Rimella

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Rimella, frazione San Gottardo
Photo credits: 
Rimella, frazione San Gottardo ©2008 Maria Grazia Schiapparelli

Scheda informativa

Superficie: 26,27 kmq
Altitudine: 1176m
Maggior elevazione: Monte Capezzone (2421m)
Numero abitanti: 133
Nome in dialetto: Remmalju (walser) - Rimela (piemontese)
Nome abitanti: rimellesi
Santo Patrono: San Michele (29 settembre)
Sito internet: www.comune.rimella.vc.it
Webcam:
Comuni confinanti: Bannio Anzino, Calasca-Castiglione, Cravagliana, Fobello, Valstronal
Villaggi e frazioni: Chiesa (zar Chiljchu), Grondo (Grund), Pianello (en d Aggu), Prati (en Matte), Riva (Rivu), Roncaccio Inferiore (en du Nidru), Roncaccio Superiore (en dun Obru), San Gottardo (Rund), Sant'Anna (Tossu), Sant'Antonio (zum Gràziànu), Sella (d Ŝchàttàl), Villa Inferiore (Nìder Dörf), Villa Superiore (Ober Dörf)
Alpeggi:

Descrizione

Rimella è un paesino nella val Mastallone, fondato da popolazioni Walser nel XIII secolo. I Walser (dal tedesco Walliser, cioè Vallesano) sono una popolazione di origine germanica immigrata dall'area di Berna nel Vallese nell'VIII secolo, e da qui nelle vallate italiane intorno al Monte Rosa, in Svizzera, Austria, Liechtenstein, Francia a partire dal 1200, anno in cui ritroviamo i primi documenti ufficiali relativi ad autorizzazioni ad insediarsi sul territorio.

Portarono la loro cultura, la loro abilità di costruttori, le loro tradizioni e la loro lingua, un dialetto tedesco parlato ancora oggi nelle loro comunità. Questa immigrazione del XIII secolo fu determinata da una serie di cause: la sovrapopolazione del Vallese, un periodo climatico particolarmente favorevole, che permetteva insediamenti anche in montagna a quote elevate, particolari agevolazioni da parte di grandi istituzioni monastiche e di feudatari per favorire la colonizzazione di certe aree valsesiane. Per capire l'importanza di Rimella nel passato, solo un dato: nel 1871 la sua popolazione era di 1327 abitanti, nel 2001, di 142, ora sono molti meno, e anche qui viene ancora parlato il Tuttschu, l'antico dialetto tedesco. Per arrivare a Rimella si entra in Val Mastallone e si incontra subito il ponte della Gula, un ardito manufatto a 45 metri dal torrente, che merita una sosta. Il territorio di Rimella è irregolare, ricco di cime, tra le quali il pizzo Tignaga, la Cima Capezzone, il Massone; confina con la val Strona e la valle Anzasca, che va da Macugnaga a Piedimulera, ha torrenti incassati in strette gole, e appena il terreno si fa meno scosceso, è sede di tanti piccoli insediamenti. Le sue due valli principali, la Landwasser, lunga 7 km, che si estende da nord a sud, e l'Ender o Anderwasser, lunga 4 km, orientata est ovest, si congiungono presso la cappelletta della Líebu Frouwa tsum Schteg (in italiano "Madonna del Rumore"), che può essere considerata la porta della valle; una volta la strada passava sotto un portico di fronte alla chiesa; sul muro della cappella si legge la preghiera che gli emigranti recitavano quando lasciavano la valle: Salve patria diletta! In questo giorno da te partiam. Deh! Vergine pietosa proteggi i nostri e noi sino al ritorno". Anche oggi la strada da questo punto in poi, pur ampliata, rende bene l'dea di cosa dovesse essere raggiungere Rimella nei tempi andati. L'insediamento Walser lungo le vallate di Rimella ebbe sicuramente come motivazione la valorizzzazione dei grandi patrimoni ecclesiastici e laici di alta quota; fu favorito dal capitolo dei Canonici di San Giulio, dal monastero benedettino di San Graciniano di Arona e dai conti di Biandrate, che già avevano interessi a Salecchio. I primi documenti (antiche pergamene ritrovate nell'archivio di Orta San Giulio) testimoniano l'assegnazione a tre famiglie di terre da parte del capitolo dei Canonici di Orta San Giulio, e risalgono al 1256; le famiglie si erano insediate l'anno prima a S Rund, San Gottardo; seguono tutta una serie di documenti che riguardano le vicende della comunità, a partire dalle razzie di bestiame, che a quell'epoca erano una vera e propria rovina, fino ai tormentati rapporti con il capitolo di San Giulio, e all'autorizzazione a costruire uno o più mulini, che rimasero in funzione fino agli anni 1930/40. I primi coloni pare arrivassero dal Devero e dal Sempione, risalendo la valle Strona fino ad insediarsi a Campello Monti e di qui a Rimella. Le case originarie erano per lo più in legno, e nel corso dei secoli furono distrutte intere frazioni da una serie di incendi, l'ultimo dei quali nel 1853, dopo di che le abitazioni vennero ricostruite in pietra. Val la pena di ricordare che prima del '500 i morti dovevano essere sepolti nella chiesa di appartenenza, per cui quelli che morivano d'inverno a Campello Monti, nel lato nord delle Stronerfurku, venivano congelati sotto la neve per poter essere seppelliti a Rimella solo quando il colle della Colma era ormai sgombro; con la consacrazione del cimitero di Campello Monti nel 1551, si evitò questa pratica, poi Campello alla fine del '500 fu annessa alla Val Strona. Rimella nel periodo tra il 1500 e il 1700 diede i natali a molti letterati, notai, avvocati, medici, veterinari, chimici, farmacisti, capitani, ingegneri, scrittori, pittori e scultori; si teneva in gran conto l'istruzione. Una parte delle rimesse degli emigranti era destinata a sostenere le spese per il cappellano, che oltre ad avere incombenze religiose, doveva insegnare a leggere e scrivere tra il 29 settembre e le calende di maggio, nonostante in quel periodo fosse più difficile raggiungere la scuola per via della neve, perché i rimellesi sapessero leggere, tener di conto, e anche comunicare con i parenti emigrati. A Rimella c'è una comunità Walser attiva, che si occupa di mantenere vive le tradizioni, e un museo, costituito dalla donazione iniziale di Filippa, vissuto a cavallo tra il '700 e l'800.

 

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