Cima del Bonòm

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maria grazia s
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Quota di partenza: 
1 382 m
Quota di arrivo: 
1 877 m
Dislivello: 
495 m
Tempo di salita o complessivo*: 
2h30'
Tempo di discesa: 
2h30'

Introduzione

Questo percorso è molto panoramico, ed è parte di uno degli itinerari per raggiungere il Monte Bo, itinerario molto lungo e faticoso, e da un certo punto in poi anche impegnativo, per escursionisti esperti.

E' a cavallo della Valle Cervo e della Val Sessera, in una zona in passato molto abitata,dedita ad attività pastorali e anche sede di alcune miniere. Il rientro dalla Bassa del Campo sulle Teggie del Campo e di qui a Piaro, percorre sentieri e vecchie mulattiere passando vicino ad insediamenti ormai abbandonati, che ci fanno capire come fosse dura la vita su questi monti anche solo 100 anni fa. Sconsiglio questa escursione in caso di nebbia: la cresta è bella da percorrere per il panorama che offre, e poi non ci sono molti punti di riferimento; in caso di meteo non favorevole e di dubbi, scendere appena possibile decisamente a destra: circa duecento metri più in basso c'è la sterrata che porta alle Tegge d'Artignaga e che d'inverno è pista di fondo: imboccandola verso destra si torna al Bocchetto Sessera.

Descrizione

Lasciata l'auto, dirigersi verso nord, dove ci si affaccia sulla val Sessera; a sinistra ci sono due sterrati, uno scende alla Piana del Ponte, l'altro va alle alpi Montuccia; all'inizio di questo sterrato c'è un sentiero marcato F11 che si inerpica sul muretto e ci porta sulla dorsale che sale dietro al ristorante: imboccarlo e percorrerlo tenendosi sul filo di cresta. Il sentiero non è sempre evidentissimo, ma il percorso è logico, e dopo qualche strappo e circa un'oretta di cammino, porta alla sommità della nostra prima punta, il Monticchio (1697 m). E' d'obbligo una bella sosta per godere del panorama circostante, a 360 gradi, centottanta di pianura e centottanta di montagne Biellesi, Aostane, Valsesiane, mentre dietro di noi lasciamo Bielmonte e i suoi impianti invernali. Dal Monticchio si vede tutta la nostra cresta fino alla Cima del Bònom e alla Bassa del Campo. Verso il Biellese, il Pian Musin con la sua malga, verso la Valsessera tutte in fila, le Teggie di Artignaga di sopra (Gnart-gnea in dialetto), adesso con il tetto di lamiera, una volta con il tetto di paglia, e più in basso Artignaga di sotto. Scendiamo sempre lungo la dorsale, passando dopo un po' di fianco ad una caratteristica formazione rocciosa, la Pera Fourà (Pietra Forata); il sentiero continua sul filo di cresta, a volte verso il Biellese, a tratti verso la Valsessera, e si segue senza difficoltà, anche se non è marcatissimo; qui ognuno passa dove vuole...La successiva elevazione è la Colma Bella, (1670 m). Noi proseguiamo il nostro dolce saliscendi fino al pendio finale, più ripido, che conduce alla Cima del Bònom; tutta la cresta è caratterizzata da grosse pietre e cespugli di rododendri: prestare attenzione a dove mettete i piedi, ci sono molti buchi coperti dagli arbusti... Il Bònom è una modesta cima da cui si diparte lo spartiacque che divide il vallone del rio Sassaia da quello del rio Concabbia. Di fronte alla Cima del Bònom, separata dalla Bassa del Campo, c'è la Cima delle Guardie; a nord ovest, in basso, si vedono le Teggie del Campo, e alto, sopra le Teggie, il sentiero che prosegue per il Cravile, il Manzo e il Bo. Noi ci dirigiamo verso nord scendendo sul filo di cresta fino a trovare il paletto che a destra segnala il sentiero di ritorno al Bocchetto Sessera. Ci dirigiamo invece a sinistra. Questo è un punto delicato, il sentiero è l'F1, ma sconsiglio di scendere a sinistra in caso di nebbia, perchè già con visibilità ottima non abbiamo trovato molti segni ad indicarci il sentiero per le Teggie del Campo, per cui abbiamo usato buon senso e puntato alle malghe più in basso. Non lasciatevi tentare dalle innumerevoli tracce di sentiero che sembrano scorciatoie, proseguite lungo la cresta fino a trovare tracce certe, a circa 20 minuti dalla Cima del Bònom. Si divalla per tracce verso le Teggie, fino a pochissimi anni fa pascolo per le mucche, ora solo per capre e pecore. Dalle Teggie (1616 m), il sentiero diventa l'E80, e scende ben marcato lungo il pascolo, leggermente a sinistra rispetto le casere; raggiunto un rio, si incomincia ad attraversare verso destra, superando un altro rio, ancora su pendio aperto. A questo punto ci siamo portati sulla destra orografica delle valle. Si entra in un primo bosco di faggi, prestando attenzione a non perdere il sentiero, e dopo un po' si incontrano le teggie di Preinz, (1313 m). Si passa vicino ad un piccola captazione d'acqua e si supera un piccolo rio, entrando ora in un bosco di betulle. Dopo aver guadato un altro piccolo corso d'acqua passiamo le baite diroccate di Balmaccia, (1132 m), e poi quelle di Dretto, (1074 m). Il sentiero è divenuto mulattiera, ampi gradoni di pietra, muretti a sostenere i terrazzamenti, tanti casolari abbandonati; ad un certo punto si abbandona la mulattiera che prosegue a destra, in leggera discesa verso l'abitato di Forgnengo e si prende il sentiero che a veloci giravolte scende ripido al parcheggino dove abbiamo lasciato l'auto (ore 2,15 dalla Cima del Bònom).

Bibliografia

  • Guida delle Alpi Biellesi - Giancarlo e Renza Regis
  • Itinerari escursionistici del Biellese Vol 1 - Corrado Martiner Testa

Cartografia