Il ponte e il diavolo (seconda versione)

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Tanto tempo fa il torrente Lys era attraversato da una malandata passerella in legno che, con le sue tavole scivolose e instabili aveva già causato diverse vittime. Tutti gli abitanti di Pont-Saint-Martin decisero allora di donare dei soldi per la costruzione di un nuovo ponte in pietra.

Siccome il denaro raccolto non era sufficiente, si unirono alla popolazione anche i signori del paese e la Chiesa. I lavori cominciarono ma l'opera costava più del previsto e ben presto mancarono nuovamente i fondi: la costruzione quindi si fermò. Nel corso di una riunione organizzata per cercare un rimedio si fece avanti uno straniero che si rivelò poi essere il diavolo in persona. Costui offrì un sacco pieno d'oro per costruire un ponte bello e solido, ma in cambio pretese la prima anima che lo avrebbe attraversato. L'assemblea, giurando di mantenere segreto, accettò l'accordo. Ben presto però tutto il paese venne a conoscenza del patto e a costruzione ultimata nessuno aveva il coraggio di attraversarlo.
Il diavolo si infuriò e per punizione fece ricadere sul paese la sua maledizione: le galline non facevano più le uova, le mucche non davano più il latte e i frutti marcivano sugli alberi. Se non si trovava un'anima per il diavolo la carestia avrebbe distrutto tutti gli abitanti del villaggio. Il parroco decise allora di chiedere aiuto ad un saggio eremita di nome Martino che viveva nel bosco intorno alla cappella di Nostra Signoria della Guardia. L'uomo dopo aver appreso l'accaduto tranquillizzò il curato e gli disse di venire all'alba con tutta la popolazione nei pressi del ponte e di suonare la campana dell'Angelus. Il mattino seguente Martino si presentò con un cane affamato, fece il segno della croce e al suono della campana lanciò un pezzo di pane all'altra estremità del ponte. Il cane attraversò così il ponte in cerca del cibo. Il Diavolo in preda alla rabbia sputò fuoco, urlò e tirò un calcio contro il ponte provocando una crepa visibile ancora oggi.
Martino venne portato in trionfo dalla gente, ma appena potè si rifugiò di nuovo nella sua casetta fra i boschi. Gli altri abitanti, ottenuto il loro ponte e liberati dall'ombra del diavolo, festeggiarono per tre giorni e tre notti.
Con il passare del tempo gli abitanti decisero di chiamare il paese Pont-Saint-Martin in onore del generoso eremita.

 

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