Giro della Val Toàte

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Cai56
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Quota di partenza: 
1 270 m
Quota di arrivo: 
2 327 m
Dislivello: 
1 130 m
Tempo di salita o complessivo*: 
3h30'
Tempo di discesa: 
3h00'

Introduzione

Gita di ampio respiro in zone sconosciute alla maggioranza degli escursionisti non locali. Si tratta di una escursione fattibile praticamente tutto l'anno, visto che l'esposizione a sud non permette un eccessivo accumulo di neve (in inverno un paio di racchette da neve è largamente sufficiente, limitandosi a raggiungere il bivacco). Gli unici "problemi" sono la vetustà dei segnali a vernice e la totale imprecisione (o, meglio, inesattezza) della cartografia alle quote superiori agli ultimi alpeggi.

Descrizione

Dal Ledìn 1270 m circa (Ledino, sulle carte) ci si avvia verso la pineta a nord e si trova subito l'inizio di un ampio sentiero; lo si segue lungo i comodi tornanti fino a trovarsi ad un bivio dominato da un cincèt (cappella): si prende a sinistra e, in breve, si arriva ad una recente (2006-2007) pista tagliafuoco. Si ignora, proprio di fronte a noi, la prosecuzione del sentiero (è la via del ritorno) e ci si incammina verso sinistra fino a notare, in alto su di un tronco, l'indicazione "Tre Cornini". Si imbocca questo sentiero e si sale a tornanti agevoli attraverso il bosco di pini e betulle; poi un traverso fra le ginestre ci porta al maggengo di Prà Succ 1647m (Presòccio, sulle carte) dove il sentiero si perde. Per ritrovarlo occorre osservare le ultime baite in alto a sinistra e raggiungere una palina con freccia gialla alle loro spalle; si prosegue attraverso una brutta vegetazione dominata dagli scheletri - eretti e anche abbattuti - dei molti pini bruciati nei diversi incendi avvenuti negli anni '80/'90. Superato il livello forestale si arriva ad una spianata a pascolo molto sassoso dove il sentiero di nuovo scompare: in modo anti-istintivo bisogna trascurare la valletta di fronte a noi, per ricercare la traccia nel pendio a sinistra; trovatala (ma se ne trova più di una) si arriva alla spalla sovrastante, in vista dell'Alpe Vesògn 2003 m (Visògno, sulle carte). Da qui è già visibile, in alto, il Bivacco Bottàni-Cornaggia, che raggiungeremo in meno di un'ora. Passando attraverso i residui di antichi laghi ormai interrati, si cercano sul lato sinistro del valone (un po' verso i Tre Cornini, caratteristico triplice accumulo di massi) i radi e sbiaditi segnali a vernice bianco/rossa, che conviene seguire con attenzione: a questo punto il bivacco non è più visibile e c'è il forte rischio di vagare inutilmente per il versante. Raggiungiamo il pulpito roccioso che sostiene la costruzione (sempre chiusa; chiavi a richiesta nei ristoranti di Pòira) aggirandolo da ultimosulla destra. La prosecuzione del giro avviene dirigendosi nettamente verso est con leggera salita in un corridoio fra i massi di granito, puntando ad un'apparente bocchetta: in realtà è solo l'accesso ad un breve altopiano roccioso. Al suo termine - e sempre nella stessa direzione - in corrispondenza della Bocchetta Toàte 2400m circa (non nominata nè quotata sulle carte), ci si trova ad imboccare un canalone ingombro di grossi massi accatastati; una lieve traccia erbosa, da seguire attentamente, ci risparmia la fatica della progressione di sasso in sasso. Da bivacco al termine inferiore del canalone son presenti vaghe frecce di antica vernice blu: no sono certo ben visibili a distanza, ma illoro reperimento conferma nella giustezza del percorso scelto secondo logica. Al termine del canalone ogni traccia scompare: bisogna allora individuare, circa 200 m a valle, il tetto in lamiera della Baita Colino 1937m e raggiungerla calando fra sassi, ginepri striscianti e rododendri. Appena a valle della baita le segnalazioni e un bel sentiero riprendono, e, evitando alcune antiche frane, ci conducono (in ultimo fare molta attenzione anche agli ometti di sassi) alle baite occidentali del Pesc 1613m (Peccio, sulle carte). Dall'alpeggio, dominato verso nord dalla Torre Bering e dal Corno del Colino 2504m, si rientra nel bosco e il sentiero cala rapidamente alla pista tagliafuoco: sull'altro lato della stradina si riprende il sentiero già percorso all'andata che ci riporta in una ventina di minuti al Ledìn.

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