Fulgido San Lucio

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Data rilievo: 
15/02/2009
Quota di partenza: 
1 000 m
Quota di arrivo: 
1 540 m
Dislivello: 
600 m
Lunghezza*: 
12.00 km
Tempo di salita o complessivo*: 
2h00'
Tempo di discesa: 
1h45'

Dopo aver saltato la passeggiata alla Bovarina settimana scorsa, grazie all'avviso di un pericolo 4 su 5 dell'Istituto Svizzero per lo Studio della Neve e delle Valanghe di Davos, optiamo per un giretto nel Sottoceneri, dove la situazione nevosa dovrebbe essere meno drammatica. Pierfranco e Danila si mettono a disposizione come guide per la salita al passo del San Lucio, di cui ci hanno decantato la bellezza. A noi si uniscono Tiziana e Paolo.

La salita è estremamente agevole, percorrendo la strada forestale innevata. La neve è ben compatta e ghiacciata nei punti non esposti, mentre nei punti solatii tende già a sciogliersi. Durante la salita si possono ammirare il Garzirola, il monte Lema, il monte Tamaro, il Ghiridone (o Gridone), il pizzo Leone, ed il monte Bar (della cui capanna si vede appena appena il tetto oltre il crinale).

La prima parte del percorso si effettua in un bosco rado con gli ultimi castagni ed i primi faggi, poi salendo si passa ad un faggeto rado, per terminare completamente esposti poco prima di arrivare al passo vero e proprio.

Siamo arrivati in circa 2 orette alla capanna svizzera, letteralmente sommersa dalla neve: in pratica le finestre al primo piano erano a livello del terreno. La giovane copia che ha preso in gestione la capanna si è data da fare venerdi, e ha aperto un varco per entrare. Dall'interno, caldo e accogliente, si guarda fuori come se si fosse in un igloo. I prezzi, per essere una capanna, sono onesti, e con una ventina di franchi a testa abbiamo potuto mangiare.

Dopo il pasto siamo saliti fino al passo per ammirare la chiesa di San Lucio, patrono dei montanari, e San Rocco, protettore contro la peste. La chiesa, molto grande tenuto conto di dove è stata costruita, è citata già nelle cronache del 1300. Ben visibile (ma non ci siamo andati) la capanna del comune di Cavargna, ex caserma della Finanza, da cui veniva controllato (e fermato) il passaggio degli spalloni con le loro bricole.

Da un punto leggermente sopraelevato si possono ammirare le prealpi italiane fino alla zona della Bergamasca, mentre il lago di Como resta nascosto. La giornata era talmente limpida da permettere di vedere il massiccio del Monte Rosa (non sono riuscito ad identificarlo), e da dietro le creste che uniscono il Bar al Garzirola mi è sembrato di riconoscere il pizzo Vogorno.

Giornata e passeggiata deliziose, con temperature miti e assenza di vento (che aveva infastidito fino al giorno prima). Abbiamo rinunciato all'ascesa al Garzirola dato che eravamo tirati col tempo, ma sicuramente è da farsi in primavera. Relativamente poca gente, tenuto conto della facilità dell'ascesa e della bella giornata, a parte due motoslitte, e due cafoni che sono arrivati alla capanna con l'elicottero, in giacca e cravatta, per bere un caffé e ripartire, dopo aver "rotto le scatole" con il loro gingillo a bassa quota per quasi 10 minuti a volteggiare tutto attorno. Sarò cattivo, ma ho pregato che il caffé andasse loro di traverso durante la discesa...

Durante la discesa prestare attenzione a coloro che sono saliti con le pelli di foca, e che scendono con gli sci a tutta birra: subito dopo una curva siamo quasi stati investiti da una carovana di quattro di loro.

Ho ripensato alla passeggiata di due settimane fa al Bar, immersi nella nebbia: ho iniziato a capire cosa ci siamo persi.

Descrizione completa della passeggiata con foto e testo.