al calduccio del camino acceso. Dopo aver scambiato quattro chiacchiere e ricevuto un bicchierino di ottimo genepì, ci siamo incamminati verso l'ultima fatica della giornata: la salita al monte Figogna ovvero al Santuario di Nostra Signora della Guardia. Si sale lungo la traccia nel bosco, attraversando di tanto in tanto la strada asfaltata, si giunge ad una trattoria e quindi si imbocca l'ultima e faticosa parte di sentiero che dopo numerose curve permette di arrivare alla meta prefissata. Non c'è che dire, una gran bella traversata attraverso le numerose vette dell'Appennino, un'escursione che sa regalare quelle piccole ma intense emozioni che sembrano prerogativa di tempi passati, quando i ritmi vitali scorrevano più lentamente. Oltre alle bellezze proprie dei luoghi, alla flora ed alla fauna, il filo conduttore della traversata rimane comunque questo pellegrinaggio verso un luogo Santo, che permette di assaporare le sensazioni provate dagli antichi viandanti estasiati dalla grandezza del Creato e forti della devozione verso i misteri dell'Onnipotente.

Autore

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Cartografia

  • Il Parco Naturale di Capanne Marcarolo, 1:25000