La Pompei delle Valli Occitane

Jeudi, 22 Décembre, 2016 - 21:15
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La Pompei delle Valli Occitane dove il tempo si è fermato al 1960

 

Il paese abbandonato improvvisamente dopo una tempesta di neve

«Salviamo Narbona, la “Pompei” delle valli Occitane, dove il tempo si è fermato al 1960». Per chi ci ha vissuto da bambino Narbona è un sogno che ritorna la notte. Per gli appassionati di cultura alpina la piccola borgata è il mito dell’ultima Thule. A guardarla da lontano Narbona è un villaggio verticale appiccicato a una roccia, nell’alta Val Grana in provincia di Cuneo. Una trentina di case, in una posizione impossibile. Una storia che inizia nella notte dei tempi con il nome Arbona. Oltre 100 abitanti alle prese con la vita grama di montagna, coltivare terrazzamenti e allevare mucche nelle stalle perché il terreno intorno è cosi ripido che per camminare servirebbero i ramponi. Nel ’900 il dramma delle due guerre mondiali e l’emigrazione verso Torino a fare i lustrascarpe alla stazione di Porta Nuova.  

Poi il 1960 quando tutto si ferma. A Pasqua di quell’anno, il 17 aprile, l’alta Valle Grana viene sepolta da oltre un metro di neve. Si scatenano le valanghe. La borgata resta isolata per giorni. Nulla di straordinario per dei montanari incalliti, ma le sirene del boom economico che sta trasformando le città di pianura sono ormai irresistibili. Inizia l’esodo, partono anche i vecchi. In autunno rimangono solo 5 famiglie, ma anche loro a novembre con l’estate di San Martino decidono d’imboccare la mulattiera e scendere. Si racconta che l’unico disposto a restare era Toni d’Artiglieria, ma anche lui alla fine cede e Narbona muore.  

La borgata resta come cristallizzata: piatti, posate, bicchieri sui tavoli; letti pronti per la notte con materassi di foglie, lenzuola di fustagno, cuscini; quadri alle pareti; la scuola con lavagna e banchi; la chiesa con la statua della Madonna della Neve. La speranza degli abitanti era di poter ritornare, ma nelle strade è rimasto solo il rumore del vento e delle fontane. Nell’oblio a seguire i ladri hanno sfondato le porte e la neve ha schiacciato i tetti di lose e sventrato le baite. Ora però un gruppo di volontari, riuniti nel comitato «Una casa per Narbona», cerca di salvare il salvabile e mantenere vivo il ricordo della «Pompei» delle Alpi occitane. 

«L’obiettivo è recuperare quella civiltà - spiega il medico Renato Lombardo, tra i promotori dell’iniziativa - ma non costruendo una strada carrozzabile, trasformando le baite in chalet. Narbona è qualcosa di diverso, è una testimonianza delle nostre radici. Ci devi salire a piedi lungo la mulattiera e sentire la fatica e il profumo delle stagioni. Adesso bisogna contenere i crolli, se c’è qualche casa da recuperare lo si può fare. Con altri volontari abbiamo restaurato il tetto della chiesa, altrimenti destinato a venire giù. Narbona non è un posto che lascia indifferenti: o la odii o ti innamori». 

 

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  • La Pompei delle Valli Occitane

    22/12/2016
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